Ragazzi, tra Nietzsche e Internet, scegliete la storia

- Maurizio Vitali

La “cancel culture” è un fenomeno in crescita. Per opporsi a questo ostracismo nichilista bisogna riscoprire l’irriducibilità della realtà e la vera natura dell’uomo

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Abbattimento di una statua nel Wisconsin, Usa (LaPresse)

Cristoforo Colombo colonialista. Churchill idem. Shakespeare razzista e sessista. Thomas Jefferson schiavista. Ulisse maschilista tossico, e Omero il suo profeta. I personaggi Disney: la summa di tutta questa monnezza. Soluzione: l’ostracismo. Eliminare le tracce della memoria.

La cosiddetta “cancel culture” è finita sotto i riflettori quando George Floyd, 46enne di colore, è stato ucciso a Minneapolis dalla polizia statunitense. Ma c’era prima e prosegue il suo corso. Sono 33 le statue di Colombo abbattute, e 25 Stati Usa hanno cancellato il tradizionale Columbus Day. Al Globe Theater di Londra si fanno seminari per purificarsi la coscienza dalle “opere problematiche” del loro maggiore poeta. Il consiglio comunale di New York ha deciso all’unanimità la rimozione della statua del terzo presidente statunitense, Jefferson, tra i principali autori della dichiarazione di indipendenza. La Disney avverte che La carica dei 101, La Bella e la Bestia e non so cos’altro, insomma i suoi classici cavalli di battaglia, non sono in linea con i valori del presente: probabilmente avendo studiato il caso della vecchia cattolica classificazione morale dei film, per cui il “vietato ai minori di 14 anni” e ancora più “di 18 anni” risultava la miglior promozione della pellicola per le giovani e meno giovani generazioni.

Comunque sia, l’interessante – e il preoccupante – è che il fenomeno, per ora prevalentemente anglosassone, va ben oltre le manifestazioni del “Black Live Matter”. Chi non pensasse che è preoccupante dovrebbe spiegare perché ci scandalizziamo quando quelli dell’Isis distruggono (o, in alternativa, mettono a reddito) tesori della civiltà mediorientale e qui non ci indigniamo.

C’è un fatto: tutte le “nostre” rivoluzioni hanno falsificato la storia e fatto a pezzi le sue testimonianze per affermare il potere presente, o ambito. Quella francese ha sfracellato migliaia di opere d’arte e Napoleone ha demolito la grande chiesa di Cluny per farne materiale di costruzione di un ospedale. Lenin e succedanei hanno distrutto migliaia di chiese, o chiuse nel Cremlino. Stalin, pur senza fotoshop, ha cancellato il rivale Trotskij, snerettandolo nella foto che lo vedeva accanto a Lenin sul palco del comizio. Hitler bruciava i libri in piazze osannanti. Eccetera.

Per capirne il valore, consideriamo l’opposto, l’opera stra-meritoria dei benedettini nei secoli: hanno salvato, ricopiandola, la letteratura classica, pagana. Anche, per dire, l’Ars amatoria di Ovidio, che non è un porno hard, ma soft sì. Diffondendo il cristianesimo (e fondando l’Europa).

Attenzione. Non è che sia tutto un déjà vu, una vecchia storia manichea e puritana: oggi ci sono degli “acceleranti” notevoli: Nietzsche e Internet. Per il primo, nichilista, non contano i fatti ma le interpretazioni. Con il secondo, via social et similia si fa in fretta, a saperci fare, a crearsi una platea di follower.

Per opporsi a questa barbarie, serve un lavoro culturale ed educativo. Sommariamente, si tratta di riscoprire: 1) attraverso l’irriducibilità del passato, l’irriducibilità della realtà; 2) attraverso la complessità della storia, la natura contraddittoria dell’uomo (cfr. peccato originale) bisognoso di salvezza.

1) Sul primo punto direi che risalta il grande valore della storia, indagata e proposta con onestà e senza secondi fini: l’irriducibilità del passato è un argine alla dittatura del presente, la quale è dettata dalle ragioni del potere contro le ragioni della vita (cfr. Havel) e diffusa dal pregiudizio prevalente sull’amore alla verità. L’irriducibilità del passato è un grande aiuto a considerare l’irriducibilità della realtà. Con tutte le sue conseguenze.

2) L’uomo è un intreccio contraddittorio di aspirazione al bene e di cedimento al male. Il mondo non può essere diviso manicheisticamente in buoni e cattivi, onesti e mascalzoni “a prescindere”. La complessità aiuta a vedere l’uomo vero nel suo bisogno di redenzione.

Nel riflettere su queste cose, ho in mente soprattutto i ragazzi che vanno a scuola: forza, insegnanti di storia!

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