ALITALIA/ Coronavirus, la scusa per i tagli che servono a Lufhansa

- Gaetano Intrieri

L’impatto del coronavirus sul settore aereo porta Alitalia a mettere in cassa integrazione migliaia di lavoratori. Avvicinando di fatto la compagnia a Lufthansa

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Caro direttore,

eccoci e fu così che grazie alla scusa del coronavirus, nottetempo il commissario straordinario ed il direttore generale di Alitalia in amministrazione straordinaria comunicano di fatto che il progetto Lufthansa può avere inizio, le prime 4.000 anime verranno fatte fuori passando attraverso la cassa integrazione straordinaria guadagni, ove ancora una volta sarà lo Stato a pagare, quello stesso Stato che solo qualche mese fa aveva elargito ulteriori 400 milioni di euro all’amministrazione straordinaria, dopo averne elargiti 900 di milioni nel 2017.

Alitalia di fatto manda a casa quasi il 40% del proprio personale e la prossima settimana è pronta a cancellare circa 250 voli. Nel mentre RyanAir, essendo la compagnia aerea leader del mercato italiano, sarebbe dovuta essere potenzialmente quella più danneggiata dal coronavirus, ma non sembra al momento utilizzare la stessa strategia. Forse qualcuno a riguardo si dovrebbe fare qualche domanda e probabilmente cercare anche di darsi qualche risposta.

In realtà, il coronavirus sarebbe potuto essere paradossalmente un’incredibile opportunità per Alitalia al fine di approfittare di un periodo di crisi generalizzato per dar finalmente luogo a una seria e profittevole ristrutturazione di processo. Invece, come al solito si pensa di rendere l’azienda più efficiente rimpiccolendola e prendendosela come al solito con l’anello debole della catena, ovvero i dipendenti. Ora basta scorrere la storia dell’aviazione per rendersi conto che in questo modello di business le storie di successo riguardano solo le aerolinee che sono cresciute esponenzialmente piuttosto che rimpicciolirsi.

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Non c’è che dire Mr. Eberhart, amministratore delegato di Air Dolomiti, che alla fine di questo circo si prenderà quel che rimane di Alitalia sotto forma di rami d’azienda per inglobarli dentro la piccola regional di Lufthansa in Italia, il suo lavoro di lobbying lo ha fatto proprio bene in questi due anni. Ha girato tutti i conventi possibili, sfoderando tutte le sue doti di vecchio marketing manager pur di stregare i politici italiani, che attoniti e storditi (tranne qualcuno), lo hanno pure convocato e udito in commissione trasporti dove il manager teutonico ha detto su Alitalia pressappoco quello che io vado scrivendo da ormai quasi tre anni. C’è però una sostanziale differenza nelle nostre analisi sulla sventurata aerolinea italiana, ovvero che per lui ristrutturazione vuol dire mandare a casa quanti più persone ed aerei possibili, per me invece ristrutturazione vuol dire lavorare nell’efficientare i processi senza toccare neanche un numero di matricola.

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Intendiamoci, fossi al posto dei tedeschi farei lo stesso ragionamento loro: a cosa servirebbero a loro i dipartimenti di terra di Alitalia che nulla sarebbero se non dei doppioni di quelli che hanno in Germania? A cosa servirebbe la manutenzione se loro possono avvalersi di Lufthansa Techink? Ecco, esattamente a nulla e certamente solo chi ignora cosa vuol dire fare strategia seria di network sul proprio hub può minimamente immaginare che ai tedeschi potrebbe stare bene un’aerolinea italiana con più di 70 aerei. Ergo, per i nostri amici teutonici prendersi Alitalia vuol dire certamente accrescere di circa 10 punti di share la loro presenza sul mercato italiano e quindi incrementare il feederaggio verso i loro hub di Monaco e Francoforte, ma vuol dire soprattutto abbassare decisamente il livello di resilienza sui costi fissi che per il conto economico di un’aerolinea sono fattori dirimenti. Sono ben consapevoli che Alitalia è un insieme di inefficienza, ma a loro di tutto questo non gli importa un fico secco, poiché è evidente che rilevando al momento opportuno solo i rami di azienda, la nuova Alitalia a trazione teutonica sarà ben altra cosa e questi rami dovranno immergersi nella loro organizzazione.

Allora, in questi casi, l’obiettivo finale non può che essere uno solo, quello di tenere fuori dai rami d’azienda che andranno a rilevare quanti più meccanismi di processo possibile. Di fatto vuol dire che gli servono circa 6 mila persone che per il 90% saranno personale di volo per far volare gli aeroplani che gestiranno direttamente con la loro struttura e quindi uniformandoli ai loro processi interni, gli serve il marchio Alitalia, gli slots e i diritti di traffico e nulla più. Che poi se vogliamo il marchio, gli slot e i diritti di traffico sono oggi il vero valore di Alitalia.

Ma Alitalia ne ha anche un altro di valore, molto poco interessante per i tedeschi, ma che forse è il valore più grande: quello della sua gente che in 70 anni circa di storia ha contribuito a far sì che il marchio Alitalia divenisse uno più riconosciuti nel mondo tra quelli italiani, malgrado le gestioni capestro di cui la compagnia è stata vittima. Quella gente è, insieme al contribuente italiano, quella che paga il prezzo più sanguinoso per le scellerate scelte che la politica ha inteso fare su Alitalia dal 2008 a oggi e che hanno portato la compagnia a non stare al passo con l’evoluzione dell’aviazione civile e ad atrofizzarsi in processi interni ormai obsoleti e densi di sprechi di ogni genere E oggi ci risiamo, più della metà degli attuali dipendenti Alitalia, si troverà a ingrossare di qui a poco l’esercito di cassaintegrati in continua evoluzione in un Paese che già da molto tempo ha inteso investire sui cassa integrazione piuttosto che in innovazione.

Eppure molto si potrebbe fare per non regalare un asset così strategico ai tedeschi, ma riscriverlo oggi sarebbe totalmente inutile, l’ho scritto per anni, ricordo ancora quando scrissi e poi dissi al a uno dei tre commissari di non prendere il 777/300 e lui invece lo prese e adesso si legge che questa nuova gestione commissariale quell’aereo lo vorrebbe mandare via, bene se si facessero i conti, si scoprirebbe che quell’aereo preso a un costo di leasing stile Alitalia, ovvero con un buon 40% di sovrapprezzo rispetto al mercato, ha generato un danno all’amministrazione straordinaria di diverse decine di milioni di euro che tutti noi contribuenti abbiamo pagato. E questo è solo uno delle decine di esempi che potrei portare di ciò che si è verificato in questi tre anni e che da me era stato ampiamente profetizzato.

Alitalia, la compagnia di bandiera italiana, usata come un bancomat e poi data in mano a gente dalle indubbie incompetenze manageriali, si è trasformata anche in un mediatore, ovvero in un faccendiere di operazioni a danno dello Stato e mi riferisco all’aeroplano che lo Stato italiano prese in noleggio da Etihad attraverso Alitalia. Ecco perché oggi di Alitalia non frega nulla a nessuno: perché per chi conosce e vive di aviazione, Alitalia è solo un cumulo di sovra-prezzi e di inefficienze conseguenza di gestioni scellerate, di “fancazzisti” senza scrupoli che si abboffavano nei migliori ristoranti a spese dei dipendenti e della comunità. Quando nel mio breve periodo al Ministero scoprii queste indegne cose evidentemente divenni scomodo e quindi era meglio per tutti che io facessi un passo indietro. Lo feci con piacere per tornare a tempo pieno al mio lavoro, ma nessuno mi poté impedire di continuare a collaborare con gli uomini dello Stato, quello vero!

E allora, mi chiedo perché queste malversazioni devono essere messe in conto ai dipendenti e ai contribuenti italiani come sta avvenendo in questi giorni? Qual è la colpa del dipendente Alitalia rispetto ai problemi di inefficienza di processo che caratterizzano l’aerolinea e da me descritti più volte e verso i quali da ben tre anni nessuno ha saputo metterci mano? Hanno solo saputo fare copia incolla di quanto ho scritto in questi anni anche sul Sussidiario, per cercare di darsi un tono e fare vedere che capivano qualcosa, ma di concreto, ahimè, nulla hanno fatto.

Ai dipendenti Alitalia e ai contribuenti italiani rimane solo una speranza, quella almeno di avere giustizia. perché solo ripulendo questo sistema di intrallazzi che ha caratterizzato la storia di Alitalia dal 2014 ai giorni nostri si potrà pensare di fare un progetto di aerolinea integrato nel sistema Paese con persone competenti. I primi segnali dagli uomini dello Stato sono arrivati proprio qualche giorno fa e altri ne arriveranno presto e allora si scopriranno gli assassini di Alitalia alcuni consapevoli, altri inconsapevoli, tutti voi cari dipendenti Alitalia e cari contribuenti italiani potrete finalmente conoscere chi ha gestito e cogestito questo scandalo senza fine di false promesse, di personaggi che senza alcuna competenza si sono da un giorno all’altro sentiti in diritto di pontificare e ultimo ma non ultimo di utili idioti che hanno più o meno consapevolmente contribuito a questo disastro, con buona pace del coronavirus.

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