BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

NO OGM?/ Come ti smonto il pregiudizio antiscientifico che ci lascia solo rischi

Pubblicazione:

Infophoto  Infophoto

Recentemente sembra tornare di attualità un problema che ciclicamente interessa i politici e la pubblica opinione, ovverosia la validità o meno di coltivare in Italia piante geneticamente ingegnerizzate, organismi meglio noti al grande pubblico come Organismi Geneticamente Modificati o OGM. Una mozione riguardante gli OGM votata all’unanimità dal Senato il 21 maggio 2013 e un comunicato emesso, nella stessa data, dall’Ufficio stampa del Ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali hanno riacceso la discussione e da più parti si torna a chiedere l’applicazione, da parte italiana, di una clausola di salvaguardia atta a vietare la coltivazione di queste piante sul territorio nazionale.Non intendo addentrarmi sugli aspetti relativi alla liceità giuridica dell’applicazione di tale clausola di salvaguardia ma desidero invece puntualizzare gli aspetti tecnico-scientifici del problema poiché spesso si afferma che il ricorso alla clausola di salvaguardia sarebbe legato anche a supposte evidenze scientifiche circa i pericoli per la salute e per l’agrobiodiversità connessi all’uso di OGM.
E’ innanzi tutto necessario ricordare che, come recentemente indicato da una presa di posizione della Federazione Italiana di Scienze della Vita (FISV) che  riunisce circa 12.000 ricercatori delle principali società scientifiche italiane attive nel settore della biologia di base e applicata, in oltre 15 anni di coltivazione delle colture transgeniche e di consumo dei relativi prodotti non è riportato nella letteratura scientifica mondiale un solo caso accertato di danni per l’uomo. E’ anche opportuno tener presente che non coltivare OGM non significa non utilizzarli dal momento che, essendo l’Italia fortemente deficitaria di mais e soia per alimentazione animale e dovendo importarne ingentissime quantità da Paesi quali l’Argentina e il Brasile in cui ormai varietà OGM di queste due specie sono la norma, noi non coltiviamo ma utilizziamo ampiamente prodotti GM per l’alimentazione degli animali in produzione zootecnica.
Ciò premesso, continuando a seguire quanto indicato dalla FISV, per quanto attiene nello specifico al mais, specie alla quale appartiene la sola varietà contenente un evento di trasformazione (MON810) che al momento potrebbe essere coltivata in Italia, viene esposto quanto segue: 
- per questa pianta non esistono nel nostro Paese specie spontanee sessualmente compatibili, pertanto un suo sia pur minimo impatto sulla flora italiana attraverso il flusso genico verticale (da pianta a pianta) è da escludersi; quanto al flusso genico orizzontale (da pianta a microrganismi del terreno), esso è un fenomeno assolutamente naturale i cui ipotetici rischi non sono connessi nello specifico al trasferimento di transgeni ma al trasferimento di qualunque gene presente in una pianta che entra in contatto con microrganismi del terreno, anche se appartenente a una varietà costituita con metodi di miglioramento classici o a una varietà tradizionale;



  PAG. SUCC. >


COMMENTI
26/06/2013 - Il male minore. (claudia mazzola)

Non moriremo certo per gli OGM.