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NEVERMIND/ L'anniversario: vent'anni del disco dei Nirvana, l'ultima rivoluzione rock

lunedì 5 settembre 2011

In una quanto rara combinazione di coincidenze mediatiche, quella che sarebbe stata definita l'ultima rivoluzione rock ebbe l'appoggio di cinema, editoria e naturalmente discografia. Rivoluzione rock, termine già di per sé ambiguo e restrittivo, ha senso proprio in quanto comprende non solo l'ipotetico arrivo sulle scene di un nuovo genere musicale, che ad ascoltarlo a fondo il grunge - è questa la rivoluzione di cui stiamo parlando - non ha poi granché di innovativo, quanto un impatto generale a livello sociale, culturale, politico. Anche di moda e costume, ovviamente. Più o meno quanto era avvenuto a metà degli anni 50 con l'avvento di Elvis e dei primi eroi del rockabilly (non si chiamava ancora rock'n'roll), a inizio 60 con l'esplosione della Beatlemania, a fine decennio con i fiori nei capelli degli hippie e a metà anni 70 con il punk. Tutti fenomeno che coinvolgevano non solo la musica, ma l'intera società. Qualcosa di analogo sarebbe accaduto con il grunge, esploso a livello internazionale grazie al successo inaspettato del secondo album di una semisconosciuta band di Seattle, nello Stato americano di Washington: "Nevermind" dei Nirvana. Proprio come il fenomeno dei Beatles ebbe forma a Liverpool, quello hippie a San Francisco e quello punk a Londra, anche questa nuova rivoluzione aveva la sua città, il suo covo, la sua mecca, una cittadina tra le più piovose e tristi d'America, nota fino a quel momento solo per essere sede degli stabilimenti della Boeing e per il miglior cappuccino degli States. Ma anche per il largo consumo di eroina.

La coincidenza mediatica di cui si diceva prima fu questa: nel marzo 1991 esce il libro "Generation X: Tales for an Accelerated Culture", esordio letterario dello scrittore canadese Douglas Coupland;  il 24 settembre 1991 esce il disco "Nevermind"; il 18 settembre 1992 esce nei cinema il film dello scrittore/giornalista/regista Cameron Crowe, "Singles". Fenomeni indipendenti tra di loro, eccetto il film "Singles" che racconta a fenomeno già esploso proprio il ritratto di Seattle e dei musicisti grunge, ma come ogni opera hollywoodiana dà a tale movimento la consacrazione ufficiale e di massa, questi tre eventi racchiudono, spiegano, esaltano e lasciano aperta la domanda relativa all'ultima rivoluzione rock, contribuendo ognuno a modo suo a portare tal rivoluzione alle orecchie e agli occhi del mondo intero. "Voglio mostrare alla società ciò che la gente nata dopo il 1960 pensa delle cose. Siamo stufi di stupide etichette, siamo stanchi di essere emarginati con lavori penosi e siamo stanchi di sentire parlare di noi da altri", avrebbe detto Coupland parlando del suo libro. Che oltre a descrivere perfettamente il buco nero in cui si trovavano i giovani americani in quel periodo storico a cavallo tra la fine degli 80 e l'inizio dei 90 in maniera efficace, divertente, cinica, ma anche commovente, ha il merito di dare un nome a quel fenomeno: la generazione X, una generazione senza neanche un nome tanto è priva di ogni ideale, motivazione, scopo di vita.

Sia il libro che il disco dei Nirvana danno un ritratto completo di una generazione figlia delle utopie pacifiste, rivoluzionarie, della cultura della droga e dell'espansione della coscienza, della libertà sessuale ereditate dai genitori e che si trova in mano niente altro che detriti ideologici e fallimenti su ogni campo, da quelli umani a quelli economici. Non è un caso che tutto questo movimento nasca a Seattle e dintorni, una regione depressa per il clima orribile (Seattle è la città più piovosa d'America), per la crisi economica - eredità delle spericolate avventure reaganiane - ideale ambientazione non a caso dell'inquietante film televisivo di David Lych, "Twin Peaks". Qui, dato i prezzi bassi delle case, vive dalla metà degli anni 80 una folta comunità artistica che più che darsi a creazioni, preferisce stordirsi di droga, eroina soprattutto. Ma qui si è diffusa sin dagli anni 80 una vivace realtà musicale, fatta di gruppi rock che mettono insieme le istanze punk, quelle hardcore e quelle hard rock in una etica detta del "do it yourself" tipica del punk: fai le cose da solo, non importa quanto sei bravo, ma fai qualcosa.





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