ALTRE CARTE TOP SECRET A CASA/ “Biden ora è come Trump, come può ricandidarsi?”

- int. Rita Lofano

Ieri la portavoce della Casa Bianca ha annunciato che Biden intende candidarsi, ma è un’ipotesi che lo scandalo dei documenti top secret allontana sempre di più

biden 21 lapresse1280 640x300 Il presidente degli Usa Joe Biden (LaPresse)

Prima le accuse erano tutte per Trump, trovato in possesso di documenti segreti, trattenuti nonostante il suo mandato fosse ampiamente terminato. Ora la stessa sorte tocca al suo antagonista, l’attuale presidente Joe Biden. La sua situazione si aggrava di giorno in giorno, visto che nelle sue abitazioni o in immobili nella sua disponibilità sono stati ritrovati a più riprese documenti dello stesso tipo.

Una vicenda pesante che rende sempre più possibile addirittura una rinuncia alla ricandidatura nelle votazioni del 2024. “Una situazione a dir poco imbarazzante” dice Rita Lofano, vicedirettore dell’agenzia Agi, corrispondente dal 2008 negli Usa, dove ha seguito quattro elezioni presidenziali.

I documenti segreti trovati a Biden cominciano a diventare tanti, in ogni sua casa salta fuori qualcosa. Quanto pesa questa vicenda sul giudizio della sua presidenza e quanto ostacola la sua ricandidatura?

Innanzitutto è il primo presidente in carica a cui capita di trovarsi in una situazione di questo tipo, in possesso di documenti classificati, anche se riferiti alla sua precedente attività da vicepresidente e da senatore. Con gli ultimi sei parliamo di una trentina di file in tutto. C’è da chiedersi poi come farà a cavalcare l’indagine su Trump su una vicenda analoga, quella relativa ai documenti sequestrati dall’Fbi a Mar-a-Lago, in Florida. Lì pure era stato nominato un procuratore speciale, e Biden ci aveva fatto su un po’ di campagna. Tutto questo succede a metà mandato, nel momento in cui lui potrebbe annunciare la sua candidatura. Lo scenario è molto nebuloso per lui. Sarà interessante sentire cosa dirà il 7 febbraio quando terrà il discorso sullo stato dell’Unione davanti alle Camere riunite.

Eppure a un certo punto poteva vantare qualche risultato positivo dal punto di vista economico. La sua immagine non era così offuscata.

La forza di Biden e della sua presidenza era stata giocata molto intorno alla resilienza dell’economia americana di fronte all’inflazione galoppante, ai tassi di interesse in aumento, ai licenziamenti nel settore hi-tech. Adesso invece si ritrova con questa battaglia in Congresso sul tetto del debito, perché i repubblicani vogliono che vengano contenute le spese, e con il 20% delle aziende americane, tra le quali Microsoft e Google,  che faranno licenziamenti. Questo ha un grande impatto dal punto di vista elettorale: in America non è che ci siano tante tutele, ci sono due settimane di preavviso, si perde l’assicurazione sanitaria, si perde tutto. Biden si trova anche con un consenso al 40% che è considerato dagli analisti un po’ troppo basso per rilanciare la candidatura. Di solito lo si fa quando si sta almeno intorno al 45-46%. Il brand Biden è seriamente compromesso. Non è detto che ci siano le condizioni perché possa ricandidarsi.

Anche la sua lettura della vicenda, ostentando serenità e collaborazione, stride con la verità dei fatti.

Ci sta un po’ giocando. Prima aveva detto: “Sono tranquillo”. Adesso l’annuncio è stato anticipato dai suoi avvocati i quali hanno riferito che il Presidente sta collaborando con l’inchiesta del dipartimento di Giustizia. Il problema è che si trova nella stessa situazione di Trump, ma da presidente in carica ed una cosa enorme, pazzesca. Questa volta sono stati 12-13 ore in casa sua. Una volta hanno trovato i documenti nel garage, un’altra volta ancora nel think thank.

Cominciano a diventare un po’ troppi, no?

È difficilmente indifendibile. Sembra il ripetersi paradossale della storia di Trump che durante la sua presidenza dovette far fronte all’inchiesta (il Russiagate, ndr) dell’ex procuratore speciale Robert Mueller. Biden ostentava una posizione di superiorità morale, mentre ora la sua immagine è abbastanza compromessa.

Ma di che tipo di documenti si tratta dal punto di vista della segretezza e dell’importanza?

Ci sono tre livelli di segretezza dei documenti: quelli top secret che rischiano di compromettere la sicurezza nazionale, poi c’è un livello intermedio e uno meno pericoloso. Non hanno precisato di quale livello parliamo. Comunque sono documenti che dovevano essere riconsegnati all’amministrazione alla fine del mandato e da senatore e da vicepresidente. E questo in un contesto in cui la  situazione, non solo per i rapporti con la Russia ma anche per quelli con la Cina è geopoliticamente molto complicata. Biden da vicepresidente ha svolto un ruolo importante di politica estera. È una situazione difficile da gestire.

I democratici poi hanno un precedente che non gioca a loro favore, quello di Hillary Clinton.

Esatto, la Clinton e il server con le mail che si era fatta installare a casa sua e che non aveva riconsegnato all’amministrazione: Trump ci fece il grosso della sua campagna, lo definirono l’emailgate della Clinton. Una vicenda che i repubblicani tireranno fuori sicuramente. Insomma stiamo parlando di un tema molto serio e molto pesante per un presidente, soprattutto per uno che vuole ricandidarsi. C’è chi sostiene tra gli analisti americani che difficilmente a questo punto Biden si candiderà.

La fronda contro di lui tra i democratici era già consistente prima di questo “incidente” o pensavano comunque di ricandidare lui?

Per dirne una: il senatore Manchin della commissione Energia, che aveva messo in difficoltà i suoi compagni di partito opponendosi alla nuova legge sull’energia e il clima, ha detto che non esclude di candidarsi come presidente. E stiamo parlando di un moderato conservatore. Non parliamo poi dell’area liberal, capeggiata dalla Ocasio Cortez, che non ha mai appoggiato Biden.

Biden aveva già dei nemici interni che potrebbero sfruttare questa situazione per puntare su qualcun altro?

Diciamo che i democratici sono più allineati dei repubblicani, che si sono fatti la guerra nel caso dell’elezione del presidente della Camera McCarthy, tanto che ora può essere sfiduciato anche con un solo voto. Ma ricordiamoci che alla Camera i repubblicani stanno indagando sul figlio di Biden, Hunter, per la vicenda dei suoi affari con la Cina. Se poi alla fine metti tutto insieme, considerando anche la sua età, le premesse per una ricandidatura di successo non sono le migliori, Poi certo c’è da dire che Biden è un uomo capace di sorprese, ha vinto contro Trump e non era una cosa scontata, ha vinto le elezioni di Midterm. Se riesce a superare indenne questa prova, complimenti. Ma la vedo molto complicata.

(Paolo Rossetti)

— — — —

Abbiamo bisogno del tuo contributo per continuare a fornirti una informazione di qualità e indipendente.

SOSTIENICI. DONA ORA CLICCANDO QUI





© RIPRODUZIONE RISERVATA