ALLARME FINANZA/ Da banche e Confindustria un messaggio in codice sul Mes

- int. Francesco Forte

Il Sole 24 Ore evidenzia il rischio per le banche italiane relativo al nascere di nuovi Npl. Proprio quando si torna a parlare di riforma del Mes

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Carlo Bonomi, presidente di Confindustria (LaPresse)

Nei bilanci delle banche italiane c’è una mina potenziale da 160 miliardi di euro che può esplodere nel giro di pochi mesi. A lanciare l’allarme è Il Sole 24 Ore, ricordando come il 30 settembre scada la deroga dell’Eba, l’Autorità bancaria europea, concessa agli istituti di credito per non riclassificare i prestiti. E buona parte di quelli oggetto di moratoria in base ai decreti Cura Italia e Liquidità potrebbe già a fine gennaio trasformarsi in Non performing loans, causando problemi che il nostro sistema bancario ha già sperimentato negli anni scorsi. Per Francesco Forte, ex ministro delle Finanze e per il Coordinamento delle politiche comunitarie, l’allarme del quotidiano di Confindustria nasconde però altro.

Professore, se non ci sarà una proroga della deroga da parte dell’Eba le nostre banche potrebbero trovarsi in difficoltà.

È vero, ma non dobbiamo dimenticare che a parte questa deroga c’è un problema oggettivo per le nostre banche. Le garanzie sui crediti sono spesso rappresentate da immobili che possono essersi svalutati in questi mesi. Pensiamo al turismo: gli immobili dati in garanzia potrebbero aver perso di valore, non solo per le ovvie conseguenze della crisi, ma anche perché nel settore sono in atto dei cambiamenti che portano, per esempio, a preferire l’albergo diffuso a quello tradizionale.

Come si può risolvere questo problema?

Occorre fare in modo che le garanzie dei crediti possano essere “rivalorizzate”, per esempio con interventi sulla tassazione immobiliare, in particolare per quanto riguarda l’Imu e l’imposta di registro, o per rendere più semplice l’utilizzo dell’ecobonus per le ristrutturazioni al 110% o estenderne la durata. Deve essere comunque chiaro che il problema delle banche e delle garanzie sui crediti esiste al di là della normativa europea e per certi aspetti al di là della pandemia, dato che dipende anche dall’andamento del mercato immobiliare e dalle sue dinamiche.

Il problema delle banche è strettamente legato anche a quello del debito pubblico, che, come ha comunicato la Banca d’Italia, è cresciuto ancora a luglio, raggiungendo i 2.560 miliardi di euro.

Certo, le banche detengono molti titoli di stato e se hanno problemi con i crediti erogati possono non solo trovarsi in difficoltà, ma determinare problemi ai rendimenti dei Btp. Mi sembra che solamente una grande banca, Intesa Sanpaolo, possa essere estremamente resistente, mentre le altre farebbero più fatica. Tutto questo mi sembra che si ricolleghi alla questione del Mes “storico”, non quello sanitario di cui si parla molto ancora in questi giorni, nato come fondo per finanziare le banche. Non escluderei che l’articolo del Sole 24 Ore sia fatto proprio a questo scopo.

In che senso?

Ormai molti giornali pubblicano articoli che sembrano scritti ai tempi del regime fascista, dove occorreva aggirare la censura. Diventa quindi importante leggere tra le righe e farsi delle domande. Non è che questo articolo serve per ricordare l’importanza della riforma del Mes, tanto più che in sede europea si è tornati a parlarne venerdì scorso? La mia impressione è che Il Sole 24 Ore e il mondo bancario stiano mandando un segnale dicendo che senza il salvagente rappresentato dalla riforma del Mes, tema tabù e divisivo per la maggioranza, ci saranno problemi. Una richiesta che deriva dal fatto che si intravvedono i contraccolpi della crisi sulle imprese e quindi sulle stesse banche.

Che a quel punto diventerebbero anche più facilmente preda di competitor stranieri o, nel caso di Mps, collocabili sul mercato a valutazioni più basse.

Certo. Posso aggiungere una valutazione un po’ “maligna”?

Prego.

Forse finora M5s è rimasto indifferente a questi discorsi perché contava su Pechino. È chiaro che la finanza cinese è pronta a comprarci, non aspetta altro. Il punto è che l’Ue non lo consentirebbe, senza dimenticare che il fatto che l’Italia diventi l’avamposto cinese nel Mediterraneo sarebbe un grosso problema anche per gli americani. Attenzione quindi che non possiamo più immaginare interventi di Pechino. Il debito pubblico e le banche italiane sono quindi soli. E in caso di crisi si potrà contare solo sull’Ue. La maggioranza di governo non potrà ignorare a lungo questo tema.

(Lorenzo Torrisi)

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