Anakinra, farmaco contro il Covid a Fuori dal Coro/ Dagna: “Guariti a centinaia”

- Chiara Ferrara

Anakinra potrebbe essere un farmaco salvavita contro il Covid-19, ma l’Aifa non lo ha ancora approvato: l’inchiesta a Fuori dal Coro

anakinra

“L’Anakinra mi ha ridato la vita. Ero in una fase di non ritorno”. A raccontarlo, nel corso di un servizio mandato in onda nella puntata odierna di Fuori dal Coro, è Roberto Giacomelli, guarito dal Covid-19 proprio grazie al farmaco usato per trattare l’artrite reumatoide e altre gravi patologie infiammatorie.

L’efficacia della cura, che non è stata ancora approvata dall’Aifa, viene sostenuta da mesi dai medici dell’Ospedale San Raffaele di Milano. “Ci sono decine e decine di pazienti che devono ringraziare l’Anakinra se sono ancora in vita. I dati lo dimostrano”. Lo afferma il dottor Lorenzo Dagna, primario del reparto di Immunologia e Reumatologia. La mortalità, nel dettaglio, sarebbe stata ridotta del 55% ed avrebbe raggiunto l’88% per i pazienti con probabile tempesta di citochine. “Sono convinto che utilizzandolo il numero di morti si ridurrebbe drasticamente. Il farmaco ha le basi scientifiche per essere impiegato contro il Covid-19”, ha concluso.

Anakinra, farmaco contro il Covid a Fuori dal Coro: lo studio

A sostenere che Anakinra possa essere un’arma utile nella lotta contro il Covid-19 sono un gran numero di esperti. “Il farmaco sembra essere tra quelli più promettenti”, ha commentato Guido Rasi, ex direttore dell’Agenzia europea del farmaco. Della medesima idea sono Giuseppe Remuzzi, direttore dell’Istituto ricerche farmacologiche Mario Negri, e l’immunologa Antonella Viola.

Gli esiti dello studio condotto dai medici dell’Ospedale San Raffaele in merito all’efficacia del farmaco Anakinra contro il Covid-19 sono stati pubblicati sulla rivista Nature. “Dopo i primi risultati favorevoli abbiamo continuato largamente a utilizzarlo nel nostro ospedale. In totale sono stati circa un centinaio i pazienti trattati con esso. I risultati, globalmente, sono stati positivi”. Lo ha detto l’immunologo Giulio Cavalli, coordinatore dello studio insieme al primario Lorenzo Dagna. Altre ricerche parallele sono state condotte in Grecia, dove è stata già inviata una richiesta all’Agenzia del farmaco affinché la cura venga riconosciuta. In Italia, invece, tutto ancora tace.



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