Alghe Sargasso invadono l’Atlantico/ Colpa dei fertilizzanti? Coste soffocate

Le alghe Sargasso rischiano di soffocare l’oceano Atlantico: ecco cosa sta succedendo negli ultimi tempi

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Oceano Atlantico, Pixabay

Preoccupa gli addetti ai lavori l’invasione delle alghe Sargasso nell’oceano Atlantico. Tra l’Africa occidentale e il Golfo del Messico, le alghe in questione stanno fiorendo come mai era accaduta prima, e secondo gli esperti il fenomeno sarebbe da collegare direttamente alla deforestazione che ha interessato in questi ultimi anni l’Amazzonia. Dito puntato anche nei confronti dell’inquinamento che è aumentato vertiginosamente negli ultimi tempi in quella zona del mondo, a causa dei molteplici fertilizzanti gettati illegalmente nel Rio delle Amazzoni. Una tesi che viene sostenuta dai ricercatori che hanno tenuto sotto controllo la situazione del Sargasso, attraverso i satelliti della Nasa, l’agenzia spaziale degli Stati Uniti. Le alghe, a discapito della credenza popolare, sono molto utili ai mari e agli oceani, visto che producono ossigeno e permettono la crescita della fauna marina, ma come ogni cosa, se in eccesso, risultano essere dannose.

ALGHE SARGASSO INVADONO L’ATLANTICO

Una fioritura esagerata come quella che si sta verificando in queste settimane nell’Atlantico provoca infatti la morte delle stesse, che arrivando poi fino alla costa si depositano sul fondo e soffocano i coralli e le microalghe, compromettendo poi la loro crescita. Una situazione preoccupante che era stata segnalata già tre anni fa dal noto velista italiano Tullio Picciolini, ma che evidentemente non aveva indotto nessuno ad intervenire. L’alga Sargasso è di colore marrone e cresce nelle acque tropicali; si tratta di una specie nota fin dall’inizio dei tempi, visto che si mormora che anche Cristoforo Colombo fosse a conoscenza dei pericoli del Mar dei Sargassi, quella parte dell’oceano che si trova fra le Antille e le Azzorre. Secondo quanto riferito dalla rivista Science, il fenomeno del proliferarsi del Sargasso è iniziato nel 2011, coinvolgendo ben 9000 chilometri di costa. Serve quindi intervenire per arginare questo fenomeno prima che sia troppo tardi, ma come fare? La prima cosa sarebbe quella di evitare di buttare i fertilizzanti nelle acque, ma tale brutta usanza è di difficile eliminazione.



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