Alfredo Romeo, Bocchino, Caldoro a giudizio?/ Woodcock “Napoli, corruzione e appalti”

- Niccolò Magnani

“Sistema Romeo”, pm Woodcock chiede rinvio a giudizio per 55 coinvolti in indagini per corruzione e appalti nella PA di Napoli, tra cui Alfredo Romeo, Italo Bocchino e Stefano Caldoro

Alfredo Romeo
Alfredo Romeo (YouTube)
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Il pm di Napoli John Henry Woodcock ha lanciato la “stangata” contro il presunto “Sistema Romeo” e con una sfilza di richieste di rinvio a giudizio di fatto chiama a processo – tra gli altri – l’imprenditore Alfredo Romeo, l’ex parlamentare Italo Bocchino e l’ex Governatore della Campania Stefano Caldoro. La Procura di Napoli stamattina ha chiesto ufficialmente, dopo le indagini coordinate da Woodcock e Celeste Carrano, 55 rinvii a giudizio tra cui i suddetti protagonisti di presunti delitti contro la Pubblica Amministrazione: due dei tre furono coinvolti anche nel caso Consip, con Alfredo Romeo indagato dal 2016 quando gli stessi Pm misero gli occhi sui presunti legami con clan della Camorra di alcuni dipendenti della società che gestisce il servizio di pulizia dell’ospedale Cardarelli. Proprio da quella indagine si arrivò fino alla centrale degli acquisti della PA, quello poi esploso come il caso Consip con coinvolti alcuni membri vicini all’allora Premier Matteo Renzi; Bocchino invece venne coinvolto più tardi per alcune dichiarazioni che aveva lanciato sul padre del premier Renzi inizialmente attribuite a Romeo dall’errata trascrizione dell’ex maggiore del Noe, Giampaolo Scafarto (che secondo i pm avrebbe redatto apposta l’informativa “alterata” per poter coinvolgere nelle indagini Tiziano Renzi).

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LE RICHIESTE DEL PM WOODCOCK CONTRO IL “SISTEMA ROMEO”

Nell’inchiesta odierna però ad essere oggetto di imputazione è quel “sistema Romeo” che secondo la tesi di Woodcock lo vedrebbero “deus ex machina” di un giro di affari illegali attorno a gare di appalti per servizi di pulizia di edifici pubblici. Tra i reati contestati – come riporta l’Agenzia Ansa – a vario titolo appaiono corruzione e turbata libertà degli incanti, finalizzati all’assegnazione e aggiudicazione di appalti per servizi di pulizia di edifici pubblici: cade invece l’ipotesi di corruzione (trasformata in traffico di influenze) per l’ex Governatore Caldoro, in odore di ricandidatura anche per le prossime Regionali campane. L’accusa di corruzione invece è stata additata all’attuale direttore dell’Asl Napoli1 Ciro Verdoliva, anche lui tra i 55 indagati e rimandati a processo secondo l’informativa dei pm, in attesa della decisione del gup. Secondo i legali di Caldoro «Pubblico Ministero ha escluso definitivamente la configurabilità della corruzione e limitato l’accusa alla più lieve fattispecie del “traffico di influenze”. peraltro nella ancora più tenue formulazione originaria. È un primo importante passo  per escludere ogni tipo di responsabilità». Pochi giorni fa Romeo, da poco entrato nel mondo dell’editoria con la partecipazione al nuovo Riformista, aveva spiegato all’Adnkronos «Sono finito nel tritacarne perché ero strumentale per portare un attacco politico alla leadership di Matteo Renzi da una parte, mentre dall’altra mettermi alla gogna serviva a tenere lontani i riflettori dal vero marcio di Consip».

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