WALTER’S PLAYLIST/ “I belong to the band” di Gary Davis

- Walter Gatti

Un personaggio forse poco noto, Gary Davis ha scritto pagine mirabili nella storia del Blues. I belong to the band è stato il suo punto di svolta. Ce lo racconta WALTER GATTI

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"I belong to the band" di Gary Davis

Nel ’63 sul palco del Newport Folk Festival salì un personaggio ignoto ai più. In platea c’era qualche migliaio di giovani della New York colta, libertaria e politicizzata e vedersi arrivare un cantante cieco che si presentava come “reverendo” non faceva poi una splendida impressione. Il tizio in questione era Gary Davis, anzi: il reverendo Gary Davis. Geniale chitarrista acustico dotato di una classica voce gospel-blues, Davis è uno dei personaggi che può simboleggiare la storia della musica afro-americana. Nato nel South Carolina nel 1896 in una famiglia poverissima, rimasto cieco all’età di dieci anni, lo sceriffo gli ammazza il padre, mentre di malattia muoiono tutti i fratelli: la madre non trova di meglio che lasciarlo ai nonni.

Gary affida alla chitarra tutte le sue (molte) angosce: quando si dice “avere il blues”… Dopo i vent’anni, Davis si trasferisce a Durham, in North Carolina, dove conosce e si lega artisticamente a Blind Boy Fuller, altro non vedente e mostro sacro del blues. Insieme i due diventano una delle attrazioni blues della città. In questo periodo Gary si converte al cristianesimo e diventa reverendo battista, prima di trasferirsi a New York, dove trascorrerà il periodo dagli anni Cinquanta alla morte.
La storia di Davis è così ben nota grazie a una donna bianca: Elizabeth Lyttleton Harold, prima moglie del più famoso e importante etnomusicologo americano, Alan Lomax. In una serie di interviste realizzate nel 1951, Elizabeth si fece raccontare vita e canzoni del reverendo, per poi raccontarne le gesta e renderlo (se non famoso) almeno conosciuto soprattutto al mondo dei musicisti bianchi che, negli States come a Londra, stavano rincontrando i vecchi grandi del blues…

Tra le tante canzoni scritte da Gary Davis ce n’è una che si porta con se tutto l’universo di questo grande musicista, ma che riesce anche a rappresentare un mondo, un popolo, un tempo, I belong to the band.


Alleluia, Alleluia
Io appartengo alla band
Alleluia
Quando me ne andrò in cielo
Mi siederò giù per terra
Chiedendo al Signore
For my starry crown
Io appartengo alla band
Alleluia

Di che razza di band stai parlando?
Mi riferisco alla band dei cristiani
Io appartengo alla band
Alleluia

Dopo settantasei anni di vita terrena, il reverendo si è spento nel New Jersey, a Hammonton. La versione più bella di questo gospel-blues è quella realizzata da Jorma Kaukonen, già chitarrista dei Jefferson Airplane. Abbandonata da anni la strada del rock lisergico e degli afflati cosmico-rivoluzionari (su cui cammina ancora Paul Kantner, mentre Grace Slick vive in California e si interessa di quadri, ecologia e condizione femminile), Jorma ha inciso da solo o con gli Hot Tuna (che puoi vuol dire l’aiuto di Jack Casady al basso) una serie importante di cd di acoustic blues, fedelissimi nello spirito e nella tecnica agli insegnamenti dei “padri”.
La sua versione di I belong to the band è da non perdere.

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