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SIRIA/ Pizzaballa: la preghiera di Francesco è la prima "arma" della pace

Per PIERBATTISTA PIZZABALLA, custode di Terrasanta, più che possibile la pace è necessaria e doverosa, bisogna quindi lavorare perché si possa costruire

Papa Francesco (Infophoto) Papa Francesco (Infophoto)

“Si alzi forte in tutta la terra il grido della pace”. Sono le parole di Papa Francesco in piazza San Pietro, dove il Santo Padre ha sottolineato come la fede è una “forza potente capace di rendere il mondo più giusto e più bello”. Ricordando l’appuntamento di sabato, Bergoglio ha spiegato che “vivremo insieme una speciale giornata di preghiera e digiuno, per la pace in Siria, nel Medio Oriente e nel mondo intero, anche per la pace nei nostri cuori”. Come sottolinea padre Pierbattista Pizzaballa, custode di Terrasanta a Gerusalemme, “più che possibile, la pace è necessaria e doverosa, bisogna quindi lavorare perché si possa costruire. Tutte le religioni devono contribuire a che ciò avvenga”.

 

Padre Pizzaballa, che cosa ne pensa dell’iniziativa del Santo Padre?

Siamo molto contenti e parteciperemo attivamente a questa giornata. In Medio Oriente preghiamo per la Siria già da molto tempo. Una giornata universale che coinvolga non solo i cattolici ma tutte le chiese e tutte le altre persone che lo desiderino, a prescindere dalla loro fede, rappresenta un momento di presa di coscienza molto importante. Il significato di questo invito del Papa consiste nel mettere tutto nelle mani di Colui che solo può toccare il cuore delle persone, cioè Dio.

 

Qual è il significato per il mondo, non soltanto cristiano, della proposta di una giornata di digiuno e di preghiera?

Il senso della Giornata indetta dal Papa è che certe situazioni si possono risolvere non certamente con la violenza, ma solo con la preghiera, con il dialogo e con il coinvolgimento di tutte le persone.

 

Quale sarà la risposta del mondo musulmano all’appello del Papa?

Come il mondo cristiano, così anche quello musulmano non è un monolite. Non si può dire quindi che cosa diranno o faranno i musulmani in quanto tale. La maggioranza delle persone semplici e moderate saranno contente di questa iniziativa e pregheranno come tutti per la pace in Siria. I fanatici da una parte e dall’altra vedranno invece tutto questo con astio e indifferenza. Bisogna quindi mettere da parte gli steccati tra cristiani e musulmani e partire dalla comune umanità di ciascuno lavorando insieme per il bene comune.

 

La pace in Medio Oriente è un fatto possibile o soltanto un’utopia?