La sussidiarietà fa bene alla vita

- Giorgio Vittadini

Una ricerca condotta dalla Fondazione per la Sussidiarietà insieme all’Istat mostra quali sono i benefici della sussidiarietà a livello sociale

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Studenti a Portofranco

Più sussidiarietà, più benessere. Si potrebbero sintetizzare così i risultati di una ricerca statistica condotta dalla Fondazione per la Sussidiarietà insieme all’Istat, contenuta nel Rapporto 2022 sulla sussidiarietà, che presenteremo ufficialmente tra pochi giorni. L’analisi effettuata mostra che c’è una correlazione molto significativa tra la partecipazione ad attività collettive sussidiarie e lo sviluppo sociale. Si tratta di uno studio innovativo e molto avanzato, basato sulla messa a punto di indicatori inediti in grado di misurare fenomeni socio-economici complessi, che utilizzano come materiale statistico i cosiddetti BES, indicatori regionali del benessere equo e sostenibile, inteso come fenomeno multidimensionale, non limitato alla considerazione del Pil, Prodotto interno lordo. Si tratta di una forma più avanzata in Europa di misurazione dei fenomeni fondamentali della vita dei cittadini, come salute, istruzione, lavoro, ambiente, ecc.

Così emerge, ad esempio, che vi è un nesso molto stretto fra impegno sussidiario e occupazione: l’indicatore, su una scala da 0 a 1, segna un robusto +0,7. Favorisce la creazione e la ricerca di posti di lavoro l’impegno in attività culturali e sociali fuori casa (l’indice di correlazione sfiora il +0,9). A riprova di questo, una stretta correlazione, questa volta negativa, emerge rispetto al rischio di povertà. E così pure, dove più alta è la presenza di organizzazioni non profit, la percentuale di Neet, ragazzi che non studiano, non hanno un lavoro e non lo cercano, è più contenuta che altrove. Nel complesso il coefficiente di correlazione tra “sussidiarietà” e “sviluppo sociale” risulta pari a +0,91.

La ricerca ha voluto appurare che relazione esiste tra l’atteggiamento di fiducia e di apertura della persona, che nello studio è definito “sentimento di sé relazionale” e la partecipazione ad attività sussidiarie. Il nesso c’è ed è molto forte: l’indicatore segna un coefficiente pari a +0,95.

Questo risultato ha una valenza teorica molto importante. Esso contesta il punto focale delle moderne teorie economiche, vale a dire l’homo homini lupus di Hobbes, l’io egoistico come protagonista, e afferma che è l'”io relazionale” il protagonista del progresso.

In tutte queste dinamiche il ruolo del Terzo Settore si conferma fondamentale nel nostro Paese, un universo di 375.000 enti (25% in più di dieci anni fa) tra associazioni, fondazioni, cooperative e sindacati, con 900.000 addetti (di cui il 70% donne), 4 milioni di volontari e una produzione di servizi stimabile in 80 miliardi di euro, pari al 5% del Pil. A queste realtà destinano il 5 per mille ben 15 milioni di contribuenti. L’esplosione del Covid non ha fatto che mettere in rilevo l’importanza del Terzo Settore. Oltre all’emergenza sanitaria e alla crescita della povertà, esso ha prodotto tanta solitudine. Rispetto alla quale si è rivelata decisiva una rete di solidarietà capace di intercettare i bisogni in tempo reale. La sussidiarietà ha avuto un nuovo slancio fatto di attenzione, di ascolto, di vicinanza, di condivisione, di accoglienza. Lo si vede anche nei confronti dei profughi ucraini, dove la mobilitazione delle famiglie è stata immediata, insieme al flusso di donazioni da parte di imprese e di privati cittadini.

Nel Rapporto sulla sussidiarietà 2022 si analizzano in particolare quattro realtà del Terzo settore scelte come casi paradigmatici di cultura sussidiaria. Sono: l’Associazione Portofranco (educazione e aiuto allo studio), la Federazione nazionale Banchi di Solidarietà (contrasto alla povertà), la Fondazione Progetto Arca (inclusione sociale) e la Fondazione Don Gnocchi (salute e assistenza sanitaria).

Cosa dicono queste quattro esperienze? Che la sussidiarietà c’è e che è pervasiva e si espande e si diffonde laddove la società esprime un bisogno. Essa comporta anche un impatto strutturale sui beneficiari, generando coesione, partecipazione e capitale sociale.

Infine si rileva, da un sondaggio condotto sui volontari, che l’azione di volontariato sussidiario fa bene a chi lo compie, e questo si riversa positivamente sulla comunità. La stragrande maggioranza dei rispondenti dichiara infatti che l’esperienza di volontariato ha incrementato la propria sensibilità verso il bisogno e verso le difficoltà degli altri, cambiando anche il modo di vivere la propria quotidianità e aumentando il desiderio di condivisione.

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