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LETTERA CARRON/ Violante: un richiamo che deve far riflettere tutti, anche noi politici

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Luciano Violante (Infophoto)  Luciano Violante (Infophoto)

Don Julián Carrón,  in una lettera pubblicata ieri da Repubblica, svolge una profonda riflessione sugli effetti dell'abuso del potere politico. Le parole del presidente della Fraternità di Comunione e Liberazione riguardano in particolare il rapporto tra chi ha abusato di quel potere e la comunità religiosa di cui l’abusante fa parte. Esse non si limitano alla lesione inferta allo spirito della comunità perché si interrogano anche su come la comunità deve accogliere chi ha sbagliato aiutandolo a correggersi. Non ho la sensibilità adeguata a intervenire su questi aspetti del tema. Ma il problema della valutazione delle conseguenze dell'abuso del potere politico e del rapporto tra chi ha abusato e la comunità di cui egli fa parte si pone anche quando questa comunità è laica, quando è un partito.

L'uso propagandistico della questione morale, la tendenza di alcuni mezzi di comunicazione a trasformarsi in partito politico, senza accettare i limiti di questa collocazione, la diffusa intolleranza nei confronti della politica, intesa come pura somma di pratiche parassitarie, hanno acceso un grande incendio. E molti, invece di andare alle cause dell'incendio, ai focolai, si limitano a gettare qualche brocca d'acqua sulle fiamme più vicine, convinti che l'incendio vada spento da altri. Invece, siamo vicini al flash over, al momento in cui si registra un brusco innalzamento della temperatura e un aumento massiccio del materiale coinvolto nella combustione. L'abuso del potere politico ha tre dimensioni.

Una è legata alle pratiche intenzionali di sfruttamento delle posizioni di supremazia al fine di arricchimento personale. Un'altra consiste nella paternalistica tolleranza degli abusi dei sottoposti, concepita come condiscendenza del principe che ha come contropartita la totale disponibilità dei sottoposti ai propri desiderata.
Una terza dimensione consiste negli automatismi connessi all'esercizio del potere politico. Questa terza dimensione è quella più pericolosa perché comporta uno scivolamento progressivo, a volte persino inconsapevole. Gli onori esagerati, la disponibilità degli interlocutori, il plauso acritico dei servi e quello interessato dei disonesti, creano frequentemente nell'intelligenza del politico una sorta di accavallamento tra la persona e la funzione.



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