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Musica e concerti

BOB DYLAN/ Morte e mistero nei Basement Tapes: "The Bootleg Series Vol. 11"

Un cofanetto di sei cd contenente tutte o quasi le registrazioni leggendarie fatte da Bob Dylan e The Band nel 1967, i cosiddetti Basement Tapes. L'articolo di PAOLO VITES

Bob DylanBob Dylan

“Nella grande musica folk c’è un mistero, c’è magia, c’è verità e c’è la Bibbia. Non potrò mai avvicinarmi a tanto, ma ci proverò” (Bob Dylan, New York Daily News, maggio 1967)



Era l'estate dell'amore, era l'estate del 67. Ed era l'anno della musica magica, colorata, psichedelica. I Beatles si erano inventati la saga del Sergente Pepper e a San Francisco non ci potevi andare se non avevi un fiore tra i capelli. A Monterey salivano alte nel cielo farfalle colorate e le chitarre bruciavano sul palco. Era l'estate di pace & amore, era l'anno delle buone vibrazioni. Era il momento in cui Londra diventava swingin' e i Pink Floyd sognavano che tutti facevano l'amore su astronavi dirette verso spazi siderali. Le gonne diventavano mini, i capelli degli uomini sempre più lunghi, qualcuno andava in India a trovare il senso della vita e le droghe erano sempre di più e sempre più sconvolgenti. Il mondo stava cambiando, era l'anticipo dell'era dell'Acquario, e ogni cosa era possibile.

Ma qualcuno di tutto questo sconvolgimento cosmico non ne sapeva nulla o almeno lo ignorava.

Lassù, sulle Catskill Mountains, faceva freddo. Le case di legno erano disperse nei fitti boschi che guardavano dall'alto la meravigliosa vallata del fiume Hudson. Qua il senso di isolamento era totale. Potevi pensare di vivere ancora ai tempi dei primi esploratori che si imbattevano in qualche tribù indiana. Oppure nel tardo ottocento, quando quassù erano rimasti solo boscaioli, trafficanti di whisky clandestino, predicatori che fuggivano il demonio.

Anche loro in un certo senso erano fuggiti. Uno soprattutto. Era fuggito da una vita che lo stava ammazzando. Curiosamente, se non erano state le droghe, i contestatori che ogni sera si radunavano davanti al palco, le fan invasate che cercavano di strappargli i vestiti di dosso, i giornalisti a caccia di rivelazioni mistiche e rivoluzionarie, a ucciderlo - quasi - erano state proprio queste montagne solitarie. Un pomeriggio che stava facendo un giro in motocicletta, seguito a poca distanza dalla moglie in automobile, aveva affrontato una curva troppo velocemente e la luce accecante del sole che per un attimo aveva fatto capolino tra gli alberi lo aveva fatto sbandare mandandolo a sbattere. Si era quasi spaccato la schiena, ma quell'incidente gli avrebbe salvato la vita. Aveva infatti già dozzine di concerti programmati per i mesi successivi a cui non sarebbe certamente sopravvissuto. Adesso poteva invece riposare, ripensare a se stesso e alla sua vita, uscire dalla folle corsia di sorpasso in cui si trovava da troppo tempo e ricominciare la sua vita. Anzi no, poteva andare indietro nel tempo e in un altro mondo, dove nessuno gli avrebbe fatto del male. Poteva scegliere di andare indietro di quaranta, cento anni e trasferirsi nella Repubblica invisibile. Di fatto, c'erano dei fantasmi di quelle epoche lontane che lo stavano aspettando con impazienza. Da tempo gli chiedevano di riportarli in vita, di ridare loro la voce che era stata messa a tacere. E così sarebbe successo.

Nel mese di luglio del 1966 Bob Dylan quasi si spezzò l'osso del collo in un incidente motociclistico tra i boschi di Woodstock dove aveva una casa. Fu costretto a rimanere a letto e curarsi per molti mesi. I concerti programmati per l'autunno in almeno una cinquantina di stadi americani vennero cancellati. Intanto la sua band, quelli che una volta erano stati gli Hawks, uno dei migliori combo di rock'n'roll del Canada e che lo avevano accompagnato per circa un anno in giro per il mondo a presentare quella musica violenta, rivoluzionaria, beffeggiante, innovativa ma soprattutto bellissima beccandosi un sacco di fischi e insulti dagli integralisti di sinistra che li consideravano dei venduti al dio denaro, doveva aspettare che lui si riprendesse.