Yasmina Reza: “Non mi considero scrittrice”/ “Mie opere satiriche? Mai stato così”

- Chiara Ferrara

Yasmina Reza, vincitrice del Premio Malaparte 2021, si racconta: “Non mi considero scrittrice, la mia è una scrittura in ascolto”

yasmina reza

La scrittrice Yasmina Reza ha ricevuto il Premio Malaparte 2021 a Capri: “La mia è una scrittura in ascolto”, ha raccontato in un’intervista a Huffingtonpost. A marzo uscirà in Italia il suo nuovo libro, dal titolo Serge, che ha già conquistato molti lettori nel resto del mondo. “Amo scrivere ma non scrivo tutti i giorni. Sono molto disorganizzata, non penso che devo scrivere sempre. Ci sono periodi in cui non scrivo nulla e sono molto felice”.

La sua passione è tale che non ama definirsi una scrittrice. “Per tanto tempo, quando dovevo riempire la casella ‘professione’, mettevo sempre “altro”, ma in realtà non significava niente”, ha ammesso. È, d’altra parte, anche narratrice, drammaturga, sceneggiatrice e attrice. Non sempre, tuttavia, è stata ben vista, soprattutto in Francia, dove vive da tempo. “Quando fai ridere diventi subito un théâtre de boulevard, il teatro leggero, sei funny”. Il suo successo ha fatto persino sì che, per elevarle, considerassero le sue opere satiriche, ma Yasmine Reza rifiuta tali definizioni. “Volevano che avessi uno sguardo giudicante, ma invece sono dentro tutto questo, perché io rido di me stessa”.

Yasmina Reza sul momento che il mondo sta vivendo

Yasmina Reza, nel corso dell’intervista, ha parlato inoltre del momento che il mondo sta vivendo. L’autrice ha dedicato un libro proprio alla felicità. “Penso non dipenda dalle circostanze. Ci sono malattie, incidenti e altre catastrofi, questo è vero, ma la felicità è una capacità interiore e personale”, ha sottolineato. Da qui la citazione a Voltaire: «Non è l’intelligenza né le circostanze che fanno la felicità, ma la tempra della nostra anima».

Il Covid-19, al tempo stesso, sembrerebbe avere aumentato la brutalità umana, che Yasmine Reza definisce “speciale”. Anche questo tema è stato in più occasioni trattato nelle sue opere. “Ci manca parlare con gli altri, soprattutto in questo periodo. Questo mondo è terribile e l’assenza di contatti reali non è una cosa felice”, ha concluso.



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