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J'ACCUSE/ Sbai: la primavera araba "aiuta" il potere dell’Islam radicale

Pubblicazione:mercoledì 12 ottobre 2011

Scontri in Egitto (Foto Ansa) Scontri in Egitto (Foto Ansa)

È una linea sottile quella che attraversa la storia del mondo arabo, dagli anni Settanta ad oggi. Una linea che si insinua nelle pieghe del pensiero che si fa azione e le cui conseguenze oggi vediamo manifestarsi appieno. I Copti sono solo la faccia più vicina della medaglia, quella a brevissimo termine. Non dobbiamo dimenticare che alle loro spalle in Egitto, c’è l’Ambasciata israeliana, presa d’assalto poco tempo fa; domani toccherà agli intellettuali e ancora dopo alle donne.  È il disegno dell’estremismo che si prende il potere, il pensiero e la società. Che scava nelle viscere sociali per instillare nella mente del popolo il desiderio di rivalsa e di sopraffazione. È un disegno che, si badi bene, non nasce oggi, ma è ben radicato e costruito nel tempo.
Ricordo distintamente che Sadat liberò, negli anni Settanta, tanti radicalisti islamici, dando così vita inconsciamente a ciò che oggi vediamo; un percorso lungo e lineare, passato sia per la repressione di Mubarak e la clandestinità, ma pur sempre vivo come una fiammella accesa in una grotta, capace di illuminare poco ma costantemente. E soprattutto al riparo da occhi indiscreti.
Oggi la strada è spianata, inutile girarci attorno senza arrivare a darsi questa triste certezza; l’estremismo ha in mano, praticamente, gran parte del Nordafrica e del cuore del medi oriente.
Ma ciò che stupisce è la cecità, il non saper guardare all’indietro nella storia e il non voler imparare dal passato: l’Algeria, che dovrebbe essere un rimpianto storico per la comunità internazionale, ha vissuto la sua “primavera araba” negli anni Novanta. Gli estremisti arrivarono, uccisero, sgozzarono e presero il potere: senza che qualcuno, vedendo scorrere il sangue di centinaia di migliaia di persone, battesse ciglio. Un paese che oggi è il ritratto muto e sofferente, ma purtroppo estremamente fedele, di come saranno i paesi colpiti dalla primavera araba fra dieci anni. O forse meno. Col capo chino di fronte allo strapotere della Fratellanza, i popoli che finora avevano tenuto lontano l’estremismo, domani ne saranno totalmente ed inesorabilmente schiavi.
Penso con grande tristezza alla Tunisia, in cui Bourghiba ha impegnato gran parte del suo mandato a bloccare l’avanzata del radicalismo; quella Tunisia che oggi si vede soffocata dalla spinta estremista di chi assalta tv, università e scuole per dimostrare la sua forza e instillare terrore repressivo. L’abbandono della Tunisia è una colpa che la comunità internazionale non potrà mai espiare.


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