Visso nelle Marche/ Macerata, la “perla” dei Monti Sibillini rinasce dopo il sisma

Visso nelle Marche: si trova in provincia di Macerata, il borgo definito come la “perla” dei Monti Sibillini e che dopo il devastante sisma del 2016 cerca faticosamente di rinascere…

Visso, nelle Marche
Visso, nelle Marche (Facebook, 2019)

Visso, nelle Marche, è un borgo incastonato tra i Monti Sibillini e di cui è considerato giustamente una delle “perle” nonostante il drammatico sisma che ha colpito questa regione, ma non solo, nel 2016 e che in parte ne ha devastato il centro storico: si trova infatti in provincia di Macerata questo piccolo paesino di qualche centinaio di anime (nell’ultimo censimento erano circa 1000 gli abitanti) che, ad un’altezza di 607 metri sul livello del mare e attraversato da tre fiumi, è custodito all’interno dell’area protetta del Parco Nazionale dei Monti Sibillini, è annoverato non solo tra i cosiddetti Borghi Più Belli d’Italia ma è capace pure di fregiarsi della prestigiosa Bandiera Arancione da parte del Touring Club. E proprio le sue bellezze e il passato ricco di storia sperano presto di tornare a splendere e a lasciarsi alle spalle i fatti del 2016 che hanno messo in ginocchio tutto il Centro della penisola e che, nel caso di Visso, hanno danneggiato il locale Museo Diocesano e anche la Chiesa di Sant’Agostino.

LA STORIA DEL COMUNE DI VISSO

La lunga storia del comune di Visso (sul cui nome esistono diverse ipotesi, tra cui alcune che confinano con la leggenda: si pensa a un insediamento pre-romano conosciuto poi come Vicus Elacensis) comincia molto prima della dominazione Romana anche se è a quest’epoca che risalgono i primi reperti archeologici giunti fino a noi. Come molti altri centri della zona, nel V secolo d.C. passò prima sotto il controllo del Ducato di Spoleto e quindi dei Longobardi, successivamente sotto l’egida papale e poi dei francesi. Dopo l’anno Mille cominciò comunque un periodo di grande instabilità, fatto di saccheggi (uno di questi fu ribattezzato “la ruina di Visso”) e anche piccole schermaglie belliche attorno al 1500 coi centri montani vicini per contendersi alcuni appezzamenti di terra coltivabili a valle. Prima che le truppe napoleoniche subentrassero nel governo locale, il borgo di Visso era diviso in cinque contrade chiamate “guaite” mentre, venendo ai giorni nostri, Visso passò definitivamente alle Marche, staccandosi dall’Umbria, solo dopo la nascita del Regno d’Italia: è storia recente, invece, la costituzione nel 1993 del Parco Nazionale dei Monti Sibillini di cui Visso è la sede e poi le tre scosse (definite proprio dall’INGV “sequenza sismica Amatrice-Norcia-Visso”) verificatesi negli ultimi giorni dell’ottobre 2016 che ne danneggiarono il centro storico e alcuni edifici simbolo.

CIO’ CHE RESTA DOPO IL SISMA DEL 2016

Visitare oggi Visso vuol dire immergersi in uno scenario al tempo stesso suggestivo e nostalgico, tra le bellezze che ancora resistono, un’atmosfera medievale e i bellissimi scorsi che il borgo offre sul territorio circostante da una parte e dall’altra tra le rovine ad alcuni edifici cittadini e che hanno richiesto pure in passato l’intervento da parte dei “Caschi Blu della Cultura” per recuperare tra le macerie della Chiesa di San Francesco quello che è un affresco probabilmente riconducibile all’artista cinquecentesco Paolo da Visso. Ad ogni modo il suo centro storico ancora adesso presenta chicche quali portoni antichi in pietra, le mura medievali, edifici risalenti al Rinascimento: basti pensare alla bella Piazza dei Martiri Vissani (che per un gioco di prospettive sembra più grande di quanto non sia davvero…) su cui si affaccia pure la collegiata di Santa Maria in stile romanico-gotico e sul cui portale vi è una “Annunciazione” realizzata proprio da Paolo da Visso. Tra i luoghi che meritano una visita ricordiamo anche il Santuario di Macereto (ad alcuni chilometri dal centro), la già citata Chiesa di Sant’Agostino e il suo Museo, mentre tra gli edifici civili uno scatto va dedicato alla Rocca di San Giovanni con la torre che è quanto rimane dell’antica fortificazione distrutta nel 1300 da un altro terremoto, al Palazzo dei Priori, sede del Municipio, e anche Palazzo Leopardi che fu la dimora estiva da lontani parenti del poeta recanatese.

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