Se (anche) Quota 100 porta recessione

Il Reddito di cittadinanza è stato piuttosto bersagliato da critiche in queste settimane. Ma anche Quota 100 non è esente da difetti

13.02.2019 - Gianni Credit
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Reddito di cittadinanza, decreto no-Jobs Act, demagogia no-Tav&Tap: M5S resta il grande accusato fra i due partner di governo sul versante della politica economica, mentre la produzione industriale arretra, le stime Ue del Pil italiano 2019 tendono a zero e lo spread si riaccende, Si fanno tuttavia più nette e udibili anche le critiche a Quota 100, il provvedimento “made by Lega” nell’ultima manovra. 

Francesco Mazzolari, economista del Centro studi Confindustria, ha proposto nei giorni scorsi uno spunto d’analisi che sta trovando condivisione estesa anche oltre il mondo imprenditoriale. Il focus punta sulla spirale recessiva che s’intravvede nell’impatto reale atteso nel medio periodo di Quota 100: ben diverso da quello disegnato dalle narrazioni politico-elettorali. Un ragionamento in parte elementare quello della nota Confindustria (riecheggiato in questi giorni anche da un super-esperto previdenziale come Alberto Brambilla); in parte critico, invece, dell’eccessiva elementarietà dei modelli di analisi delle dinamiche del mercato del lavoro implicite in Quota 100.

Primo: “Chi va in pensione cinque anni prima ha una decurtazione immediata del reddito, che si porterà dietro per una durata stimata di 22 anni. Riuscirà a mantenere lo stesso tenore di vita? Dipende se ha risparmi ben investiti; dovrà comunque fare bene i calcoli se non vuole ritrovarsi in difficoltà nel futuro”. 

Seconda prospettiva: “L’Inps stima che nel 2012 l’innalzamento dei requisiti pensionistici con la riforma Fornero abbia spiazzato il lavoro per un giovane ogni tre pensionandi bloccati in azienda. Ci si chiede se ora varrà il contrario con Quota 100. Se sì, potrebbero aprirsi 200mila posti di lavoro in più nel triennio per rimpiazzare i 600mila ‘quotisti’ attesi: anche se le prime domande già arrivate all’Inps sono in buona parte di non occupati e quindi non si liberano posti di lavoro. E poi più pensionati significheranno tasse maggiori sul lavoro, che scoraggeranno la domanda”.

Terzo e non ultimo. “E i più giovani, i nipoti di chi andrà in pensione? Le loro prospettive non sarebbero migliori se i 21 miliardi stanziati per finanziare Quota 100 fossero andati a finanziare investimenti, capitale umano o infrastrutture, in grado di generare crescita e occupazione?”.

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