Anticlericalismo alla Monti

- Renato Farina

L’unica cosa chiara per ora è l’effetto annuncio ottenuto dal governo di Mario Monti. Cioè, la Chiesa pagherà l’Ici o Imu, o quel che sia. Comunque pagherà. Il racconto di RENATO FARINA

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L’unica cosa chiara per ora è l’effetto annuncio. Cioè, la Chiesa pagherà l’Ici o Imu, o quel che sia. Comunque pagherà. A questo punto alcune sparse osservazioni sono necessarie.

1. Il sotterfugio. Per impedire discussioni, che in fondo sono il sale della democrazia, Monti ha taciuto di questa decisione, tenendo segreto il testo. Emendamento infilato all’ultimo istante nel decreto sulle liberalizzazioni. Come dire. Non voglio problemi, meno se ne parla meglio è. Personalmente nutro una profonda stima nei confronti di Monti e non mi aspettavo un giochetto da vecchio giocatore di poker.

2. La vigliaccata. Monti ha detto testualmente che l’Ici fatta pagare alla Chiesa serve a far abbassare le tasse. Come dire: la Chiesa godeva di un privilegio ignobile. Tu pensionato pagavi più tasse per fare un piacere ai preti. Questo tipo di ragionamento di Monti è da falsario. Lo dico con durezza. Non si fa cosi. Non è proprio giusto.

3. Non è ancora chiaro che cosa la Chiesa dovrà versare e per quali edifici. Infatti, si dice che le strutture destinate ad attività commerciali verseranno d’ora in poi l’obolo allo Stato. In realtà anche il bar dell’oratorio, il negozietto dei rosari al santuario commerciano. Gli utili eventuali, irrisori peraltro, finiscono nel calderone di ciò che non è “destinato alla suddivisione di profitti, ma alla carità e all’aiuto sociale”. Dovranno pagare l’Imu? Non si capisce. Di certo ci saranno contenziosi spaventosi. Chiuderemo gli oratori?

4. E gli asili? E le scuole? Non si capisce. Vendere magliette o la liquirizia fa sì che si debba pagare qualche migliaia di euro di Imu? Il tutto per far pagare meno tasse? Ridicolo. Demagogia. Anzi molto grave. È il ribaltamento del principio di sussidiarietà. Lo Stato diffida a prescindere da chi vuole fare. Del bene mettendosi insieme con altri. Qualcuno dice: ci sono alberghi lussuosi in mano a enti ecclesiastici. Che paghino, sia chiaro. Ma i convitti legati a parrocchie e a scuole o università?

5. Io resto dell’idea che, specie oggi, togliere denari alla Chiesa sia levare risorse ai poveri. Ovvio: guai a chi abusa, a chi ingrassa fingendo carità e in realtà lucrando sulle opere di bene. I lussi di certi prelati e di loro enti sono intollerabili (e ce ne sono). Ma non si possono punire gli ultimi per i vizi di qualche finto benefattore.

6. Mi colpisce molto, e deve far riflettere, che un documento per tutelare il no profit, che non sono solo le opere della Chiesa, sia stato firmato da personalità di sinistra come il vecchio tesoriere dei Ds, Ugo Sposetti. Occorre tutelare l’iniziativa gratuita di ci si impegna per un ideale. Qualunque sia la tradizione di riferimento. Ora pensare che si possano spremere 600 miloni o addirittura due miliardi di euro dalla Chiesa e dal non profit significa che si intende procedere a una spremitura pazzesca di risorse.

7. Vedremo come sarà in dettaglio il famoso emendamento. Se farà pagare anche un euro di tasse al mio oratorio sotto casa, o alla scuola libera fondata con tanti sacrifici, o al santuario di Caravaggio perché vende le candele votive nel negozietto, come deputato negherò la fiducia a Monti. E, se non mi vedono, gli taglierò le gomme della sua sobria auto blu.

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