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ANNOZERO/ Archiviata l’inchiesta su Berlusconi e Masi. Non impedirono a Santoro di andare in onda

Il presidente dei Gip di Roma, Carlo Figliolia, ha archiviato le posizioni di Silvio Berlusconi, dell'ex dg della Rai Mauro Masi e dell'ex commissario Agcom Giancarlo Innocenzi

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Tutti hanno in mente la recente ospitata di Berlusconi a Servizio pubblico, e la natura rilassata, conciliante e a tratti goliardica (salvo il litigio finale) del colloquio tra l’ex premier e il conduttore Santoro. Eppure, oltre alla rivalità che ha sempre contraddistinto i rapporti tra i due, da diversi anni si trascina una vertenza giuridica. Rispetto alla quale, ora, i giudici hanno dato ragione a Berlusconi. Il presidente dei Gip di Roma, Carlo Figliolia, ha infatti archiviato le posizioni dell'ex premier, dell'ex dg della Rai Mauro Masi e dell'ex commissario Agcom Giancarlo Innocenzi in merito alle presunte pressioni esercitate, nel 2009, onde evitare la messa in onda del programma condotto, allora, da Santoro, su Raidue, Annozero. L’accusa, per tutti e tre, era di abuso d’ufficio. Tuttavia, già nell'ottobre 2011 la procura aveva chiesto l'archiviazione del procedimento, ritenendo che non vi fosse stata alcuna violazione della legge, e neppure l’esistenza di un danno oggettivo. All’interno del provvedimento di archiviazione emanato da Figliolia, in particolare, si legge che l’atto «presentato dalla difesa di Santoro, dalla stessa qualificato come “memoria difensiva” non può essere ritenuto quale opposizione alla richiesta di archiviazione per due ordini di motivi: da un lato perché Santoro non può ritenersi persona offesa del reato in esame, dall'altro perché detto atto, non contenendo alcuna richiesta di investigazioni suppletive va dichiarato inammissibile». L’inchiesta era nata come troncone secondario di un’indagine più ampia, avviata dalla procura di Trani sulle carte di credito revolving. Mentre stava indagando sul reato di truffa, la procura pugliese entrò in contatto con alcune intercettazioni telefoniche delle conversazioni tra l’allora presidente del Consiglio, Innocenzi e Masi, in cui i tre discutevano, per l’appunto, del destino del programma. Il procedimento a carico dei tre fu trasferito, per ragioni di competenza territoriale, al Tribunale di Roma. I pubblici ministeri avevano addebitato all’ex premier le ipotesi d’accusa dei reati di minaccia a un corpo amministrativo dello Stato e di concussione ai danni di Masi e di Innocenzi.