VERSO LE ELEZIONI/ I calcoli da aggiungere al programma economico del centrodestra

- Giuseppe Pennisi

Il centrodestra ha quasi definito il suo programma elettorale, anche sul piano economico. Resta da definire l’impatto sul debito pubblico

franco frattini
Matteo Salvini, leader della Lega, con Giorgia Meloni, leader di FdI (LaPresse)

Il primo programma elettorale presentato in vista delle prossime votazioni è quello del centrodestra. Il primo documento che è stato diffuso dalle agenzie la sera del 4 agosto è una bozza in 15 punti che copre gli elementi essenziali. L’idea è che fino al 15 agosto ci sarà una breve fase di discussione con gli elettori (iscritti ai partiti della coalizione, simpatizzanti, indecisi e – perché no? – cittadini usi a votare per le varie forme di centrosinistra e sinistra), Successivamente, i leader della coalizione (che sono stati, tuttavia, coinvolti sin dall’inizio) daranno un ultimo ritocco e il giorno della ricorrenza dell’Assunta presenteranno in pompa magna il documento.

Il metodo è, senza dubbio, buono. Il centrodestra si è potuto avvantaggiare sugli altri schieramenti perché ha mantenuto un notevole grado di coesione anche quando alcuni erano al Governo e altri all’opposizione. I sondaggi degli ultimi mesi, poi, hanno fatto da stimolo e da incoraggiamento.

Sarebbe un errore se gli altri schieramenti si lanciassero in critiche del documento (peraltro ancora in bozza) prima di presentare i loro programmi. Darebbero agli elettori l’impressione di essere reattivi e forse anche di andare all’assalto di idee degli avversari in quanto privi di proprie.

Critiche sono state rivolte a quello che è il quadro complessivo del documento: una grande riforma costituzionale in senso presidenziale (all’americana) oppure semi-presidenziale (alla quinta Repubblica francese). Si è parlato di “svolta autoritaria” ove non “fascista”.  Il Prof. Mangiameli ha analizzato ieri su queste pagine gli aspetti giuridici della materia.

Sono critiche prive di base: tra studi e lavoro ho passato 18 anni negli Stati Uniti e non mi sono mai sentito in un sistema autoritario. Basta vedere il vecchio (1962) film di Otto Preminger Tempesta su Washington per comprendere quali sono i pesi e i contrappesi di un sistema presidenziale. D’altronde, anche in Italia, il Parlamento è stato forte quando si contrapponeva a un Esecutivo forte (si pensi, ad esempio, ai Governi Spadolini e Craxi).

Il documento pone l’accento soprattutto sulla crescita economica nella consapevolezza che dopo un 2022 in cui l’Italia è stato uno dei Paesi europei il cui Pil è più aumentato si profilano tempi difficili in cui inflazione si può coniugare con recessione. Lo sosteniamo da settimane su questa testata ed è stato uno dei punti centrali della più recente conferenza stampa del presidente del Consiglio Prof. Mario Draghi..

La crescita verrebbe ottenuta principalmente con una massiccia riduzione del carico fiscale: portare l’aliquota forfettaria del 15% ai professionisti con partita Iva che guadagnano sino a 100.000 euro l’anno, ridurre le tax expenditures e simili, rilanciando la spesa pubblica per investimenti, soprattutto nel Sud con la riproposta del Ponte di Messina. Silvio Berlusconi ha fatto una proposta aggiuntiva: una flat tax del 23% per tutti gli italiani quale che sia la loro situazione professionale.

Qui sorgono i veri problemi che dovranno essere almeno in parte chiariti nei prossimi giorni. Quali saranno gli impatti sulla finanza pubblica e sul debito delle pubbliche amministrazioni? Il gruppo di lavoro che ha predisposto questa bozza di documento ha senza dubbio la strumentazione econometrica per elaborare e mostrare simulazioni. Per il Ponte di Messina, in particolare, ci si dovrebbe impegnare a fare un’analisi costi benefici in condizioni d’incertezza quali quelle effettuate, ad esempio, per l’alta velocità Torino-Lione, per il passaggio tra televisione analogica e digitale terrestre, per progetti di sviluppo turistico nel Mezzogiorno.

Altro punto da approfondire è la concorrenza, Si pensa proprio a una politica di crescita senza porre fine a particolarismi come quelli che privilegiano, ad esempio, i tassisti?

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