Voto disgiunto, cos’è e come funziona/ Elezioni regionali e comunali: dove è valido

- Silvana Palazzo

Voto disgiunto, cos’è e come funziona alle elezioni regionali e comunali: dove è valido e in che modo. Le polemiche degli ultimi giorni, soprattutto in Veneto

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LaPresse

Sul voto disgiunto nelle ultime settimane si è consumata una grande polemica. Del resto, è una modalità di voto che potrebbe rivelarsi decisiva alle elezioni regionali e comunali, laddove possibile. A tal proposito, è bene precisare in primis cosa è: trattasi di un sistema elettorale che consente di esprimere due voti, uno per la scelta del partito, l’altro per il candidato. Quindi, l’elettore può esprimere la preferenza anche un candidato di un partito diverso da quello scelto. Per quanto riguarda le elezioni di domani 20 e lunedì 21 settembre, il voto disgiunto può essere espresso in Campania, Liguria, Puglia, Toscana e Veneto, mentre nelle Marche non è ammesso. A parte quest’ultima eccezione, si può scegliere una lista e al tempo stesso il candidato governatore di un’altra coalizione. Nelle Marche, invece, il voto dato ad una lista si intende espresso anche per il candidato governatore collegato. Non mancano le eccezioni anche nel caso delle elezioni amministrative. Cosa cambia per quanto riguarda il voto disgiunto alle comunali? C’è questa possibilità nei comuni con più di 15mila abitanti, invece nei comuni al di sotto di questa soglia non è prevista.

VOTO DISGIUNTO, LE POLEMICHE PER LE ELEZIONI REGIONALI 2020

Il voto disgiunto alle elezioni regionali dà la possibilità all’elettore di scegliere un candidato governatore e una lista a cui non è collegato. Discorso simile per le elezioni amministrative, con l’unica variazione che si tratta del candidato sindaco. Il voto così espresso viene attribuito sia al candidato alla carica di sindaco o governatore sia alla lista non collegata prescelta. In questo modo i voti vanno da una parte, cioè alla lista e al consigliere, e al contempo anche al candidato sindaco/governatore “antagonista”. Sul voto disgiunto punta, ad esempio, il Partito democratico in Toscana e Puglia. Ma il voto disgiunto può rivelarsi un’arma a doppio taglio. Ne sanno qualcosa proprio nel Pd per quanto accaduto in Veneto. Stefano Artuso, candidato veneto del Pd alle regionali, in teoria sostiene Arturo Lorenzoni, ma in un video sui social ha dichiarato: «Se proprio non ce la fai a non votare Zaia, ricordati della possibilità del voto disgiunto». In Veneto è quindi scoppiata la bufera, visto che ha dato un’indicazione di voto diversa rispetto al candidato scelto dal centrosinistra.

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