Banco Alimentare, la carità di popolo che non si arrende

- Giovanni Bruno

L’attività della Rete Banco Alimentare non si ferma in questo momento di emergenza. Anzi, diventa ancora più importante e fondamentale

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(foto Piergiorgio Greco)
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Noi ci siamo. Lo abbiamo detto sin dall’inizio dell’emergenza; lo abbiamo ripetuto e dimostrato nel lavoro quotidiano mai tralasciato che i 21 Banchi della Rete Banco Alimentare hanno svolto finora. Un lavoro reso sempre più difficile dapprima per il venir meno dei tanti volontari che abbiamo lasciato a casa perché ultrasessantacinquenni, come avvenuto del resto in tante delle strutture assistenziali-caritative da noi seguite. E poi le difficoltà a reperire i dispositivi di sicurezza e a organizzare il lavoro perché si svolgesse nel completo rispetto delle indicazioni delle Autorità. E poi il rapidissimo aumento, del 10, del 20, con punte del 40 e più per cento della richiesta di cibo da parte delle strutture convenzionate, soprattutto per la richiesta di coinvolgimento e di aiuto giunta da parte di tanti Comuni, anche per provare a rendere coordinata la distribuzione dell’aiuto alimentare.

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Una corsa costante contro il tempo, con norme in continuo cambiamento che ogni volta chiedevano nuove attenzioni – oltre alla comprensione dei Prefetti e al buon senso delle forze dell’ordine che dobbiamo sempre ringraziare – con un occhio attento anche alle disponibilità economiche. Perché chi, come Banco Alimentare, si regge sulle donazioni, si trova di fronte a una programmazione del proprio fundraising totalmente saltata e impossibile, ora, da riprogrammare. Dunque, un grande impegno nella richiesta di aiuti anche in denaro – perché il cibo da solo non si muove – con commoventi e pronte risposte, a partire dalla CEI e da alcuni donatori privati che con noi hanno subito capito che l’emergenza sanitaria era premessa di un’ulteriore emergenza – in tempi brevissimi – non solo economica ma anche sociale. Quest’ultima, da qualche giorno è sotto gli occhi di tutti.

E del resto, scattato il “restate a casa”, come si può pensare che campino i 3,7 milioni di persone che Istat stima con lavoro irregolare? E i lavoratori, pure regolari, ma a termine, saltuari, con attività domestiche, cifrati in 2 milioni, quanto tempo hanno davanti prima di andare ad aumentare il numero degli oltre 5 milioni di poveri – ultimo dato ufficiale sulla povertà? E che dire di quei bambini – e sono tanti in tutta Italia – che fino a tre settimane fa facevano almeno un pasto regolare al giorno perché mangiavano nelle mense scolastiche e oggi vanno ad accrescere la domanda di cibo richiesto ai nostri Banchi?

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Sta emergendo in tutta la sua evidenza il valore civile, il contributo alla coesione sociale della nostra attività, del dar da mangiare agli affamati. Per quanto è nelle nostre possibilità e in quelle dei nostri donatori, attraverso 7.500 strutture caritative selezionate in modo rigoroso e trasparente, la Rete Banco Alimentare fino a un mese fa arrivava a soddisfare il bisogno di un milione e mezzo di poveri. Oggi questo numero è già aumentato e destinato a crescere ancora. Chiediamo perciò non solo l’aiuto delle donazioni, ma anche il sostegno immediato che può venire dalle leggi: per questo appoggiamo le richieste già avanzate di sblocco immediato dei fondi del 5 per mille già disponibili e niente Iva per i beni acquistati con fondi derivanti da donazioni fiscalmente agevolate.

Continuare la nostra attività ordinaria nelle condizioni straordinarie è la sfida di oggi. Le circostanze hanno già imposto e imporranno di rispondere a bisogni via via crescenti con modalità diverse e con tanta creatività e flessibilità, sempre focalizzati su quel ruolo di “ponte” tra mondo profit e non profit affermato nei nostri trent’anni di attività.

In tante situazioni dovremo sostenere maggiormente le strutture caritative nostre partner per consentire loro di realizzare al meglio la risposta ai diversi bisogni. Quanto più saremo in grado di sostenerle con gli alimenti, tante più risorse loro potranno destinare ad aiuti di altra natura, per realizzare un grande circolo virtuoso di aiuto alle persone e di integrazione sociale.

Ancora non sappiamo quando potrà avviarsi una condizione di minori restrizioni, ma è possibile almeno provare a immaginare un come. In quel come noi intendiamo continuare a esserci.

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