VISTI DAL COLLE/ Trattativa Ue, ora Macron e Merkel fanno tremare il governo

- Anselmo Del Duca

Decreto economico e aiuti europei: se Conte non riesce a salvare imprese e lavoratori e viene emarginato in Europa, tutto si complica

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Angela Merkel ed Emmanuel Macron (LaPresse)
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Giuseppe Conte e il suo governo si giocano tutto in 48 ore. Decreto economico e aiuti europei, due facce della stessa medaglia: o verranno messe le fondamenta per riaccendere il motore produttivo dell’Italia senza fare disastri, oppure il malcontento delle categorie produttive finirà per saldarsi con quello sociale, in una miscela esplosiva, della quale lo stesso governo potrebbe rimane vittima.

È stata una domenica convulsa a Palazzo Chigi, anche se poco è trapelato all’esterno. Trattative febbrili, tanto all’interno del perimetro della maggioranza, quanto con l’opposizione. Per la prima volta si è entrati nel merito dei provvedimenti, si è cercata davvero la condivisione della barricata opposta. E questo è certamente un bene, perché finalmente si va nella direzione di quella coesione nazionale invocata più volte a gran voce dal presidente Mattarella. Sull’esito finale, però, è lecito nutrire qualche dubbio, visto che a tarda sera Giorgia Meloni in diretta social lamentava che “il governo non ci ascolta”.

C’è tantissimo in ballo, ed è per questo che il Consiglio dei ministri è slittato sino alla giornata di oggi, lunedì. Serve una messa a punto rigorosa di una terapia choc, che le imprese non si stancano di invocare a gran voce. Prima emergenza, garantire la liquidità, onde impedire licenziamenti e fallimenti a raffica. Dal governo l’assicurazione che questa liquidità ci sarà, il problema è il come. Per ore se n’è discusso a tutti i livelli: il ministro per i rapporti con il Parlamento D’Incà riunito con i capigruppo e più in alto nei contatti fra Conte, il titolare dell’Economia Gualtieri e i leaders dei due schieramenti.

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E che si tratti di un’autentica urgenza lo dicono anche altri due elementi. Il primo è l’allarme lanciato dall’ex procuratore nazionale antimafia, Federico Cafiero De Raho, secondo cui con una crisi di liquidità si rischierebbe un assalto della mafia all’economia. Il secondo è che aziende deboli potrebbero essere fagocitate dalla concorrenza internazionale. Le vicende intorno alla cessione ai tedeschi delle autostrade lo dimostrano, confermando il monito rilanciato più volte dal Copasir, e dal suo presidente, il leghista Raffaele Volpi.

Sia chiaro che il decreto sulla liquidità delle imprese non sarà la panacea di tutti i mali. Per rispondere alle tante esigenze serviranno altri provvedimenti normativi, e in fretta. Uno sull’ordinata conclusione degli esami scolastici, uno per gestire la graduale riapertura del sistema produttivo e uno (idea lanciata ieri sera da Zingaretti) sulla semplificazione burocratica. Da scrivere “in concordia” con l’opposizione, ha specificato il numero uno del Pd. E in questa sottolineatura c’è tutta la paura della maggioranza di non farcela con le sole proprie forze.

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Inevitabilmente il piano interno va a intersecarsi con la trattativa intorno al sostegno europeo alla ripresa, che vivrà martedì uno dei passaggi più delicati, con la riunione dell’Eurogruppo, cui il Consiglio europeo ha demandato la discussione di una soluzione capace di tenere insieme quello che insieme sembra non volere stare affatto, il rigore tedesco e olandese con la richiesta dei paesi del Mediterraneo, Spagna e Italia in primis, di coronabond, titoli pubblici comuni, non condizionati come invece sarebbe il ricorso al Mes, con le sue pesanti condizioni, anticamera della troika in salsa greca. In mezzo fra i due schieramenti si è posizionata la Francia, all’inizio al fianco del fronte Mediterraneo, che nelle ultime ore è sembrata avere imbastito una trattativa separata con Berlino.

Se il titolare della diplomazia italiana, Luigi Di Maio, ribadisce che verrà considerato inaccettabile qualunque accordo al ribasso, significa che siamo ancora estremamente lontani da un’intesa. Per l’Unione sarebbe difficile nascondere una nuova spaccatura, come invece è avvenuto dieci giorni fa.

L’Italia, e il premier Conte in particolare, hanno un disperato bisogno di portare a casa un risultato concreto, che puntelli le misure nazionali. Il governo ha un drammatico bisogno di dimostrare di essere capace di disegnare un percorso di allontanamento dell’emergenza, quella economica ancor più di quella sanitaria. Un doppio insuccesso sarebbe la dimostrazione dell’inadeguatezza degli uomini al comando. Un rischio meno ipotetico di quanto non si possa immaginare.

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