Religione, felicità e il nostro tempo

- Emilia Guarnieri

In questo tempo buio e pieno di incertezze, il Papa va in Kazakistan per il congresso mondiale delle religioni. Il rapporto dell’uomo con Dio è l’unica speranza

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Chiesa cattolica in Iraq (LaPresse)

Viviamo in un tempo veramente buio e carico di incertezze. Nel nostro continente perdura la guerra, la congiuntura economica è delle peggiori, tante imprese saranno costrette a chiudere e tante (troppe!) persone perderanno il lavoro, mentre la prossima scadenza elettorale sta arrivando in un contesto di litigiosità tra le forze politiche che non fa sicuramente sperare bene. E intanto il Papa sta partendo per il Kazakistan, per partecipare nientemeno che al settimo Congresso dei leaders delle religioni mondiali e tradizionali. Viene da chiedersi cosa c’entri un Congresso di religioni con la crisi nella quale viviamo, con tutti i guai, la violenza, lo scetticismo, che intessono il nostro quotidiano.

Le  religioni sono  uno dei fenomeni più antichi che la storia dell’umanità conosca. “In tutti i tempi – scriveva don Giussani – l’uomo ha cercato di immaginare la relazione che intercorre tra il punto effimero della sua esistenza e il significato totale di essa”. E ancora: “La religione è l’insieme espressivo di questo sforzo immaginativo. Ogni uomo infatti compie, per ciò stesso che esiste, questo tentativo di identificare, di immaginare ciò che dà senso”. La nostra esistenza, se siamo leali con noi stessi, è una evidente conferma di quanto dice don Giussani. Come potremmo infatti alzarci la mattina senza affermare un significato per la nostra vita? L’esistenza grida questo bisogno di senso!

Con uno struggimento che quasi strappa le lacrime, la cantante americana Demi Lovato lancia questo grido nella sua canzone Anyone: “Ho provato a parlare con il mio pianoforte. Ho provato a parlare con la mia chitarra. A parlare con la mia immaginazione. Mi sono confidata con l’alcool. Ho provato e provato e provato ancora rivelando segreti fino a quando la mia voce si è affievolita. Sono stanca di conversazioni vuote perché nessuno mi ascolta più. Per favore mandami qualcuno. Signore c’è qualcuno? Ho bisogno di qualcuno”.

Questo è il livello profondo in cui si collocano le religioni! Solo per sfiorare il brivido di questa intensità, per riconoscere e condividere la stessa domanda che ha fatto gridare Demi Lovato, può valere la pena di interessarsi della religione. Se la religione affronta la domanda di senso che alberga nel cuore di ogni uomo, quando incontri una persona che vive una esperienza religiosa diversa dalla tua, non puoi non vedere in quella diversità, almeno come bagliore ultimo, l’espressione dello stesso grido, della stessa tensione al rapporto con qualcosa o qualcuno che sia risposta a quella domanda di significato. Per questo diventa appassionante incontrarsi tra uomini religiosi, di fedi e culture diverse.

E si può anche cominciare ad intuire perché oggi il papa vada in Kazakistan per condividere la domanda di pace e di dialogo. E perché nel marzo 2021 nella piana di Ur, in Iraq, aveva voluto incontrare tutti i figli di Abramo (ebrei, cristiani e musulmani). E perché nel 2019 ad Abu Dhabi aveva sottoscritto con il Grande Iman Al-Tayyeb il documento sulla Fratellanza umana. E diventa anche più familiare e vicino un gesto come quello del segretario generale della Lega musulmana mondiale, lo sceicco Al-Issa, che nel maggio del 2022 promuove a Riyad, il primo “Forum sui valori comuni tra i seguaci delle religioni”, cui partecipano cattolici, ortodossi, mussulmani, ebrei, indù, buddisti. Lo stesso Al-Issa che, intervenendo al recente Meeting di Rimini, si è confrontato con Il senso religioso di don Giussani, in un intervento da tanti definito storico.

Il prof. Wael Farouq, anch’egli musulmano, a proposito delle affermazioni di Al-Issa sottolineava che l’incontro di Giussani con Al Issa stabilisce una nuova base per il dialogo, in quanto lo fonda sul bisogno di verità, bellezza e felicità, che rappresentano l’esperienza elementare di ogni uomo.

Fatti come questi documentano un desiderio e una possibilità di cammino comune che, in tempi di estremismi, di incessanti contrapposizioni e di violenza, non possiamo non guardare come una risorsa per la vita degli uomini. Come ebbe a dire nel 2015 il card. Tauran dopo il tragico attentato del Bataclan a Parigi, ”la religione non è la causa di questo misfatto, ma la religione non può non essere parte della soluzione”.

Le religioni fanno vivere meglio perché mettono nell’orizzonte dell’esperienza umana quel “qualcuno” di cui noi, come Demi Lovato, abbiamo bisogno, qualcuno che possa ascoltare il nostro grido, il nostro insopprimibile bisogno di felicità. “Rimane un solo luogo – affermava don Giussani – dove la parola ‘felicità’ è presa sul serio più che da noi stessi. Questo luogo si chiama ‘religione’, autentica religiosità”.

Quando poi si è avuto il dono, totalmente gratuito, di avere incontrato il cristianesimo e di avere sperimentato un Dio che non solo è entrato nell’orizzonte del desiderio e del tentativo dell’uomo, ma addirittura si è fatto per lui compagnia presente, allora possiamo solo desiderare che questa presenza ci commuova al punto di rendere la nostra vita testimonianza credibile del Mistero vivente che ci ha afferrato. La storia di duemila anni racconta che uomini commossi da un ideale presente possono cambiare il mondo.

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