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LEGGE 40/ Diagnosi preimpianto, il governo italiano ricorre contro la sentenza della Corte europea

Il governo italiano ha depositato il ricorso contro la sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo che aveva bocciato il divieto italiano di diagnosi preimpianto 

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Il governo italiano ha depositato il ricorso contro la sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo che, alla fine di agosto, aveva bocciato il divieto italiano di diagnosi preimpianto sugli embrioni stabilito dalla legge 40 sulla procreazione assistita. Il riesame è stato chiesto proprio allo scadere dei termini, visto che la sentenza, emanata lo scorso 28 agosto, prevedeva tre mesi di tempo per l’eventuale presentazione del ricorso. “Il Governo italiano – annuncia una nota di Palazzo Chigi - ha depositato presso la Grande Camera della Corte europea dei diritti dell’uomo, quale Giudice di seconda istanza, la domanda per il riesame” della sentenza Costa-Pavan sulla procreazione assistita. Viene dunque spiegato che “la decisione italiana di presentare la domanda di rinvio alla Grande Chambre della Corte Europea per i Diritti dell’Uomo si fonda sulla necessità di salvaguardare l’integrità e la validità del sistema giudiziario nazionale, e non riguarda il merito delle scelte normative adottate dal Parlamento né eventuali nuovi interventi legislativi”. La nota di palazzo Chigi aggiunge quindi che il ricorso si è reso necessario “in quanto l’originaria istanza è stata avanzata direttamente alla Corte europea per i diritti dell’uomo senza avere prima esperito - come richiede la Convenzione - tutte le vie di ricorso interne e senza tenere nella necessaria considerazione il margine di apprezzamento che ogni Stato conserva nell’adottare la propria legislazione, soprattutto rispetto a criteri di coerenza interni allo stesso ordinamento”. La Corte ha quindi deciso “di non rispettare la regola del previo esaurimento dei ricorsi interni, ritenendo che il sistema giudiziario italiano non offrisse sufficienti garanzie”. Positivo il giudizio espresso dal presidente Udc Rocco Buttiglione: “Se come pare il Governo avesse presentato ricorso alla Corte Europea a difesa della Legge 40 avrebbe fatto correttamente il suo dovere. Il Governo – ha dichiarato - è tenuto a difendere in sede europea gli atti della Repubblica italiana”. Come ha spiegato tempo fa Stefano Spinelli proprio sulle pagine de IlSussidiario.net, la vicenda riguarda una coppia italiana portatrice sana di mucoviscidosi, “anche conosciuta col nome di fibrosi cistica, malattia genetica che è abitualmente causa di problemi respiratori e che può rivelarsi fatale”. La coppia ha avuto un primo figlio affetto dalla malattia. Accortisi di essere portatori sani, i genitori alla seconda gravidanza hanno effettuato una diagnosi prenatale, che ha rivelato che il feto era malato, e sono quindi ricorsi all’aborto previsto dalla legge italiana.