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TECNOLOGIA/ Innovare in tempi di crisi si può

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È questo un momento storico interessante per l’innovazione nelle imprese. Se da un lato le situazioni di crisi riducono le capacità di investimento dall’altro, proprio perché toccano le prospettive future delle imprese, costituiscono una delle principali motivazioni per uscire da sentieri conosciuti e mettersi in discussione. In altre parole per innovare. Questo è il tema dell’indagine svolta sotto il coordinamento del Dipartimento di Discipline Economiche e Giudiriche dell’Università di Perugia (prof. Enrico Scaroni e prof. Massimo Paoli) nel periodo febbraio-maggio 2010 su un campione di circa 100 medie e grandi imprese italiane, industriali e di servizi.

 

Dato il limitato numero di aziende intervistate, l’indagine – per sua stessa ammissione – non è rappresentativa dell’universo delle imprese italiane, neanche di quelle medie e grandi, e trascura del tutto i casi delle piccole imprese, che sono la stragrande maggioranza in Italia. Tuttavia offre alcuni elementi utili a comprendere quali impatti abbia provocato la crisi economica sulle strategie di innovazione delle imprese e quali siano le tendenze di medio-lungo periodo. Sono stati esaminati sei diversi aspetti: l’impatto della crisi, le dinamiche settoriali e competitive, il ruolo dell’innovazione, le politiche di innovazione, l’innovazione collaborativa e cosa significa fare innovazione oggi.


Impatto della crisi. Il biennio 2008-2009 ha colpito duro ma il 45% delle imprese dichiara di essere cresciuta grazie agli sforzi di innovazione intrapresi. In generale solo il 25% delle imprese intervistate hanno ridotto gli investimenti in innovazione, il 43% li ha mantenuti stabili ed il 32% li ha incrementati. Il 53% ha aumentato il numero di progetti sia di nuove generazioni di prodotti sia investendo in nuove aree di business. È aumentato anche il numero di progetti sviluppati in collaborazione (48%). Forme diverse dall’autofinanziamento, anche se ancora limitate, sono aumentate dal 1% del 2001 al 7.3% attuale.


Dinamiche settoriali e competitive. La competizione si è intensificata. Per il 67% degli intervistati alla competizione tradizionale si aggiungerà la concorrenza da settori limitrofi in evoluzione e da paesi emergenti. Anche la domanda dei consumatori cambia e si diversifica. Aumenta la varietà rispetto al passato (88% degli intervistati) e aumenterà ancora in futuro (secondo il 92%). Cambiano le tecnologie rispetto al passato e anche le competenze necessarie per affrontare il futuro (per il 77%).

 


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