Il Natale e il nostro destino

- Lorenzo Albacete

La divisione tra il corpo e lo spirito è una semplificazione del tempo in cui viviamo. Nell’arte cristiana e nel Mistero del Natale si scopre che non è così. Ne parla LORENZO ALBACETE

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Michelangelo, Giudizio Universale, Cappella Sistina (Particolare) (Immagine dal web)

Da una breve notizia, che è riuscita a entrare nelle cronache della scorsa settimana, ho sentito che si parla di chiudere al pubblico la Cappella Sistina fino a quando saranno terminati i lavori di restauro. Mi sono così ricordato della storia del pittore Paolo Veronese, che fu convocato davanti all’Inquisizione per aver dipinto “figure inappropriate” intorno alla rappresentazione dell’Ultima Cena. Veronese ricordò loro che queste figure erano presenti anche nel lavoro originario di Michelangelo nella Cappella Sistina. Subito, un membro del Tribunale dell’Inquisizione si alzò in difesa di Michelangelo con una risposta diventata famosa: “Non sai che in queste figure non vi è cosa se non di Spirito?”.

In un discorso ai partecipanti ad un incontro promosso l’anno scorso dal Pontificio Istituto Giovanni Paolo II per gli Studi su Matrimonio e Famiglia, Papa Benedetto ha ricordato questa storia, sollevando un argomento che dovremmo avere sempre presente alla nostra memoria: “Da moderni facciamo fatica a capire queste parole, perché il corpo ci appare come materia inerte, pesante, opposta alla conoscenza e alla libertà proprie dello spirito. Ma i corpi dipinti da Michelangelo sono abitati da luce, vita, splendore. Voleva mostrare così che i nostri corpi nascondono un mistero. In essi lo spirito si manifesta e opera. Sono chiamati ad essere corpi spirituali, come dice san Paolo (cfr. 1Cor 15,44). Ci possiamo allora chiedere: può questo destino del corpo illuminare le tappe del suo cammino? Se il nostro corpo è chiamato ad essere spirituale, non dovrà essere la sua storia quella dell’alleanza tra corpo e spirito? Infatti, lungi dall’opporsi allo spirito, il corpo è il luogo dove lo spirito può abitare”.

Durante la scorsa settimana, sono stati seppelliti tutti i corpi dei bambini uccisi alla scuola Sandy Hook in Connecticut e, malgrado le cronache fossero occupate dalle discussioni sul “fiscal cliff” e sulle questioni del budget federale, ci si trovava ogni tanto di fronte alle cerimonie funebri per questi bambini.

Altri argomenti principe delle cronache dell’ultima settimana sono stati il costante svilupparsi della campagna in favore del matrimonio omosessuale, le vergognose parole del capo della National Rifle Association sulle armi nelle scuole (che si è opposto a ogni limitazione nella vendita delle armi, proponendo invece che in ogni scuola vi siano agenti di sicurezza armati per proteggere gli scolari, ndt) e i timori di chi è terrificato dall’idea di perdere il diritto a portare armi per colpa dei progressisti di Obama.

Poi c’è il Natale.

C’è un legame tra tutte queste storie, il corpo umano e la sua natura come simbolo. Questo è parte di una concezione sacramentale della realtà e di una visione liturgica del comportamento umano, cioè il Mistero che si è rivelato per la prima volta nel Natale. “Questo cammino dalla creazione trova la sua pienezza con l’Incarnazione, con la venuta di Cristo. Dio ha assunto il corpo, si è rivelato in esso. Il movimento del corpo verso l’alto viene qui integrato in un altro movimento più originario, il movimento umile di Dio che si abbassa verso il corpo, per poi elevarlo verso di sé”. Senza questa concezione della realtà, il destino del corpo umano sarà solo una morte violenta.

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