Craxi e le amnesie italiane sulla giustizia

- Gianluigi Da Rold

In questi giorni, in cui è emerso il caos del Csm e della magistratura italiana, tornano dagli schermi tv le parole di Craxi del ’92

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Bettino Craxi (1934-2000) (LaPresse)

I tempi della storia sono, a volte, veramente micidiali e spesso ripetitivi sotto altre forme. Bettino Craxi che parla alla Camera nel luglio del 1992 (un discorso ripetuto in ben tre occasioni) sull’illegalità del finanziamento pubblico ai partiti, tollerato da tutti fino al 1989 e poi amnistiato (quasi notte tempo) al momento del crollo del Muro di Berlino, è ritornato sugli schermi televisivi di questi giorni, con immagini di repertorio, mentre si discuteva del putiferio al Consiglio superiore della magistratura.

Secondo uno dei Presidenti emeriti della Repubblica dei tempi di Craxi, Francesco Cossiga, il segretario del Psi aveva di fatto, con coraggio, cominciato a elaborare una “grande confessione” di sistema, che avrebbe dovuto sollevare la quasi congenita coltre dell’ipocrisia italiana, rivelare manovre segrete di vario tipo consumate durante la prima repubblica, non solo in materia finanziaria, ma piuttosto di politica-finanziaria, anche con interessi privati, e chiarire finalmente anche i reali rapporti di forza tra il mondo occidentale e “l’impero sovietico”, caduto ma ben presto trasformatosi in forza emergente con “pretese imperiali” dell’Est Europa, così come la Cina è ritornata a esserlo dell’Estremo Oriente.

Il minimo che si poteva fare in quell’occasione era una “commissione d’inchiesta” sull’intera vicenda del “finanziamento illecito e di tangentopoli”. Ma, con una prudenza fuori dal comune, nel Paese delle “commissioni permanenti”, quella commissione non si volle fare mai.

Sarebbe stato importante, perché avrebbe stabilito non solo il livello delle responsabilità dei vari partiti, ma avrebbe anche chiarito quale vocazione l’Italia aveva nei confronti dell’Occidente, con il Partito comunista più forte nell’ Europa libera, collegato all’Urss, e con le perplessità che gli stessi americani avevano avuto all’inizio del 1949 nell’associare l’Italia alla Nato.

Il Presidente Harry Truman aveva chiesto a Dean Acheson, l’allora segretario di Stato: “Ma l’Italia non ha perso la guerra? Che diranno gli altri che sono stati aggrediti e poi hanno vinto per accettarla nell’alleanza nordatlantica?”

Acheson e altri convinsero il Presidente e il Congresso Usa sull’ingresso immediato dell’Italia nella Nato (altri paesi come la Germania furono aggregati più tardi) per una serie decisiva di ragioni, ma rimasero sempre in allerta rispetto alla pressione “sovietica” sull’Italia e alle giravolte operate dal Pci. Anche se oggi, persino i “giornaloni” che avevano un occhio a sinistra rivendicano la loro occidentalità. Forse non si ricordano quello che hanno scritto su Comiso e gli “SS20” sovietici. Devono essere gli scherzi dell’Alzheimer.

Comunque, incredibile paradosso storico hegeliano, proprio la magistratura, che decise la principale liquidazione di Craxi, oltre a quella di altri quattro partiti democratici, lasciò a postcomunisti, democristiani dialoganti con l’ex Pci e ai post-fascisti di Gianfranco Fini, un tempo pupillo della signora Almirante, il titolo di “protagonisti morali”. E quindi a loro lasciò il compito di “rifare l’Italia”, un affronto incredibile al titolo del celebre discorso di Filippo Turati nel giugno del 1920.

Ora, l’Italia sembra che non sia stata “rifatta” bene, in tutti i suoi graduali e immaginari passaggi della cosiddetta “seconda” e “terza” repubblica, ma l’ultimo “incidente” (eufemismo) del Csm, apre l’ennesima delegittimazione delle istituzioni e soprattutto quello dell’Ordine giudiziario. Una perdita di credibilità che si è consumata tra farse di riunioni notturne in alberghi romani per decidere i futuri procuratori della Repubblica, anche qualche regalino, e pure l’assurdità di magistrati indagati che decidono di indagare su altri. Il tutto dopo una raffica di intercettazioni telefoniche, che chissà chi ha deciso e chissà per quale ragione escono a puntate sui giornali come un serial televisivo.

Tranquilli! Non sarà nominata alcuna commissione per i rapporti tra politica e giustizia, perché in effetti la scoperta dell’acqua calda produce fremiti solo agli sprovveduti e poi perché c’è una voglia matta di mettere tutto a tacere. Soprattutto prima che le persone comuni ricordino e facciano alcuni ragionamenti.

Il “direttore” del Corriere del 1992, chiamato il gestore dell’innamoramento tra i gatti dei “portinai di via Solferino e del Palazzo di giustizia”, che si scambiavano informazioni riservate, partiva, in un editoriale di un paio di giorni fa, dal “caso Lula”, il presidente brasiliano, per sfiorare le questioni della politicizzazione della magistratura italiana e dei “caso Palamara”. Una comica! Tuttavia, l’occasione per “rimpiazzare” le “commissioni impossibili” e per sconfiggere l’ipocrisia italiana può arrivare presto da un Comitato che si occupa del “ventennale della morte” di Bettino Craxi (19 gennaio 2020) con diverse iniziative che potrebbero svelare alcuni punti rimasti oscuri. Non ci saranno solamente da smascherare le “balle” sul debito, sulla politica economica sbagliata (ci sono i numeri), sulla “grande riforma” mancata e sul “piccolo affare” di Sigonella, che restituì all’Italia un onore perduto di mantenimento delle alleanze, ma allo stesso tempo di doverosa rivendicazione di indipendenza e di non subalternità.

Probabilmente, usciranno dall’archivio della Fondazione Craxi e dalla testimonianza di diversi personaggi storici il ruolo che ebbe la magistratura, “l’apripista” sprovveduto per alcune operazioni di svendita del Paese, con la completa delegittimazione della classe politica e il rovesciamento completo della politica economica italiana a un punto tale (sono sempre i numeri a confermarlo) della mancata crescita a partire dal secondo semestre del 1992.

Sarà interessante vedere come i “resti sparpagliati” dei grandi giornali e dei “deliri televisivi” seguiranno i lavori di questo Comitato, le varie iniziative e le dettagliate testimonianze storiche. Non cambierà ovviamente nulla e la storia la scriveranno ancora “con i piedi” quelli che l’hanno fatto in questi anni. Ma forse per la prima volta, si inserirà un momento di riflessione più completa, generale, magari di ripensamenti e di dubbi. Poca roba, ma almeno un briciolo di comprensione maggiore del contesto italiano che è sempre stato piuttosto complicato.

Intanto, per pura curiosità, si vorrebbe conoscere dai rappresentanti della “seconda repubblica”, perché si era stabilito che il “condannato” Bettino Craxi, doveva avere “funerali di Stato” nella cattedrale di Tunisi. Misteri e contorsioni italiane.

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