Alessio Boni “Molestato da produttore americano”/ “Papà voleva facessi piastrellista”

- Lorenzo Drigo

Alessio Boni in un'intervista ha raccontato di quando, a 24 anni, ricevette delle molestie da un produttore americano, e ha ripercorso il suo inizio nel teatro

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Alessio Boni si racconta in un’intervista

Alessio Boni si è recentemente raccontato in una lunga intervista rilasciata al Corriere delle Sera nella quale ha ripercorso il suo inizio, piuttosto travagliato, nel cinema e nel teatro, lasciandosi poi anche andare a delle confidenze mai fatte prima. Classe 1966, ora è fidanzato con Nina Verdelli dalla quale ha avuto due figli. Nato “in una famiglia proletaria, di piastrellisti”, e fin da piccolo sembrava naturale che seguisse la strada tracciata con l’azienda di famiglia, “detestavo quel lavoro” confessa, “ogni tanto andavo a piangere di fronte al vicino Lago d’Iseo”.

Da lì, dunque, l’illuminazione con la decisione di Alessio Boni di scappare, “vado nelle forze dell’ordine”, presentò la domanda e venne accettato nel corpo di Polizia. “Ero contento (..) ma non mi piacevano tutte quelle gerarchie ingessate e scappo di nuovo”. Partì per gli Stati Uniti, “faccio il lavapiatti, il babysitter, anche in nero, ma i soldi per mantenermi non bastano mai”. Tornato in Italia “con le pive nel sacco”, Alessio Boni non si lascia convincere a fare il piastrellista, “mi metto a fare l’operatore turistico” dove nasce la sua passione nel “creare quegli spettacolini per gli ospiti del villaggio”.

Dal Gargano, luogo in cui lavorava nel villaggio turistico, Alessio Boni decide, su indicazione del capo animatore, di iscriversi al Centro Sperimentale di Cinematografia. “Vado a Roma, per tentare lo scritto”, e lo passò, “alla terza fase mi trovo davanti dei mostri sacri”, che lo scartarono in questa ultima fase di selezioni. Tuttavia, per Boni fu “un’iniezione di fiducia” che l’avrebbe spinto a studiare ed applicarsi.

Alessio Boni: “Un produttore americano mi fece delle avance”

“All’inizio”, confessa ancora Alessio Boni nella sua intervista per il Corriere,volevo fare solo cinema”. Poi degli amici lo invitarono a teatro, dove assistette alla Gatta Cenerentola di Beppe Barra, e lì “capii che volevo fare teatro”. Si iscrisse all’Accademia Silvio D’Amico, dove riuscì ad entrare, a discapito del giudizio di suo padre che “si vergognava” perché “si sentiva tradito”, disapprovando le scelte del figlio. Tuttavia, dopo il primo impatto negativo, l’opinione di suo padre cambiò, al punto che “se usciva la mia foto sul giornale, seppi da mia madre che papà ne comprava una decina di copie e le distribuiva a parenti e paesani”.

Continuando nella sua intervista al Corriere della Sere, però, Alessio Boni si lascia andare ad un racconto inedito sul suo passato, risalente agli anni in cui frequentava l’Accademia. “Avevo 24 anni”, quando “vengo contattato per un incontro (..) con un produttore americano che stava cercando giovani attori”, al quale decise di partecipare. “Mi scelgono”, anche se ammette che “mi puzzava un po’“, e lo invitano a New York, dove partecipa ad una “cena dal produttore in un meraviglioso hotel”. Lì tutto sarebbe, però, tracollato, “mi spiega che intendeva fare di me un nuovo divo”, ma poi “inizia con le avances, dicendomi semplicemente: se diventi il mio amante, diventerai una star”. “Riprendo l’aereo”, dice Alessio Boni, “e ritorno all’Accademia”.

In conclusione, Alessio Boni nella sua intervista al Corriere ci tiene a ricordare “il più bel complimento che abbia mai ricevuto”, in occasione della presentazione a Lecce di La meglio gioventù. “Venne una signora con la figlia”, racconta, “una ragazza non vedente e mia fan sfegatata. Mi disse che l’avevo emozionate perché, pur non potendo guardare i tratti del mio viso, le arrivava la mia forza interiore, il mio recitare col cuore”.





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