ALITALIA/ Il balletto degli esuberi smaschera il fallimento dei politici

- Guido Gazzoli

Si continua a tagliare il personale, che in 10 anni si è dimezzato. Ma così diventa impossibile programmare il rilancio della compagnia

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E così la telenovela Alitalia avrà un’altra proroga e continuerà a mantenere il record della trattativa più lunga nella storia dell’aviazione civile. Ora spunta la conferma dei 4 partner (che ogni giorno registra novità), ma la parola fine sembra essere ancora lontana, anche perché con la riedizione della commedia politica di Governi che da nemici giurati si trasformano in Fratelli (non d’Italia), pure Hitchcock avrebbe delle difficoltà nell’aumentare la dose di thrilling in quanto a colpi di scena che paiono susseguirsi non di giorno in giorno, ma quasi di ora in ora.

Si continua a parlare di esuberi, altro argomento importante, ma su basi che paiono essere sconosciute ai più, perché non si sa bene ancora che piano si dovrà applicare: si continua, quindi, anche per rispetto della tradizione, a colpire il personale. Ora dovrebbe essere il turno di altri 2000, ma il bello è che, mentre le organizzazioni sindacali emettono comunicati uno dietro l’altro, ma nella fattispecie pare che il loro interesse principale sia Ryanair quasi come se Alitalia fosse solo un grattacapo metafisico, i dipendenti della ex gloriosa compagnia di bandiera continuano in un atteggiamento ormai consolidato, in un immobilismo che si potrebbe definire tantrico e che dura da almeno 15 anni ormai. E sì che da oltre 22.000 del 2008 ora sono ridotti a 11.500 unità, cifre con le quali qualsiasi tipo di sviluppo rimane impossibile, anche se è stato detto da più parti che gran parte dei “licenziamenti” investirebbe strutture di terra: ma come si possa pensare a un modello di compagnia competitiva e appartenente ad una nazione che dovrebbe essere tra i luoghi turistici più visitati della terra, rimane tuttavia un mistero.

Ed è triste pensare al capitale umano che si continua a buttare dalla finestra: un capitale efficiente, preparato, che spesso e volentieri sa tirare fuori quel tocco di genialità che rimedia ad una organizzazione non proprio da manuale, cosa che, del resto, fa parte del nostro Dna. Ma anche dipendenti, mi si permetta di dirlo, che negli anni hanno sempre aspettato l’evolversi degli eventi senza prendere mai posizioni decise, seguendo sempre maghi e fatine politico-sindacali con la bacchetta magica in mano e allineandosi a questo o quello per mero calcolo individuale, spesso piccole convenienze che poi, alla fine, si sono sempre dimostrate delle elemosine.

Certo è che in Italia gli spazi di manovra a disposizione dei lavoratori nelle loro istanze non sono nemmeno lontanamente paragonabili a quelli di altri Paesi europei (per non parlare di altri continenti) e i mitici anni 70 e 80 sono ormai un ricordo. Di certo qui non si vuole spingere i lavoratori ad azioni di sciopero ad oltranza francamente impossibili nell’Italia di oggi, ma ad intraprendere manovre basate sull’elemento che ha sempre contraddistinto il mondo AZ: quello della cultura del settore e della professionalità. Sconosciute anche dai media che spesso, ancor oggi, sparano a zero contro categorie di “privilegiati”.

Certo, è difficile al giorno d’oggi, in questa nostra Italietta dove non si decide mai nulla, dove si sta instaurando una crepa politica che, se dovesse proseguire, provocherebbe una frattura insanabile nella società e dove, purtroppo, nonostante certi proclami, il lavoro manca.

Ma è anche profondamente ingiusto che la politica prosegua, come sta facendo da anni, nei suoi tentennamenti, indecisioni, dilettantismi in settori di così vitale importanza per il Paese.

Ecco: quello che vorrei dire ai dipendenti dell’amata Alitalia è che, civilmente come sempre hanno fatto, trasmettano i loro sacrosanti concetti e richieste per ricostruire un’Italia del cielo a chi invece la vorrebbe in un’orbita senza senso alcuno.

Perché è veramente ora di finirla con questa telenovela infinita che è Alitalia, dove ogni giorno si può scrivere di tutto e il contrario di tutto: parlatene, diffondete le vostre idee. È l’unico modo, a mio modesto avviso, non solo di salvare la dignità del proprio lavoro, ma anche di spingere finalmente chi di dovere a costruire un Sistema Paese serio. Forza ragazzi!

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