BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

WELFARE/ Vittadini: dal Governo un passo indietro

Pubblicazione:martedì 20 novembre 2012 - Ultimo aggiornamento:martedì 27 novembre 2012, 14.56

InfoPhoto InfoPhoto

Percorsi di Secondo Welfare, dopo aver recensito il volume La sfida del cambiamento, superare la crisi senza sacrificare nessuno (L. Violini, G. Vittadini, Ed. Rizzoli, 2012) ha deciso di intervistare Giorgio Vittadini per approfondire alcune questioni emerse durante la lettura del libro. Proponiamo il testo del dialogo, pubblicato su www.secondowelfare.it, durante il quale sono state affrontate tematiche direttamente legate al welfare sussidiario e argomenti di stretta attualità, come le posizioni recentemente assunte dal governo Monti in materia sociale e le prospettive della Big Society di David Cameron.

Professor Vittadini, nel volume "La sfida del cambiamento" si fa spesso riferimento alla teoria dei quasi mercati. Può spiegarci perché avete scelto di prendere spunto da questo modello per impostare il lavoro di concettualizzazione del welfare sussidiario?

La teoria dei quasi mercati, rispetto ad un’impostazione statalista, prende in considerazione una serie di attori – sia privati che appartenenti al settore non profit – in grado di offrire servizi alternativi a quelli normalmente garantiti dello Stato. Essa, dunque, ha compiuto un passo importante, proponendo una configurazione delle relazioni fra domanda e offerta innovativa rispetto a quelli su cui si fondano molti modelli centralisti, valorizzando in particolare i principi di libertà e responsabilità. Questa teoria ha tuttavia dato per scontato un fattore importante, ovvero che all’interno dei vari settori in cui si articola il welfare esistano già iniziative di soggetti che possano rispondere ai bisogni di welfare in modo efficace, efficiente e garantendo un’alta soddisfazione dell’utente finale. Da questo punto di vista, mentre quello dei quasi mercati è uno schema che rischia di non tenere adeguatamente in conto com’è la realtà, il welfare sussidiario suggerisce di conoscere più approfonditamente quali siano i servizi in atto che funzionano e di sostenerli maggiormente. Sia il welfare sussidiario che i quasi mercati suggeriscono di valutare la bontà del servizio indipendentemente dalla forma giuridica del soggetto che lo eroga, e di fissare le regole generali non aprioristicamente in base alla natura pubblica o privata di un ente. Detto questo, non si può dare per scontato, come fa appunto la teoria dei quasi mercati, che per forza esistano soggetti virtuosi diversi da quelli statali. Ciò dipende dal fatto che venga educato il desiderio, presente in ogni uomo, di costruire e contribuire al bene comune, che rappresenta il vero motore dello sviluppo e della costruzione sociale in alternativa all’egoismo delle teorie tradizionali.

Se prendiamo ad esempio l’esperienza degli ospedali del Regno Unito, Paese dove il tentativo di applicare i principi dei quasi mercati è stata molto consistente, si vede come, proprio a causa della mancanza di importanti soggetti privati e del privato sociale in grado di operare nel settore sanitario, circa il 90% delle strutture ospedaliere presenti nel Paese siano ancora oggi gestite dallo Stato. La partecipazione dei privati al mercato dei servizi sanitari ha tuttavia garantito un incentivo all’efficienza prima assente. Progressivamente all’interno del National Health Service è stato introdotto un sistema di valutazione ad hoc, prima con l’adozione del cosiddetto sistema Star Ratings, e negli ultimi anni attraverso l’utilizzo di strumenti statistici sempre più raffinati. Lo Stato britannico, applicando la teoria dei quasi mercati, ha sicuramente assunto un ruolo non invasivo e maggiormente responsabilizzante per quel che riguarda le realtà che forniscono servizi di welfare, ma l’idea di una concorrenza virtuosa tra profit, non profit e Stato non si è tuttavia realizzata come previsto. Questo perché, come detto, soggetti che possono concorrere alla fornitura di beni e servizi in settori normalmente garantiti dal pubblico non nascono semplicemente perché lo Stato prevede tale possibilità e, se nascono, non è detto che essi siano in grado di operare in maniera più efficiente dello Stato stesso.

La teoria dei quasi mercati ha invece raggiunto i risultati migliori in quei contesti in cui erano già presenti soggetti in grado di svolgere un ruolo alternativo a quello del settore pubblico. Il sistema universitario dei Paesi anglosassoni, in particolare Regno Unito e Stati Uniti, è esemplificativo di questo: le università possiedono una soggettività concreta, riconosciuta dalla comunità accademica e dagli utenti, che permette di concorrere fra loro, secondo appunto i principi dei quasi mercati. In molti altri settori invece la crisi della teoria dei quasi mercati, e di molte altre teorie, a mio modo di vedere è legata innanzitutto a quella che potremmo definire come la “crisi del soggetto”, che il welfare sussidiario denuncia come principale criticità da superare in quanto chiave di una vera risposta al bisogno delle persone.

Cosa intende quando parla di “crisi del soggetto”?


  PAG. SUCC. >

COMMENTI
20/11/2012 - UNA GENIALITA' ALL'OPERA (Gianni MEREGHETTI)

E' una genialità all'opera quella documentata dall'articolo del prof. Vittadini, una genialità che trova la sua forza dentro la realtà, in un rapporto a campo aperto con il reale che supera ogni angolatura ideologica. E così mentre le retroguardie di una società in subbuglio si soffermano su vecchi schemi ideologici e riportano il dibattito tra pubblico e privato come se il problema fosse promuovere lo stato contro ciò che fanno i privati, Vittadini fa una osservazione semplice, che la questione seria di una ripresa è non perdersi nel dibattito ideologico, ma individuare e valorizzare chi agisce con efficacia. Che cosa interessa? Che ci sia l'etichetta dello stato? O che un servizio sia di qualità? Che una scuola educhi, che un ospedale abbia dei reparti capaci di operare nel loro ambito? Bisogna che la gente-gente decida, se continuare a discutere su pubblico o privato, oppure se finalmente fare il salto sulla nave veloce della modernità, quella che non sta a guardare chi presta un servizio ma se lo fa in modo efficace e con una prestazione di qualità. E' tempo di guardare alla realtà!