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IL DIBATTITO/ Il rock è morto? No, se il cuore è vivo...

venerdì 13 gennaio 2012

A lanciare la provocazione, in realtà non molto originale, è stato un articolo di Repubblica: il rock è morto. Immediatamente si è scatenato il dibattito a livello nazionale, sui social network e siti vari manco fossimo alle prese con una nuova manovra del governo Monti.
In realtà, vale la pena dirlo anche se in pochi se ne sono accorti, l'articolo faceva riferimento a un pezzo pubblicato a ridosso del Capodanno dal New York Times che introduceva il concetto, però legandosi - come in effetti ha molto più senso - alla realtà musicale americana.

"The year when rock just spun its wheels", l'anno in cui la musica rock ha bruscamente cambiato direzione. Il quotidiano americano lamentava che nel 2011 non si era assistito a nessun grande disco a opera di gruppi o solisti rock, un universo, si diceva, quello rock, in crisi come nessun altro. L'articolo di Repubblica cavalcava invece il concetto di mancanza dalle classifiche di dischi o singoli rock, a cui verrebbero preferiti Lady Gaga o artisti hip-hop.

Inoltre, a fronte dei nuovi movimenti di protesta come Occupy Wall Street, nessun artista rock era stato in grado di produrre un inno generazionale, chessò una - a caso - nuova Blowin' in the Wind (che peraltro Bob Dylan non scrisse per alcun movimento particolare, ma solo per se stesso, ma questa è un'altra storia). La musica rock in definitiva si sarebbe ridotta a riciclare se stessa senza più produrre novità esaltanti e di conseguenza verrebbe ignorata dalle masse.

È importante dire che per noi italiani questo è un concetto abbastanza relativo: la musica rock non ha mai fatto sfracelli nelle nostre classifiche, dove invece ha sempre dominato ad esempio - come è giusto che sia per ragioni culturali e di appartenenza storica - la musica melodica di impronta pop. Da Lucio Battisti a Laura Pausini, per intendersi. Ma comunque è un dato di fatto che da tempo non si producono più dischi epocali. Gli stessi grandi di un tempo, dagli Stones a Springsteen a Bob Dylan fanno buon esercizio di professionalità acquisita, ma il tempo dei brani memorabili è finito da molti anni. Il problema però andrebbe analizzato più a fondo, soprattutto per quanto riguarda le giovani leve incapaci di produrre alcunché di memorabile. I Nickelback, ahinoi, non saranno mai paragonabili ai Nirvana e i Blink 182 non saranno mai i nuovi Clash. Perché questo?




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