L’occasione delle elezioni

- Fernando De Haro

A distanza ormai di una settimana possiamo comprendere meglio cos’è successo alle elezioni spagnole e cosa può accadere ora

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Pedro Sanchez (Lapresse)

A distanza di una settimana possiamo comprendere meglio cos’è successo alle elezioni spagnole e capire l’opportunità che la nuova situazione politica può offrire. Dopo dieci mesi di governo precario, il Psoe ha ottenuto un’ampia vittoria (123 seggi su un totale di 350) in un Congresso con cinque forze di peso nazionale. Tutto questo in un’Europa in cui i partiti tradizionali tendono a scomparire. La vittoria è dovuta al recupero del voto che si era spostato verso il populismo di sinistra (Podemos), alla mobilitazione di un milione di elettori di sinistra in più e alla frammentazione della destra in tre forze (Pp, Ciudadanos e Vox). Circa un terzo dei voti di Vox (700.000 preferenze) è rimasto senza rappresentanza parlamentare a causa della legge elettorale e ciò ha favorito il Psoe.

La vittoria dei socialisti non si può comprendere senza l’emergenza Vox, convenientemente usata per seminare il panico e mobilitare gli astensionisti di sinistra. La nuova formazione si presentava come il partito che, dopo anni di rinuncia della destra a principi e valori, veniva a restaurarli. Ha fatto dell’unità della Spagna, della lotta contro l’ideologia di genere, l’aborto e il femminismo le sue bandiere. Non è un partito come il Front National o Alternative für Deutschland, perché riceve solo il 5% di voti disincantati dalla sinistra. È un partito sostenuto da una certa destra sociologica, che curiosamente fa proprio qualcosa che è tipico della sinistra utopica: trasformare la politica in uno strumento salvifico, reclamare la teologizzazione della politica perché difenda certi valori, anche se questi sono stati abbandonati o relativizzati dalla società (si finisce per dare la colpa alla “ingegneria sociale” per la sua distruzione).

Vox, che affronta il progressismo, finisce per assumere i principi metodologici rivoluzionari, in particolare un certo manicheismo dialettico. Per alcuni è il partito cattolico, nonostante abbia perso la cosa più cattolica che c’è in politica: la “riserva escatologica”, il riferimento delle due città. La volontà espressa di affermare politicamente certi valori, perché il Pp non lo faceva, e lo spostamento del Pp verso le posizioni di Vox hanno portato alla mobilitazione di una quasi-maggioranza di sinistra (48%) e alla crescita dell’opzione liberale che non si riconosce in quei principi. L’impegno nell’affermare un bene non negoziabile ha contribuito a non far realizzare un bene possibile.

La vittoria dei socialisti in qualsiasi altro paese dell’Unione europea potrebbe essere vista come una buona notizia. È stata accompagnata dal forte emergere di un partito cerniera liberale (Ciudadanos) e arriva dopo che il ciclo del centrodestra (Pp) è stato esaurito dalla gestione della crisi e dalla corruzione. Ma non è così semplice. La sconfitta del centrodestra (Pp) permette di prevedere non la scomparsa del partito, ma una lunga traversata del deserto, che certamente non farà bene al sistema dei contrappesi. A meno che i liberali di Ciudadanos non lo sostituiscano completamente (molti ex elettori del Pp hanno già fatto questa sostituzione nella loro mente).

Metà degli spagnoli (destra e sinistra sono tecnicamente alla pari) è spaventata da un governo socialista e inquieta. Il trionfo di Sánchez è accompagnato da un’emergenza del voto indipendentista catalano e dalla crescita della rappresentanza del partito erede dell’Eta (Bildu). Il dialogo di Sánchez con gli indipendentisti in passato e la volatilità delle sue posizioni sul modello territoriale fanno temere a molti che ci saranno delle cessioni. In realtà, il risultato ottenuto consente a Sánchez di non dipendere troppo dall’indipendentismo. E, una volta terminato il processo ai politici incarcerati, sarà il socialismo a dover decidere su un prevedibile (e in parte giustificato) indulto e sull’apertura di vie politiche per affrontare il conflitto.

Buona parte della classe imprenditoriale, in particolare le piccole e medie imprese, temono che l’aumento dei contributi sociali e delle tasse (il Psoe ha inviato una previsione a Bruxelles con un aumento della pressione fiscale di 26,5 miliardi nei prossimi quattro anni) siano un ostacolo alla crescita economica. C’è timore che Podemos conti troppo.

Nel campo sociale (eutanasia, genere) e della libertà educativa, il governo spagnolo sarà radicale e statalista. Il crollo del Pp (che con grande difficoltà in poche occasioni ha fatto da contenimento) e lo scarso peso di Vox rendono impossibile pensare che nella politica spagnola ci sarà un apprezzamento per l’iniziativa sociale nell’istruzione e per i valori di un’antropologia tradizionale. Al massimo, sulla questione educativa, ci saranno alcuni governi regionali meno statalisti del Governo centrale.

Sono giustificate tutte queste paure? Paradossalmente questa situazione, che non è desiderabile, può essere una grande opportunità perché aumenta lo spazio della responsabilità sociale e personale. Perché una società civile, troppo dipendente dal potere politico, sia più creativa. Questa può essere l’occasione per verificare se una certa esperienza e concezione della persona e della società è vera, cioè se può farsi spazio senza sostegno politico o con il potere contro. Per verificare se la libertà e il rischio di educare si fanno strada in qualsiasi circostanza.

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