Pensare Mediterraneo

- Pietro Marzano

La crisi di governo mette a nudo l’assenza di una idea-paese. Ci sta provando un gruppo di lavoro di Confindustria coordinato da Vito Grassi

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LaPresse

Ancora non si vede l’uscita dalla crisi di governo innescata da una delle componenti della maggioranza. Nessuna delle forze parlamentari ha la forza di uscire dall’impasse proponendo una soluzione che sia accettabile. Ogni strategia si fonda su di una forzatura, o rinnegare se stessi per continuare a governare o mantenersi fedeli alla propria narrazione lasciando il Paese senza guida.

La prova del Governo è micidiale per tutti. Evidenzia l’inconsistenza dei sogni elettorali, che eterei entrano nella mente degli elettori come uno stato di ebbrezza che porta al consenso e, quando svaniscono, lasciano smarriti come dopo una grande illusione che vola via. A nessuna delle compienti parlamentari può essere chiesto di più in questo gioco a perdere. Renzi ha confermato di essere ingestibile; il Pd, che aborre i personalismi, si trova arroccato a difendere un solo uomo che solo qualche mese addietro era visto come un burattino; i pentastellati si affidano a Mastella, in nome della realpolitik, pur di mantenere il governo, affogando ogni anelito di differenza dal passato nel giro qualche giornata.

Tutti stanno perdendo la partita ed il motivo è che lo scenario drammatico della crisi non è stato davvero ben compreso e studiato. Il Paese arranca da ben prima della pandemia e ha un urgente bisogno di verità e di speranza; deve poter sapere che non sono in ballo solo i denari del piano Next Generation Eu ma la necessità di profonde riforme della pubblica amministrazione, il ricollocamento internazionale dopo la sbornia populista, la visione strategica della crescita economica da guidare con scelte radicali.

È stato un errore grave non aver parlato di tutto ciò quotidianamente ed essersi affidati ai bollettini sulla pandemia come unica informazione rilevante. Tanto grave perché non ha chiarito a nessuno cosa fare davvero con quei soldi e sopratutto come. E la pazienza di imprese ed elettori è ormai al limite. La sensazione è di un grande caos che si può sciogliere solo con le elezioni, che punirebbero tutti indistintamente: anche chi dovesse vincere, che avrebbe la necessità di trovare accordi e fare alleanze, considerato che il sistema elettorale sarebbe sempre di stampo proporzionale. Perciò percorrere questo declivio è la peggiore delle soluzioni. Serve tornare al merito ed alle decisioni vere, allo studio ed alla proposta e vedere chi ci sta.

Su questo fronte sta provando a lavorare un gruppo di Confindustria che ha elaborato una strategia nuova ed impegnativa proposta pubblicamente da Vito Grassi sulle colonne del Foglio. Il piano è “Costruire il Mediterraneo”, una proposta articolata che vuole rimettere il Paese al centro delle dinamiche geopolitiche ed economiche del maggiore bacino di traffico merci del globo. L’idea è quella di ripartire dalla crescita infrastrutturale del Mezzogiorno e della sua portualità utilizzando lo strumento delle Zone economiche speciali come attrattore di investimenti ed insediamenti produttivi.

Vuol dire abbandonare un’idea di Mezzogiorno solo orientato al turismo e rimetterlo al centro dello sviluppo, nell’interesse del Paese tutto.

Su questo tema molto si è scritto e detto, ma per la prima volta esiste un progetto compiuto e reale che guarda allo sviluppo con una proposta che ha la caratteristica della neutralità politica e che però abbisogna di una netta presa di posizione a favore da parte delle forze politiche.

Non avrebbe senso, in sostanza, perdere l’occasione del Next Generation senza ripensare il modo in cui la crescita economica deve essere garantita alle future generazioni che dovranno misurarsi in un contesto di maggiore competitività in un ambiente, quello del Mediterraneo, in cui o si assume la leadership o si diviene irrilevanti.

Senza una discussione di merito su questa prospettiva, che sfida in positivo il Governo e gli Enti locali, non ha senso discutere di maggioranze di Governo. Non può e non deve passare l’idea che questa crisi risolverà da sola, o con le elezioni, il problema della governabilità perché ne risulterà vincente l’uno o l’altro protagonista. Un Governo deve essere netto negli obiettivi e perseguirli una volta dichiarati. E su questo specifico punto, lo sviluppo di una politica italiana nel Mediterraneo, non può che esserci una distinzione tra chi la vuole declinare, ed a quali condizioni, e chi non la sente come propria. Da solo questo tema, unito alle scelte di fondo su fisco e scuola, può fungere da dirimente nella costruzione delle alleanze. Anzi, può essere l’occasione per riunione sul merito chi vuole proseguire nel Governo.

Diversamente, se le personalità ipertrofiche continueranno a vincere la battaglia mediatica mettendo in prima pagina le proprie  sorti prima delle sorti del Paese, non potremo che prendere atto che la classe politica ha smarrito la bussola e si prepara ad avviarsi anzitempo all’Orco, travolta dalle telefonate alla ricerca di “costruttori” o dagli ego colmi di hybris, convinti di valere da soli le sorti di un Paese. In genere non finisce bene per chi non se ne accorge.

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