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SPILLO/ Cosa resterà degli anni Duemila? (Kurt Cobain contro gli hipster)

Un paragone - ironico - tra la musica degli anni 90 e quella degli anni Duemila, tra hipster e grunge, brit pop e low-fi: chi la vince? Secondo PAOLO VITES non ci sono paragoni...

Kurt Cobain (Immagine d'archivio) Kurt Cobain (Immagine d'archivio)

Da qualche tempo mi succede spesso: ho nostalgia degli anni 90. Non so bene perché, ma mi succede. Forse dipende dal solito fatto, cioè rimpiangere quanto abbiamo vissuto nel passato e considerarlo sempre migliore di quanto stiamo vivendo adesso. Un classico, insomma, della nostalgia umana. O forse dipende dal fatto che da quando siamo entrati nel terzo millennio non è accaduto niente degno di nota.  Sto parlando di musica naturalmente. Del resto di cose successe, purtroppo, dalle Twin Towers alla crisi economica globale, ce ne sarebbe da riempire una enciclopedia. 

Di certo negli anni 90 non avevo nostalgia degli anni 80, quel decennio non mi è mai mancato e credo non mi mancherà mai. Gli anni 70? In quelli ci sono dentro da sempre, praticamente sono una istantanea vivente di quel decennio e vista la musica che girava allora, non me ne pento e ci sto dentro alla grande. Sono sempre fortemente convinto infatti che l'ultimo grande disco della storia del rock sia uscito il 14 dicembre 1979, "London Calling" dei Clash ovviamente.

Se penso invece a questi ultimi tredici anni, a parte le band di cosiddetto neo folk (Avett Bros, Fleet Foxes, Mumford and Sons e chi più ne ha più ne metta) cos'altro è accaduto da farti fermare la macchina mentre hai la radio accesa e dire: accidenti che canzone? Che poi anche questi gruppi tendenzialmente hanno fatto un bel disco e poi niente di che. A me non viene in mente nulla, e infatti siamo sempre qui a lodare i dischi dei grandi vecchi, ormai vecchissimi. Già sapete chi intendo. Degli anni Duemila salvo due canzoni, neanche due dischi interi, però sono due grandi canzoni: England dei National e I and Love and You degli Avett Brothers. Quando escono quelle due canzoni dal mio stereo in macchina, devo sempre fermarmi. Hanno l'epicità e la tensione giusta per spezzare il cuore anche del più incallito bastardo. E Dio sa quanto bisogno abbiamo di canzoni come queste, solo che sembra non ne arrivino più.

No: perdonate, gli anni Duemila ci hanno regalato gli hipster: quando sento quella parola riferita a giovanotti con la barba incolta, gli occhiali da nerd e il rigoroso look alternative indie mi viene l'orticaria. Per un vecchio come me, infatti, hipster saranno sempre Jack Kerouac e Allen Ginsberg e i giovani degli anni 40 e 50. Controllo anche su wikipedia, sia mai che l'anzianità mi confonda: "Hipster è un neologismo nato negli anni quaranta negli Stati Uniti per descrivere gli appassionati di jazz e in particolare di bebop. Si trattava in genere di ragazzi bianchi della classe media, che emulavano lo stile di vita dei jazzisti afroamericani". Ottimo. Allora leggo anche la voce successiva: "L'hipster postmoderno si professa bisessuale e ottimo conoscitore della lingua inglese e ama appropriarsi dei codici delle generazioni precedenti, ammantandosi di un caratteristico stile rétro. Si serve in negozi di abiti usati, mangia preferibilmente cibo da agricoltura biologica, meglio se coltivato localmente, è vegetariano o vegano, preferisce bere birra locale (o prodotta in proprio) e ama le biciclette a scatto fisso, fixed". Onestamente non so neanche cosa sia una "bicicletta a scatto fisso". Ecco, un riciclatore "post moderno": ma si divertono? In realtà credo che la mia sia solo invidia: io ormai fuori tempo massimo anche per capire come aggiornare il mio i-Phone, connettere l'iPad e avviare l'iPod, loro che sembrano aver capito il senso della vita, con quell'aria con cui ti osservano se, come mi è capitato una volta, fai l'errore di andare al concerto dell'ultimo hipster alla moda. Mi sono sentito come un nero dell'Alabama a un concerto dei Lynyrd Skynyrd, e chi ha la mia età sa chi sono i Lynyrd. Ma poi, che sbadato: gli anni Duemila ci hanno dato anche il low-fi, i cantanti stonati che suonano una chitarra scordata registrandosi il disco nella loro cameretta grazie alle diavolerie tecnologiche di questi ultimi anni. Tristi e finto-iellati, un posto in miniera ci sarebbe anche per loro, volendo. Esagero e chiedo scusa a tutti, anche perché con la crisi del lavoro di oggi giorno penso non si trovi posto neanche in una miniera. Ma mi torna la nostalgia degli anni 90, quello sì.