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DOWNGRADE FRANCIA-ITALIA/ Così S&P’s affonda l’Europa (e la Merkel)

Standard & Poor's strappa la tripla A alla Francia, il rating scende ad AA+. Il governo francese conferma, ma dice: "non ci saranno altre manovre". Il commento di GIANLUIGI DA ROLD

Sarkozy (Imagoeconomica) Sarkozy (Imagoeconomica)

I vecchi socialisti di fine Ottocento chiamavano Napoleone III “il piccolo” e Napoleone Bonaparte “il grande”. Come si dovrebbe definire oggi Nicolas Sarkozy? Probabilmente, in conformità con i tempi e l’anglomania dominante, il Presidente francese rischierebbe di finire nel rango di “mini-Napoleone”. È la sua “grandeur” che è apprezzata a buon mercato, la sua supponenza che lo tradisce. Sarkozy ha fatto il “diavolo a quattro” quando ha visto nel “mirino” delle agenzie di rating la “tripla A” della Francia. Ma è da fine novembre che tutti sapevano, anche se continuava la telenovela Merkel-Sarkozy, che Standard&Poor’s avrebbe garantito un “regalo” al marito di Carlà.

Così, questo venerdì 13 gennaio 2012 passerà alla storia: la Francia ha perso la sua “immacolata verginità” finanziaria. E si aggiunge alla lunga lista dei paesi europei declassati. Con la tripla A, resterebbero ormai Germania, Olanda, Belgio e le due “poderose potenze”: Lussemburgo e Finlandia. Da un certo punto di vista, il fatto del downgrade è grottesco, dall’altro lato si può dire che il “mini-Napoleone” se lo è quasi cercato.

Andiamo con ordine. Questo nuovo downgrade dimostra tutta l’inattendibilità delle agenzie di rating e la necessità di una riforma di questo sistema finanziario internazionale, dominato da una oligarchia che ci ha portato se non alla bancarotta, almeno molto vicino al default. Questa oligarchia transnazionale, attraverso i mercati, come diceva il professor Marco Fortis qualche giorno fa, ha scommesso sulla disintegrazione dell’euro e continua a scommetterci.

L’attacco all’Italia c’è stato ed è stato duro (e continua), al punto che è saltato un governo ed è arrivata la novità di un “esecutivo tecnico” con una manovra “salva Italia” talmente dura che persino la signora Angela Merkel ha dovuto ricredersi sugli italiani. Non S&P’s, che ha fatto un altro pesante downgrade a Italia, Spagna e Portogallo.

Era inevitabile pensare che i mercati, puntando sempre sulla caduta dell’euro, abbiano cambiato obiettivo. Lo si diceva già a novembre. Sono passate poche ore dal’incontro tra Angela Merkel e Mario Monti, poche ore da quando lo spread dei Btp italiani è sceso sotto i 500 punti ed ecco che Standard&Poor’s tira fuori dal cassetto un giudizio che aveva già stilato nell’autunno del 2011.

Fa crollare le Borse europee in chiusura e rilancia l’allarme sui debiti sovrani. E lo fa con la consueta impudenza di queste sedicenti agenzie di rating, che nel 2008, bilanci alla mano, continuavano a dare la tripla A a Lehman Brothers che era già fallita, come l’avevano data a Enron, a Parmalat, ai subprime e alle relative cartolarizzazioni. Lo fa a mercati naturalmente aperti, come se fosse immune (lo è di fatto!) da qualsiasi reato come l’aggiotaggio o l’insider trading. Altro che spinta al libero mercato. Piuttosto una “trimurti” (con Fitch e Moody’s) che ha un oligopolio mondiale sulle fortune di imprese, banche, Stati, permettendosi giudizi anche di carattere politico degni di miglior causa.


COMMENTI
14/01/2012 - i fondamentali (francesco scifo)

Quando il saggio indica la luna lo stolto guarda il dito. Ebbene questa mi sembra la morale di tutte queste proteste contro le agenzie di rating. Se è vero che esiste una tempestività sospetta nei giudizi, che lascia pensare ad una strategia, tuttavia, il problema è che dal 2001 l'Italia e la zona euro (con l'eccezione della Germania)non crescono ma hanno solo consumato tutta la propria ricchezza prodotta nei decenni precedenti. Tutti sanno che, rebus sic stantibus, non conviene produrre, nè investire nulla in Italia perchè: 1) le tasse sono troppo elevate; 2) il costo del lavoro è superiore a quello degli altri paesi; 3) la congerie assurda di leggi e l'incertezza del diritto rende svantaggioso rischiare qualsiasi attività produttiva; 4) l'arbitrio della burocrazia espone qualunque imprenditore al rischio suicida d'iniziare qualsiasi attività con delle regole e trovarsi le stesse poi mutate, in corso d'opera, a suo svantaggio: infatti, anche in materia fiscale viene sistematicamente violato il principio d'irretroattività della legge, ovvero che essa non debba disporre che per l'avvenire. I giudizi delle agenzie di rating o di chiunque altro sono purtroppo fondati: che qualcosa non funzioni si nota subito vedendo a chi invece il Governo addebita questo stato: pensionati, lavoratori, tassisti, edicolanti e liberi professionisti. Una parte oscura del paese gestisce un potere assoluto senza responsabilità. Speriamo solo che la svalutazione dell'euro ci salvi le esportazioni.

 
14/01/2012 - Dopo la tragedia, la farsa. (Gabriele Rossi)

"Avevamo allora per fine d'organizzare un grande sistema federativo europeo. Gli stessi principi, una stessa moneta con parità diverse, le stesse leggi". Napoleone, 22 aprile 1815

 
14/01/2012 - Non tutto il male vien per nuocere (Antonio Servadio)

d'accordo su tutta la linea, graffiante ironia e sarcasmo inclusi. Le sonore batoste delle agenzie di rating vengono (si spera) a ridestare il pensiero avvizzito della politica burocratese della decrepita Europa. Vediamo il lato positivo della drastica cura dimagrante: finalmente ci si accorge che la EU è un gigante dai piedi di argilla, mancano le fondamenta e vanno recuperate in fretta e furia, senza personalismi da grandeur nazionalista. E poi si aprono gli occhi sulla cosa più grottesca di tutte. Non sono governi o sindacati a guidare un paese, ma un manipolo di specialisti di finanza che sparano sentenze a ruota libera, basate su asettiche, plasticate analisi dei "dati" dei vari paesi: siamo numeri di un pallottoliere altrui. Per chi non ha ancora messo a fuoco che nello scacchiere globale non possiamo riposare eternamente sugli allori di auliche tradizioni ed egemonie di cartapesta, questi sono i tempi adatti per intuire che la politica da provincia consiste nell'andare a sbattere contro un muro pensando di trovarsi a gradevolmente a passeggio nel giardinetto dietro casa.