“VI SVELO IL PROGETTO DI CONTE”/ Si era preso il Ppi: dal Vaticano alla finanza, tutti i suoi uomini

- Vincenzo Paolo Cappa

Era tutto pronto per la nascita del nuovo partito dell’ex premier Giuseppe Conte, fino a quando Beppe Grillo non si è messo di mezzo

sondaggi politici
Giuseppe Conte lascia Palazzo Chigi (LaPresse, 2021)

Grillo è raggiante: sei punti di recupero nei sondaggi il suo movimento non li vedeva dai bei tempi del 2018. Merito della adesione dell’ex premier Giuseppe Conte, fortissimamente voluta dal comico genovese, calato a Roma a benedirla con tanto di casco spaziale anti Covid.

La verità è che Beppe aveva una fifa blu: negli ambienti politici si dava per scontata la formazione di un partito di Conte, progettato da Goffredo Bettini e accreditato di una percentuale minima del sei per cento (esattamente la stessa cifra dell’incremento elettorale fruttato ai pentastellati con l’adesione di Giuseppi).

Ha avuto paura, Grillo: col movimento al dieci per cento, e Conte in campo con il suo partito, ai pentastellati sarebbero toccate percentuali in concorrenza con l’odiato Renzi. Ecco perché il comico non si è risparmiato nelle lusinghe: tutte le condizioni poste da Giuseppi sono state accettate, senza discussioni. A la guerre comme à la guerre, insomma.

Ma la guerra di Grillo, esattamente, contro chi era? Esisteva davvero la minaccia di un partito di Conte, e chi lo stava preparando?

Per rispondere a questa domanda bastava leggere sui social il sempiterno democristiano Gianfranco Rotondi, loquace e giulivo cantore della terza vita di Giuseppi da leader democristiano di bianco vestito, dopo le avventure verdi e rosse dei suoi due governi.

Dietro Conte non c’era di sicuro solo Rotondi, ma tutti i dc che ancora contano qualcosa nei palazzi romani: Rotondi e Cesa in parlamento, Vito Bonsignore e Fabrizio Palenzona nel mondo finanziario, Goracci e Capozza tra i grand commis, la segreteria di stato vaticana, l’immarcescibile comunità di Sant’Egidio e soprattutto schiere di parrucconi romani, manager di stato, gabinettisti e faccendieri vari più o meno gratificati dai governi di Giuseppi. Ciò senza considerare le università laiche e cattoliche link Campus e Cattolica, tanto per citarne due.

Insomma il partito di Conte era bello e pronto, compreso un nome nobile e storico: Partito Popolare Italiano, lo stesso di Sturzo e più recentemente di Martinazzoli.

A Conte il nome piaceva moltissimo, e forse era l’elemento che più lo aveva persuaso dell’avventura. In quel di Reggio Emilia era stato allertato persino il vecchio Pier Luigi Castagnetti, ultimo segretario del Ppi, buon amico di Mattarella, e ben lieto di fare da padrino alla discesa in campo del nuovo partito di Conte. Era pronto anche un quotidiano, la storica testata dc fondata da De Gasperi, “La discussione”, oggi diretta da Anna La Rosa, quotidiana interlocutrice di Rocco Casalino nella preparazione della discesa in campo del prof.

Finché Grillo non ha inforcato il casco da astronauta, ed è sceso a Roma a riconquistare Giuseppi. E’ bastato un pranzo all’hotel Forum a un tiro di schioppo dal Colosseo, per mandare in frantumi i sogni di gloria degli ultimi democristiani che si contavano al dieci per cento.

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