Vittorio Sgarbi: “L’intervista di Sangiuliano è falsa”/ “Non ho nessuna intenzione di dimettermi”

- Lorenzo Drigo

Vittorio Sgarbi in un'intervista per il Corriere ha bollato come false le accuse del ministro Sangiuliano, dicendosi intenzionato a sporgere denuncia

vittorio sgarbi Vittorio Sgarbi alla Camera (Foto LaPresse)

Vittorio Sgarbi, sottosegretario del ministero della Cultura, ha rilasciato un’intervista al Corriere della Sera nella quale ha commentato, smentendole, le parole di Gennaro Sangiuliano. Quest’ultimo, infatti, in un’altra intervista ha accusato il critico d’arte di aver percepito, nell’ultimo anno, circa 300mila euro in consulenze extra politiche, sottolineando l’illegalità di una tale decisione. Il sottosegretario Vittorio Sgarbi, però, oggi ci tiene a chiarire con il Corriere che “l’intervista a Gennaro Sangiuliano è falsa“, sottolineando la sua precisa intenzione di denunciare tutti e puntando il dito contro un ipotetico “corvo”, ovvero un ex collaboratore del Ministero che avrebbe diffuso alcuni sui documenti privati per alimentare tutto il polverone che, effettivamente, si è andato a creare.

Vittorio Sgarbi: “Io vittima di un corvo, denuncerò”

Insomma, secondo Vittorio Sgarbi l’intervista rilasciata da Gennaro Sangiuliano al Fatto quotidiano sarebbe completamente falsa, ribadendo come “non posso credere a quello che ho letto, perché non corrisponde alla realtà”. Inoltre, il sottosegretario ci tiene a sottolineare che “i rapporti tra me e il ministro ai Beni culturali sono buoni”, al punto che “mi ha appena invitato a Bologna, in sua rappresentanza, per gestire l’allarme sulle condizioni statiche della Torre Garisenda”.

Commentando, invece, la richiesta di dimissioni avanzata dall’opposizione, Vittorio Sgarbi non capisce “da cosa dovrei dimettermi” dato che “ho sempre fatto il mio dovere“. Analizzando, invece, l’accaduto, il critico d’arte spiega che “un mio collaboratore, a questo punto ex, si è infilato nel mio computer, ha rastrellato informazioni dalla mia agenda e poi ha inviato tutto via mail ai vertici del ministero, a Palazzo Chigi e alla stampa”. Vittorio Sgarbi definisce il collaboratore “un corvo”, spiegando che “ora ci penseranno le forze dell’ordine a lui. È una persona che era sparita a lavoro: ci ha raccontato che era stato in coma, mentre poi abbiamo scoperto che era stato arrestato per una truffa“. Sui fondi che avrebbe ricevuto illegittimamente, invece, sottolinea che “avevo già chiesto il parere dell’Anac e non ci sono state obiezioni”.





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