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EGITTO/ Cristiani perseguitati, aumentano le violenze e i rapimenti

Pubblicazione:martedì 28 giugno 2011

Immagine d'archivio Immagine d'archivio

EGITTO - Il 25 giugno centinaia di estremisti islamici hanno dato alle fiamme 8 abitazioni di cristiani copti. Tre persone, nell’incendio, sono rimaste ferite. Nella regione di Minya, inoltre, due ragazze copte sono state rapite e costrette a convertirsi all’islam. Non si arresta l’ondata di violenza contro i cristiani, nel Paese dove, a quanto riferisce Asia News, uccisioni, rapimenti, rapine, saccheggi e incendi, sono ormai all’ordine del giorno. Nell’alto Egitto, in particolare, i fondamentalisti possono agire pressoché indisturbati. Già di per sé la zona non è facile da controllare. A questo bisogna aggiunge l’omertà e, spesso, l’appoggio delle forze dell’ordine locali agli islamisti, per i quali spesso simpatizzano. Non di rado, inoltre, la popolazione locale viene fomentata all’odio nei confronti dei cristiani mediante ogni pretesto possibile. Tra i recenti episodi di violenza, il 23 giugno, a Bani Ahmed, in Minya, una chiesa locale copta  è stata attaccata da un gruppo di salafiti, mentre il parroco locale è stato minacciato di morte. Nel villaggio di Awlad Khalaf dei cristiani non hanno potuto portare a termine la costruzione di un’abitazione privata di 350 metri quadrati. L’accusa, se così si può definire, è stata quella di volerla trasformare in una chiesta una volta terminati i lavori. Il rifiuto del proprietario a bloccare i lavori ha condotto un gruppo di musulmani ad attaccare le case vicine. I responsabili sono tuttora a piede libero. Aumentano, inoltre, i casi di rapimenti di giovani ragazze, obbligate alla conversione e a matrimoni forzati. Il 12 giugno, sempre nella provincia di Minya Nacy (14 anni) e Christine (16) sono scomparse. 


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