Willy, lettera Marco Bianchi a mamma vittima/ “Io e mio fratello innocenti, killer…”

- Emanuela Longo

Omicidio Willy, Marco Bianchi ha scritto dal carcere una lunga lettera nella quale si rivolge anche alla madre della vittima dichiarando la piena innocenza sua e del fratello

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Willy Monteiro, Ore 14

Omicidio Willy, la lettera di Marco Bianchi

In una lettera inviata dal carcere all’Adnkronos, Marco Bianchi, il 25enne accusato insieme al fratello Gabriele, a Mario Pincarelli e Francesco Belleggia dell’omicidio di Willy Monteiro Duarte, ha deciso di rivolgersi direttamente alla madre della giovane vittima. Bianchi, per il quale il pm ha chiesto l’ergastolo accusandolo di aver ucciso di botte insieme al fratello il 21enne a Colleferro la notte del 6 settembre 2020, ha invece ribadito di non avere nulla a che fare con la morte di Willy. Oltre a dichiararsi innocente ha anche sostenuto che il vero colpevole non sarebbe in carcere.

Nella lunga lettera Marco Bianchi dal carcere di Viterbo dove è attualmente detenuto ha esordito: “Ho toccato il fondo. Ecco la vostra soddisfazione. E’ una cosa che non auguro a nessuno, la sensazione di essere da soli, al buio. Sono andato giù, ma oggi ho deciso di rialzarmi e combattere per la verità e per la vita”. A suo dire l’opinione pubblica sarebbe stata influenzata dalla descrizione che i media hanno fatto di lui e del fratello e che avrebbe contribuito ad influenzare al tempo stesso anche l’andamento del processo. “Io e Gabriele siamo ragazzi di cuore, sinceri, Tutte quelle cattiverie che hanno detto contro di noi non sono vere, sono state solo bugie su bugie per farci toccare il fondo. Siamo stati descritti sin dall’inizio, senza conoscere gli atti del processo, come mostri e assassini”.

Marco Bianchi si dice innocente e si rivolge alla madre di Willy

Oggi, scrive Marco Bianchi nella lunga missiva, ha intenzione di combattere per la verità e per la sua innocenza: “Io e mio fratello non ci siamo mai nascosti su nulla, non abbiamo mai chiesto aiuto, non siamo mai stati protetti, sempre soli e divisi. Abbiamo sempre affrontato tutti i problemi per far capire la realtà delle cose, perché noi siamo così: disponibili, educati e rispettosi, sempre pronti ad aiutare i più deboli”, prosegue. Quindi ha puntato il dito contro i giornalisti e Barbara d’Urso, rei a suo dire di aver raccontato solo bugie sul suo conto e su quello del fratello Gabriele. Quindi ha scaricato le responsabilità dell’omicidio di Willy sull’unico indagato attualmente ai domiciliari, ovvero Belleggia: “oltre alla disgrazia, c’é anche la beffa che il colpevole non si è preso le proprie responsabilità. Ancora con il sangue sulle scarpe, se ne sta tranquillo in casa sua”.

Parlando anche a nome del fratello, Marco Bianchi ha ribadito la loro estraneità rispetto all’omicidio di Willy: “Sia io che Gabriele continueremo sempre, da uomini veri, a dire che non c’entriamo nulla con questo crimine”. A metà della lunga lettera di sette pagine inviata all’Adnkronos, Bianchi si rivolge poi direttamente alla madre di Willy: “Signora mia, ogni volta che ho la possibilità di guardarla, vedo il dolore e l’odio che può provare per chi le ha portato via suo figlio. E’ lo stesso sentimento che leggo negli occhi di mia madre, che è morta dentro e prova rancore per il vero colpevole, il bugiardo che ha rinchiuso i suoi figli in carcere al suo posto, per un crimine che non hanno commesso”. A suo dire, se lui e suo fratello fossero colpevoli non si sarebbero mai permessi di sostenere il suo sguardo come accaduto in aula. Per Marco Bianchi loro sarebbero in carcere senza mai aver toccato con un dito Willy. Ed ha difeso la pratica della Mma sostenendo che mai avrebbero usato lo sport in modo poco lucido per commettere un crimine. Poi, prima di concludere, ha spiegato quale sia la sua maggiore paura: “quella di farci la galera per un fatto mediatico, non perché colpevoli. Prima o poi la verità uscirà fuori e spero sia dimostrata l’innocenza mia e di mio fratello, perché possa ritornare lui dalla sua famiglia e io crearmene una”, ha chiosato, confidando nella giustizia.





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