Il cuore dei professori

- Roberto Fontolan

I poteri sbalorditivi dei professori che fanno quadrare i conti sono il prezzo che paghiamo alle riforme non fatte, al debito non pagato, all’ignavia dei governanti commenta ROBERTO FONTOLAN

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Mario Monti (Foto Ansa)

Non deve essere stato facile. Uno studia tutta la vita, per anni ha spiegato ai politici come far quadrare conti e come rilanciare l’economia, e poi si trova a tassare e tartassare come un qualunque ministro di governo democristiano, prodiano o berlusconiano. Benzina, casa, barche, elicotteri, capitali, investimenti, redditi, pensioni, Iva. Ormai i combattenti del fisco agiscono in cielo, in mare e in terra; nel tempo presente, in quello futuro (l’Iva aumenterà se non…) e prodigiosamente riescono anche a spingersi nel passato (con la riapertura del dossier “soldi scudati”); a livello nazionale e livello locale.

Parliamo, sia chiaro, non di umani ma di semidèi dotati di certosina determinazione e singolare fantasia, che si avvantaggiano l’uno delle conquiste di chi li ha preceduti senza mai recedere di un passo, al punto che oggi riesce difficile anche solo immaginare uno spazio fisico o un minuto di tempo della tua vita senza l’incombere di una qualunque autorità pronta a ghermire i tuoi soldi. Non solo, ma basta che pensino: benzina ed ecco che tac, è già aumentata. I loro sbalorditivi poteri sono il prezzo che paghiamo alle riforme non fatte, al debito non ripagato, a generazioni di governanti ignavi, al lassismo pubblico, agli schiaccianti interessi personali e clanici, alla corruzione sfrenata, alla giustizia ingiusta, all’euro sbagliato. Lo sappiamo, ci è stato ripetuto fino alla nausea, e purtroppo è proprio così.

Solo che ora, specie dopo gli ultimi tre anni vissuti pericolosamente, l’aspettativa era un po’ diversa. Tecnici, manager e professori, gente veramente esperta e autorevole e sobria, ecco la nostra squadra di “Intoccabili” (la migliore e insuperata interpretazione di Kevin Costner) che gliela farà vedere allo Stato-partito e ai partiti-Stato, a quei mangiasoldi a tradimento, a quegli alcapone che allignano nei palazzi del Potere. C’è così tanto da fare e da rifare che non avranno nemmeno il tempo di andare in televisione, dove invece bivaccavano quegli altri. Soprattutto c’è da ritrovare una ragione sociale: che ci facciamo noi sessanta milioni di individui in Italia? Abbiamo qualcosa in comune? Chi ha una idea interessante per mettere d’accordo il bene personale e il bene pubblico?

Slancio ideale, proposta culturale, ecco ciò di cui abbiamo bisogno, ecco quel che rianimerà il corpaccione tricolore invecchiato e logoro. E poi sì, d’accordo: tagli, amministrazione rigorosa, sacrifici duri, chi può fingere che non siano necessari? Dunque fiducia allo squadrone di homines novi – sempre pensando positivo no? – e allora dàgli con proposte, suggerimenti, contributi: giovani, famiglie, imprenditoria, scuola, corpi sociali, un turbinìo di idee per una Big Society all’italiana (che poi quelli l’hanno copiata da noi, ma vabbè): i professori capiranno bene che siamo disposti a pagare prezzi alti ma ancor più disposti a giocare senza risparmio la partita della vita per salvare la nostra bella patria.

Finora non è andata così. Guai a pensare che si stava meglio quando si stava peggio (è piuttosto comico parlare di “democrazia sospesa”), ma occorre onestamente riconoscere che da tecnici e ministri provenienti da Todi o da altre località è arrivata una bella botta. E mentre nella testa frullano tante domande di buon senso comune (tipo: ma un professore lo sa che soffocare il ceto medio non è una buona ricetta economica? come può un manager consentire alle Regioni l’aumento dell’Irpef e non vietare che un consigliere regionale, laziale ad esempio, disponga di uno staff di quattro o cinque persone? oppure scatenare i comuni sull’Imu e permettere che un sindaco arruoli ufficiali-stampa che nemmeno alla Casa Bianca?), sappiamo che non possiamo lasciarci sopraffare dalla rassegnazione. Anche i professori hanno un cuore ed è lì che occorre puntare.

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