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ELUANA/ Mons. Fisichella: il Parlamento italiano ora dica no all'eutanasia

Il presidente della Pontifica Accademia per la Vita e Rettore dell’Università Lateranense interviene, in questa intervista esclusiva a ilsussidiario.net, sul caso Eluana Englaro: un episodio che richiede il massimo rispetto umano per le persone coinvolte, ma che al tempo stesso richiama all’urgenza di affermare con forza principi certi. Principi che devono riflettersi anche nell’azione legislativa. VOTA IL SONDAGGIO.

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Monsignor Fisichella, il caso di Eluana Englaro, prima di ogni discussione di merito, provoca un’immediata reazione sul piano puramente umano ed emotivo: quali sentimenti prova al pensiero che una persona possa essere lasciata morire di fame e di sete?

In questo caso la prima persona da guardare è proprio Eluana. Di fronte a lei bisogna innanzitutto invocare il rispetto, dove rispetto significa rendersi conto che accanto a noi c’è un’altra persona. E qui c’è: c’è una persona, c’è una vita umana. Molti forse non sanno e non se ne rendono conto, ma Eluana è viva; Eluana respira autonomamente; Eluana si addormenta la sera e si sveglia la mattina; Eluana è nutrita con un sondino, certo, ma questo non significa che non abbia una sua vita, irriducibile a quella di un vegetale. Capire questo è facile: basta ricordare che la stessa forma di conoscenza umana, prima ancora di passare attraverso l’intelligenza, passa attraverso i sensi. Quindi ci troviamo di fronte a una ragazza viva, la cui vita deve essere salvaguardata.

Si parla spesso, e giustamente, anche del dovuto rispetto nei confronti dei familiari di Eluana.

Anche di fronte alla famiglia dobbiamo mantenere in ogni caso, qualsiasi possa essere la nostra opinione in merito, un atteggiamento di profondo rispetto. L’eroicità non la si può chiedere a nessuno. Inoltre, nessuno di noi è coinvolto, come sono i familiari di Eluana, in una vicenda che dura da diversi anni e che evidentemente riporta nella vita di una famiglia una condizione di profondo dolore e di profonda sofferenza a tutti i livelli, e che va rispettata. Detto questo, la sentenza dei giudici ha però un peso che va al di là del caso singolo. Quindi, il nostro aver preso posizione sul merito della sentenza parte sì dal caso particolare, ma va a considerare il principio generale che qui viene posto in discussione.

Veniamo allora ai principi chiamati in causa da questa sentenza. Troppo spesso il dibattito su questi temi viene ridotto a uno scontro tra valori laici e valori cattolici: è questo i livello del problema?

Io non ho mai preso le mosse, in tutto questo dibattito, da considerazioni relative alla fede; mi sono sempre mosso e continuo a muovermi da considerazioni di ordine etico e razionale. L’etica per sua stessa natura è la ricerca di quei principi fondamentali, rintracciabili alla luce della ragione – non alla luce della fede – sul fondamento dei quali possiamo esprimere nei nostri comportamenti una ricerca del bene, e quindi della felicità. L’etica è ciò che sta alla base del giudizio della propria coscienza. E l’etica va alla ricerca del bene, dei valori che devono essere perseguiti. È inevitabile riconoscere che nella sentenza quello che viene messo in discussione è semplicemente il diritto inalienabile alla vita che ognuno possiede. Non solo, ma anche quello della indisponibilità della propria vita: gli ordinamenti giuridici, la Costituzione, i diversi codici, civile e penale, sono tutti costruiti su questo principio fondamentale che è il principio della inviolabilità dell’esistenza umana,  e della sua necessaria salvaguardia. Questo significa che nessuno di noi può disporre della vita per la morte; noi siamo chiamati a vivere, non a morire.

Sono passati pochi anni dal caso di Terry Schiavo. Allora qualcuno diceva: per fortuna in Italia siamo lontani da una prospettiva del genere. Ora invece ci troviamo di fronte a questa sentenza: è cambiata la nostra sensibilità su questo, o sarà la sentenza stessa a generare un cambiamento di mentalità?

Quando si fa una sentenza si crea giurisprudenza, da cui scaturiscono inevitabilmente dei comportamenti concreti. La stessa cosa avviene anche quando si fa una legge. Io non mi stancherò mai di ribadire questo concetto: una legge fa cultura. Fatta una legge, passati quindici, venti o trent’anni si saranno assuefatte intere generazioni alla cultura data dalla legge stessa. Nel nostro Paese, ad esempio, c’è stata una deriva progressiva riguardo ai valori fondamentali: la prima deriva è stata quella della famiglia, con l’introduzione della legge sul divorzio; la seconda deriva è stata quella della legge sull’interruzione di gravidanza, e possiamo toccare con mano a quale mentalità siamo arrivati; la terza potrebbe essere quella sull’eutanasia, e la conseguenza che ne deriverà sarà inevitabilmente quella di deprezzare ancora di più la vita umana. Il rischio è che tra qualche anno soltanto chi sarà efficiente potrà pensare di godere della propria vita; quando la persona sarà anziana, malata o portatrice di handicap, la società verrà progressivamente a considerarla inutile.

C’è poi un altro dato che non sempre emerge dai media: il caso di Eluana è un’assoluta rarità, perché nella quasi totalità dei casi simili le famiglie non solo vogliono continuare ad accudire i loro cari, ma chiedono insistentemente maggior sostegno in questa attività. Non sarebbe meglio darsi da fare per garantire, concretamente, il diritto alla vita?

Il caso di Eluana ha fatto emergere con forza non solo i valori fondamentali, che vengono posti in crisi, ma ha fatto emergere anche che nel nostro Paese ci sono dai 3000 ai 4000 mila casi simili. Nel momento in cui emerge questo fenomeno, che è sconosciuto all’opinione pubblica, deve contestualmente emergere anche la spinta a creare una profonda solidarietà nei confronti di queste famiglie, che si sentono abbandonate a se stesse. Io credo che la solidarietà sia un valore civile basilare, ancora precedente alla testimonianza di carità che noi cristiani siamo chiamati a fare nostra in forza della fede. Ci deve essere una cultura della solidarietà; le persone coinvolte non devono essere lasciate sole, e le famiglie soprattutto non possono essere mandate allo sbaraglio. Che non è soltanto uno sbaraglio emotivo, ma anche finanziario. Lo Stato deve essere capace di considerare il valore della vita sostenendo anche le famiglie che vivono in questa drammatica situazione.

Ora si pone il problema del dopo-sentenza: si parla sempre più dell’esigenza di una legge su questo tema. Come auspica che si svolga il dibattito in sede legislativa?

Il fatto che la Corte di Cassazione abbia sentenziato rende inevitabilmente urgente che il Parlamento arrivi a legiferare in proposito; l’alternativa sarebbe solo quella di una giurisprudenza nefasta che verrebbe a porsi in tanti altri casi. Non possiamo assistere ogni volta a situazioni di conflitto sociale e di profonda ingiustizia nei confronti delle persone coinvolte. Quindi è necessario e urgente che il Parlamento faccia una legge in proposito. Io mi auguro che possa essere una legge con il più vasto consenso possibile. Qui, infatti, non stiamo parlando di questioni economiche: qui stiamo parlando del valore della vita, e della dignità della vita davanti alla morte. Io mi auguro che il Parlamento italiano non voglia decidere per l’eutanasia, né in forma attiva, né in forma passiva, e nemmeno in tutte quelle forme che possono nasconderla. Mi auguro che faccia una legge che possa andare a favorire, a promuovere e a difendere la vita delle persone. È inevitabile che ci siano poi elementi particolari che il Parlamento dovrà affrontare, e che fanno parte del dibattito e della riflessione dei deputati; ma al di là di questo, io mi auguro che si arrivi infine a una situazione che riporti la serenità su tutta questa vicenda.

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COMMENTI
25/11/2008 - Padre che soffre, figlia che ami (Rosario Frasca)

Qualcuno ha commentato esprimendo la sua opinione che, condivisibile o meno, è sintetizzata nella frase di storica memoria: “me ne frego” di quel che dice Monsignor Fisichella. Certo che provare pietà per il papà e non avere alcuna pietà per la figlia, forse può far comodo ed è finanziariamente più sostenibile, ma la dice lunga su quanto possa essere offuscata la percezione della realtà del soggetto, che probabilmente non ha alcuna esperienza di cosa si possa provare quando si procura la morte. Una volta mi è capitato di farlo con una cagna vecchia malata a cui ero solo un pò affezionato... è stata un'esperienza terribile aver assistito a quella iniezione mortale anche se il veterinaio mi ha assicurato che sarebbe stata una dolce morte per la cagnetta, come sognare. Immagino cosa si possa provare per una figlia amata (ce ne vuole di coraggio anche solo a immaginarlo).

 
21/11/2008 - La legge fa cultura (giacomo rocchi)

Condivido integralmente quanto afferma mons. Fisichella. Quanto al fatto che la legge fa cultura, sono contento che si dica chiaramente che la legge sull'aborto ha devastato la coscienza pubblica sul valore della vita: mi sembra, però, consequenziale a questa affermazione quella della necessità di abrogare (e non certo di applicare) una legge ingiusta ed omicida come quella. L'elenco che fa Mons. Fisichella sulle leggi che "fanno cultura" (di morte) è però incompleta: la terza legge è già stata approvata, ed è la legge 40 sulla fecondazione artificiale che, essendo consentita e finanziata dallo Stato - nonostante provochi la morte di decine di migliaia di embrioni - contribuisce a difondere la mentalità che considera l'essere umano prima della nascita un oggetto, un prodotto. Anche quella legge deve essere abrogata, per evitare che continui a spargere il suo veleno di stampo eugenetico. Giacomo Rocchi http://veritaevita.blogspot.com/

 
21/11/2008 - rispetto delle libertà (galme ernesto)

Ho letto qualche ora fa il commento del presidente della pontificia accademia per la vita Mons. Fisichella in merito al caso Eluana Englaro.Per fortuna che il Monsignore parla da un ente che fa parte di un altro Stato, nessuno nega al Vaticano di esprimere la propria opinione in merito alla questione Englaro ma che un Monsignore invoca alle autorità parlamentari italiane una legge urgente per evitare l'eutanasia attiva o passiva, eh no non l'accetto.La sentenza della cassazione ha rispettato la dignità di un padre che ha dimostrato di amare la propria figlia. Non mi stupisce che Fisichella abbia rilasciato un'intervista al vostro sito. Sì lo so, voi e tutta l'area di Comunione e liberazione siete una potenza mediatica e finanziaria che grazie al pontificato di Woytila e ora di Ratzinger volete a tutti i costi che una monarchia assoluta come il Vaticano metta sempre il becco nelle questioni italiane. Ma Peppino Englaro ha lottato contro le prepotenze ed arronganze di politici che pretendono di agire secondo le parole del papa o di quantaltro. E in questo caso non si tratta di credere o no in Dio, sono fiero di aver firmato una petizione a favore di Eluana e con me c'erano preti e religiosi.Ricordatevi che c'è un mondo cattolico che ormai non ascolta più il Vaticano da tempo e di fronte a certi proclami se ne fregano.Così come se ne fregano della legge regionale di Formigoni che chiede alle donne che hanno avuto un aborto di scegliere se fare o meno il funerale al feto

RISPOSTA:

Caro signor Galme, evidentemente non le interessano i contenuti degli interventi, ma solo da che parte vengono, né interessa argomentare le sue critiche. Monoliticamente certo delle sue convinzioni, non consente che monsignori, e si suppone, preti, religiosi, ciellini e chiunque non faccia parte della sua "congregazione", possano esprimere le loro opinioni o, addirittura, proporre leggi allo Stato di cui sono cittadini. Lei è fiero della sua firma alla richiesta di condanna a morte per Eluana? Benissimo, è un problema della sua coscienza, ma dovrebbe rispettare le opinioni degli altri, soprattutto se argomentate, e per chi ha una concezione diversa della vita. E per chi non riesce a “fregarsene”, per usare un suo termine, di fronte all’uccisione di una persona per fame e per sete. Nel commento vi è una certa confusione tra Vaticano e Santa Sede, chissà se per ignoranza o per sottile provocazione da cattolico “adulto”. Facciamo solo notare che nella storia del cristianesimo, chi ha cominciato a “fregarsene” del Papa ha poi finito per metter in discussione anche Gesù Cristo. La redazione

 
21/11/2008 - Etica e responsabilità (Rosario Frasca)

Chiare le parole di Mons. Fisichella. Luce sul caso particolare e sul principio generale di inviolabilità della vita umana. Efficace nel chiarire che l'etica non è una questione di fede e di credo religioso ma di logica e razionalità. Il mondo intero ha stabilito dei principi universali e a questi principi il nostro parlamento e le nostre istituzioni devono attenersi nel legiferare e nel disporre sentenze destinate a fare cultura. Le nostre istituzioni, anzi le persone a cui lo stato democratico ha affidato l'alto compito di legiferare e sentenziare devono assumersi tutta la responsabilità che il ruolo richiede e il caso di Eluana porta in evidenza che questo non avviene; non è così scontato che chi occupa posti così importanti riesca a far emergere lo spirito di servizio e risponda con coerenza e competenza al mandato affidato. Pilato non è morto...purtroppo.