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FINE VITA/ Serve una buona legge, non “inquisitori” laici

Il Parlamento si troverà presto ad affrontare il tema delle Dichiarazioni anticipate di trattamento, tema così delicato dopo il dramma di Eluana Englaro. Ecco perchè farebbe bene a rivedersi la sentenza del Tribunale di Milano

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È giunta in discussione alla Camera dei deputati la proposta di legge sulle «disposizioni in materia di alleanza terapeutica, consenso informato e dichiarazioni anticipate di trattamento». Quello che impropriamente viene definito “testamento biologico”.

 

Ancora una volta il Parlamento si troverà ad affrontare il delicatissimo tema a seguito del dramma di Eluana Englaro e dell’interpretazione creativa di certa magistratura. Ancora una volta a coloro che saranno chiamati a legiferare in materia, suggeriamo vivamente la lettura del decreto 9 luglio 2008 emesso dalla I Sezione civile della Corte di Appello di Milano, in cui è stato disposto l’«accudimento accompagnatorio alla morte» di Eluana Englaro, e in particolare quella parte del decreto in cui si viviseziona il senso religioso della povera Eluana.

Acquisita, infatti, come prova l’appartenenza della ragazza alla Chiesa cattolica, i magistrati hanno assunto la pretesa di valutarne l’effettivo grado di “cattolicità”. La corte ha ritenuto che le proprie tesi sulla sospensione dell’idratazione e alimentazione non siano state confutate dalla circostanza che «Eluana, secondo l'opinione espressa dall'Ufficio del Pubblico Ministero nel suo parere conclusivo, avrebbe avuto una “formazione religiosa” e una “impostazione conforme a quella della religione cattolica”».

Per i giudici, infatti, «non è chiaro come la pura e semplice rilevazione del fatto che Eluana avesse un credo religioso potrebbe contraddire un’interpretazione della sua volontà già compiuta e ritenuta corretta alla stregua di tutti gli altri elementi di giudizio».

Giacché, però, appare innegabile la sua connotazione religiosa, la Corte argomenta: «Ma poi, anche a voler dare il massimo rilievo possibile a questo particolare aspetto (della “impostazione cattolica”) concernente la sfera religiosa di Eluana, mancano comunque i necessari elementi, sia sul piano generale ed astratto, che particolare e concreto, per considerarlo antinomico rispetto alla personalità indipendente e alle convinzioni ed idee di Eluana sulla vita e sulla dignità individuale».

Forse i magistrati - unici in Italia - erano all’oscuro e ignoravano del tutto le posizioni della Chiesa cattolica sul delicato tema. E quindi continuano: «Così, deve segnalarsi anzitutto come non risulti affatto chiarito, nel citato parere del P.M., sotto quale profilo la formazione religiosa cattolica avrebbe potuto implicare per Eluana una scelta contraria all'interruzione del trattamento di sostegno alimentare artificiale».

Per superare il salto logico la corte si avventura in un terreno minato. Ritiene, innanzitutto, che l’essere cattolici «non può certo basarsi in via meramente astratta su quelli che potrebbero essere in via generale sulla problematica in oggetto i canoni e le regole morali della Chiesa cattolica» in quanto «ciascuno, anche se genericamente qualificabile come “credente”, o più specificamente come “credente cattolico”, è ben libero - tanto più in uno Stato laico che tutela la libertà di coscienza come valore preminente - di condividere o meno, di applicare o meno nella concretezza della sua esperienza di vita privata e individuale (è del resto evidente che una professione di appartenenza - più o meno formale o generica - ad una certa confessione religiosa non implica affatto anche la inesorabilità di una piena condivisione ed osservanza pratica, e in concreto, di tutte le relative regole, anche morali)».

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COMMENTI
26/02/2010 - "Più si regola, meno si regola" (massari annalisa)

All'università si impara che in materia di diritto spesso "più si regola, meno si regola"; ovvero, più si cerca di regolamentare una materia per legge, maggiore è la casistica che resta fuori dalla pur minuziosa previsione normativa. Nel nostro sistema, a dettare la regola sulla delicatissima questione del fine vita, basterebbe l'art.32 c.2 della Costituzione che, nella sua limpida e ampia dizione, enuncia il principio della tutela e del rispetto della volontà, limitato solo dall'interesse generale, cioè quello che prevarrebbe, ad esempio, al verificarsi di un'epidemia. L'idea che il "fine vita" divenga materia da discutere dalla sola dottrina giuridica o dai politici nel loro agone, francamente terrorizza, anche perchè quello della bioetica è un terreno che diventa di scontro improduttivo: lo si è visto ripetutamente in questi anni. Che i giudici decidano se uno è cattolico o no poi, specie post mortem, crea veramente grossi imbarazzi, e non credo che mai dovrebbe essere oggetto di indagine se non indiziaria (come correttamente hanno poi concluso i giudici milanesi i quali, quindi, tutta quella riflessione, se/ce la potevano anche risparmiare). Se si mette mano a tale materia non aspettiamoci altro che scontri, nella speranza che a qualcuno non venga voglia di fare i conti su quanto costano i malati cronici o vegetativi alla stato, rinforzando una logica di cassa che non ci è propria ma che appartiene ad altre culture più materialiste e meno solidaristiche della nostra

 
03/01/2010 - fine vita e credo cattolico (MASSIMO MESINI)

In riferimento al tema in oggetto e come e' affrontato dalla sentenza sul caso Eluana E. non si puo' argomentare senza tenere conto che la fede al vangelo e all'insegnamento della chiesa ha il suo effettivo inzio quando la persona, facendo anche tesoro della educazone ricevuta, capisce e sceglie liberamente di aderire con le idee e la vita al senso di essa come espresso nelle parole e nello spirito sia del magistero che del vangelo. A questo punto che senso hanno le frasi "liberta' di coscienza".."una cosa è il senso religioso un'altra e' l'etica laica". Quindi impostare il discorso partendo dalla fede solo come derivazione di una educazione cattolica e' francamente una partenza zoppa direi senza nessuna consistenza in riferimento alla vera fede che e' matura responsabile e frutto di una scelta personale libera.Penso che lo spirito dell'autore dell'articolo in riferimento alla fede fosse questo, quindi positivo e sensato.

 
28/12/2009 - essere cattolici (claudio colombo)

Essere cattolici non significa credere genericamente in Gesù ma partecipare LIBERAMENTE alla vita della Chiesa Cattolica che NON è una democrazia, ricordandosi che a Pietro e ai suoi successori è stato affidato il compito di guidarla: il relativismo etico, denunciato da Benedetto XVI, è più che mai diffuso.

 
28/12/2009 - Automatismi. (andrea altana)

Secondo l'autore una persona, per il solo fatto di aver ricevuto un'educazione religiosa, dovrebbe automaticamente delegare alla Chiesa cattolica la decisione su quando e come morire, superando addirittura la sua volontà e quella dei suoi cari. Non finirà mai di sorprendermi come quel raffinato lavaggio del cervello chiamato Religione riesca a tramutare persone intelligenti e buone (come certamente è l'autore dell'articolo) in persone irragionevoli e crudeli.

 
28/12/2009 - FINE VITA: libertà di scelta (ivano sonzogni)

Sono cattolico dal punto di vista religioso, sono libero dal punto di vista etico! Non ammetto che alcuno al di fuori di me possa decidere di anticipare la mia morte o di posticiparla a proprio giudizio: sia esso un boia, un medico o un papa.