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CLIMA/ Eventi estremi: li spiega l’aumento della temperatura media

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Gli ultimi decenni hanno visto un brusco riscaldamento del nostro pianeta, accompagnato da marcati cambiamenti nella frequenza di eventi di caldo e freddo intenso. L’evoluzione temporale dell’occorrenza di questo tipo di eventi viene solitamente studiata valutando il numero di giorni in cui l'anomalia di temperatura, rispettivamente, supera o non supera determinati valori di  soglia. La comunità scientifica adotta indicatori con soglie definite su base percentile TX90/TX10, ovvero il numero annuo di giorni in cui l'anomalia di temperatura massima eccede/non eccede il novantesimo/decimo percentile relativo a un periodo di riferimento, e in modo simile per le temperature minime (TN90/TN10).

Da una recente analisi per l’Italia e l'Europa è chiaramente emerso un netto aumento del numero di eventi sopra-soglia e un più moderato calo del numero di eventi sotto-soglia durante gli ultimi 60 anni circa, maggiormente pronunciato per le temperature massime TX che per le minime TN e particolarmente evidente negli ultimi 30 anni. Per quanto riguarda le temperature massime, il ritmo di crescita di TX90, valutato sull’intero periodo, è quasi il doppio del ritmo di diminuzione di TX10, discrepanza ancora più marcata se ci si limita agli ultimi 30 anni. Una simile analisi è stata condotta anche sugli indici ottenuti fissando le soglie di eccedenza a percentili più lontani dalla mediana, ovvero nella parte più estrema delle code della distribuzione, per evidenziare il contributo delle anomalie più forti. Qui si nota che l’asimmetria tra i ritmi di variazione degli eventi sopra- e sotto-soglia viene ulteriormente enfatizzata, anche se la maggior ristrettezza del campione statistico indebolisce la significatività dei trend.

L'evidente incremento non-lineare nel tempo degli eventi sopra-soglia e la discrepanza tra il ritmo di variazione degli eventi sotto-soglia e quello degli eventi sopra-soglia sono spesso attribuiti a simultanei cambiamenti della media e della variabilità delle distribuzioni in frequenza della anomalie termiche. Tale ipotesi non risulta tuttavia compatibile con le osservazioni che mostrano come l’unico chiaro segnale climatico riguardi l'incremento del valor medio, mentre la variabilità e la forma della distribuzione sono rimaste immutate, ovvero la distribuzione si è spostata rigidamente verso valori più elevati.



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COMMENTI
28/01/2013 - Non è responsabilità dell'uomo (Carlo Cerofolini)

Pur non volendo entrare nel merito di quest’articolo, vorrei, dire che sarebbe fuorviante mettere in relazione quanto in questo si trova scritto con le attività umane, in quanto tutta la CO2 presente in atmosfera, che per altro è un ottimo concime naturale, contribuisce all’effetto serra solo per circa il 2% - mentre ben oltre il 90% è affidato al vapor d’acqua - e la produzione annua della CO2 antropica diretta fa aumentare la percentuale dei gas serra totali di appena lo 0,1%. Ridicolmente troppo poco per influenzare il clima. Comunque nelle ere geologiche passate le variazioni di temperatura hanno preceduto, non seguito, di 600-800 anni le variazioni di CO2 in atmosfera e pure i cambiamenti rapidi del clima ci sono sempre stati, come pure temperature più alte delle attuali di 2-3 gradi, senza che l’uomo avesse alcuna colpa. Inoltre è bene evidenziare che adesso con le attuali 390 ppm di CO2 siamo al massimo, perché tra il 1812 e il 1961 questa, secondo circa 900 misure fatte in oltre 400 siti, è variata fra 150 e 450 ppm ed ha toccato tre livelli di massimo nel 1820, 1855, e 1940 e quindi non è giustificato fare allarmismo su questo dato. Infine non c’è alcuna «impronta digitale» legata ai gas serra antropici che evidenzi un (supposto) riscaldamento del pianeta, mentre c’è perfetta correlazione fra attività solare e variazioni di temperatura e nessuna correlazione legata alla CO2 antropica negli ultimi 400 anni.