VIA CRUCIS A NEW YORK/ Quel ponte di Brooklyn vuoto e una domanda ancora più grande

- Dario Chiesa

Il coronavius ha impedito di tenere la tradizionale via crucis organizzata da Cl a New York. Anche la stampa, stavolta, se n’è accorta

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Il ponte di Brooklyn a New York (LaPresse)

Tra le tante cose che l’attuale pandemia ha cancellato vi è anche la ormai tradizionale Via Crucis sul Ponte di Brooklyn a New York, iniziata dalla comunità di Comunione e Liberazione nel 1996, ventiquattro anni fa, con qualche decina di persone al seguito. Quelle poche persone sono a mano a mano diventate migliaia e se all’inizio i pochi dietro la Croce venivano guardati con un certo stupore, come una cosa quanto meno insolita, ora le migliaia che seguono la Croce non possono passare inosservate e, quindi, sollevano reazioni più nette. Come scriveva Riro Maniscalco in occasione della Via dell’anno scorso: “C’è chi ci nota, chi ci ignora, chi non ha idea di che cosa stiamo facendo, chi vedendoci passare si commuove”. Ma “C’è anche chi se la prende, perché quella croce porta scompiglio, costringe a modificare la tabella di marcia di una vita che si vorrebbe programmare, comandare, possedere”.

Quest’anno nessuno ha potuto commentare la Via Crucis, rimasta anche lei vittima della quarantena da coronavirus, come le Messe e le altre celebrazioni religiose. Il dato interessante che se ne è accorta anche la stampa e, per esempio, il New York Post ha pubblicato due fotografie appaiate, una dell’anno scorso, con il ponte gremito di folla dietro la Croce, e una di quest’anno, con il ponte completamente deserto. E anche tra i critici della Way of The Cross, forse, ci saranno molti che la rimpiangeranno, perché il virus ha cambiato la loro “tabella di marcia”, per usare l’espressione di Maniscalco, in un modo ben più grave.

Per coloro per i quali la Via Crucis rappresentava, invece, il fondamento della tabella di marcia della propria vita, sarà ancora possibile seguirla in video e, come per le Messe, costringerà a riflettere maggiormente sulla reale consistenza di ciò che stiamo seguendo. Un qualcosa di più radicale e fondamentale per la nostra vita di qualsiasi altra pur affascinante avventura che la televisione ci offre. Come scriveva Maniscalco l’anno scorso: “con la coscienza che oggi, nel giorno del Suo sacrificio, ognuno può donare quel che è. Senza vergogna”. Nella certezza della Resurrezione.

Happy Easter, amici newyorkesi!

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