Il popolo dei santi

La vita dell’uomo su questa terra è partecipazione alla resurrezione di Cristo e alla sua croce, gioia e dolore, pena e letizia. Mons. MASSIMO CAMISASCA ci introduce alla Pasqua

20.04.2011 - Massimo Camisasca
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Benedetto XVI a Santiago de Compostela (Ansa)

Benedetto XVI conclude il suo ultimo libro su Gesù di Nazaret indicando nelle grandi figure dei santi la visibilità della resurrezione. Attraverso le loro vite, i loro volti trasfigurati (come non pensare al corpo di Giovanni Paolo II, soprattutto durante gli ultimi anni di vita, attraversati dal paradosso di una grande fragilità unita ad una forza espressiva eccezionale!), le loro opere, le loro parole siamo catturati dentro l’esperienza di Gesù risorto.

I santi non sono solo coloro che la Chiesa riconosce come tali con atto formale. Sono intorno a noi, camminano sulle nostre strade, ci parlano. Insieme formano quel popolo che è la Chiesa, miracolosamente unito, pur nelle difficoltà delle invidie reciproche, dei malintesi, dei peccati più gravi e ripugnanti.

L’evento della resurrezione si rende accessibile a noi in «un presente che ci provoca e percuote», come disse qualche anno fa don Giussani. Esiste su questa terra un popolo di gente che cammina verso la santità, che accetta di cambiare, di lasciarsi plasmare dal dono della fede. Sono persone come noi, peccatori come noi, ma portatori di speranza. Attraverso la loro testimonianza sperimentiamo la vicinanza di Dio, comprendiamo un po’ di più che ogni istante può essere un passo verso il Bene e che ciò che è veramente definitivo non è il male che compiamo, ma, dentro i nostri limiti, l’abbraccio luminoso del Cristo risorto.
Alla luce di queste esperienze, possiamo comprendere che la liturgia non è soltanto un succedersi di momenti, lungo il corso dell’anno, che ripresentano le tappe fondamentali della vita di Gesù e che ci permettono di entrare nella sua esperienza. Essa ci rivela soprattutto la dimensione definitiva della nostra esistenza, ciò per cui siamo fatti.

Vidi ritto in mezzo al trono, circondato dai quattro esseri viventi e dai vegliardi un Agnello, come immolato (Ap 5,6). Questa splendida immagine dell’Apocalisse di san Giovanni, l’Agnello in piedi e trafitto allo stesso tempo, ripresenta i tratti del corpo di Cristo così come appare nelle sue manifestazioni dopo la resurrezione: sereno e con i segni della sua passione. Il senso di tutta la storia, degli avvenimenti che accadono attorno a noi e nel mondo, è racchiuso in questa immagine.

Attraverso il dono dello Spirito, il corpo di Cristo ci raggiunge oggi chiamandoci, da una parte, a partecipare della sua passione: anche noi siamo trafitti dalle divisioni che ci allontanano, dai tradimenti degli amici, dalle catastrofi naturali che colpiscono i nostri fratelli… Dall’altra il Risorto continua la sua esperienza nelle nostre vite donandoci la forza di restare “in piedi” di fronte alle prove, di affrontare le sfide quotidiane portando negli occhi la luce dell’immortalità.

Questi due tratti del corpo risorto di Cristo, luminoso e al tempo stesso piagato, non possono essere disgiunti. La vita dell’uomo su questa terra è partecipazione alla resurrezione di Cristo e alla sua croce, gioia e dolore, pena e letizia. Sono un solo mistero, come appare chiaro in ogni amore, dove passione e gloria si uniscono e quasi si confondono.

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