APPELLO ARTIGIANI/ Accornero: fondo perduto e riaperture vere per non fallire tutti

- int. Marco Accornero

Non tutte le imprese artigiane potranno riaprire lunedì. E c’è da chiedersi quante riusciranno ad arrivare alla fine dell’anno

Commercianti Chiavi Milano Lapresse1280
La protesta dei commercianti a Milano (Lapresse)
Pubblicità

Si avvicina la riapertura per molte attività produttive, ma c’è anche chi dovrà attendere altre due settimane o un mese per poter riprendere a lavorare. Marco Accornero, Segretario generale dell’Unione artigiani di Milano e Monza-Brianza, ancora si domanda perché ci sia una sorta di accanimento “nel costringere alla serrata migliaia di botteghe che già sarebbero pronte con appositi dispositivi e l’accorgimento di ricevere su appuntamento un cliente alla volta”.

Quante imprese artigiane potranno riaprire dal 4 maggio?

Lunedì potrà riaprire circa l’80% delle imprese artigiane. Salvo che, nel nostro caso specifico, la Regione Lombardia non decida di applicare provvedimenti più restrittivi rispetto a quanto previsto dall’ultimo Dpcm. Il grosso settore numericamente presente che non potrà riprendere a lavorare ancora per tutto il mese è quello dell’acconciatura e dell’estetica. Noi ci stiamo battendo perché queste attività possano invece riaprire, perché siamo convinti che possano farlo con i dovuti protocolli di sicurezza, come è già avvenuto, per esempio in Svizzera e in Germania.

Ci può dire come potrebbero riprendere la loro attività?

Con l’eliminazione della sala d’attesa, ricevendo su appuntamento, prevedendo l’igienizzazione degli strumenti o l’utilizzo di quelli monouso, la misurazione della temperatura corporea dei clienti all’ingresso e ovviamente con le garanzie sulle distanze di sicurezza tra operatori che lavorerebbero con la mascherina. Forse non si riesce a capire che un mese di fatturato in più, per quanto ridotto, sarebbe importante per queste attività.

Quante imprese artigiane rischiano di chiudere prima ancora di riaprire?

Pubblicità

Io credo che riapriranno tutte, ma il vero problema è quante sopravviveranno alla fine dell’anno. Perché il calo del fatturato per moltissime aziende è stato pari ad almeno il 30% di quello annuo in queste settimane di chiusura, mentre i costi, come quelli degli affitti o dei finanziamenti per ammodernare l’attività, sono rimasti invariati. C’è quindi il rischio che si crei uno squilibrio finanziario insostenibile durante tutto il 2020. Difficile dire quante riusciranno a stare in piedi, anche perché non sappiamo come andranno i consumi, sia a causa della crisi economica che di una certa paura che potrebbe esserci tra gli italiani nel recarsi in certi locali o nell’accogliere in casa “estranei” per svolgere dei lavori.

Il decreto liquidità è una risposta al problema finanziario di cui ha parlato?

Le procedure per le domande sono state avviate da non molti giorni, ma le erogazioni effettive non ci sono ancora state, se non in minima parte. Sono boccate d’ossigeno, ma si tratta pur sempre di prestiti. Certo, a condizioni agevolate, ma soldi che vanno restituiti. Per questo chiediamo che vengano previsti, specie per le categorie più colpite, anche degli interventi a fondo perduto.

Di quale entità dovrebbero essere per un’impresa artigiana?

Pubblicità

È difficile fare una media, ma possiamo parlare di un fatturato annuo per un’impresa artigiana di 100-150.000 euro. Tre mesi di fatturato perso corrisponderebbero quindi a 30-40.000 euro. Lo Stato non può certo permettersi di erogare una cifra del genere a fondo perduto per tutti per non far esplodere il debito pubblico, però almeno 15.000-20.000 euro per le attività più colpite andrebbero previsti. Si potrebbe anche pensare a una percentuale (il 30-40%) sul fatturato perso durante il periodo di chiusura basandosi su quello registrato lo scorso anno.

Oltre a quanto detto sulla riapertura delle attività del settore acconciatura ed estetica e sugli interventi a fondo perduto, avete altre richieste?

Mi lasci dire che noi vorremmo che questi stanziamenti a fondo perduto vengano erogati a condizione che le imprese beneficiarie vengano in qualche modo obbligate a mettere subito in circolo queste risorse continuando ad alimentare la catena dei pagamenti tra clienti e fornitori, in modo da creare un beneficio diffuso. Credo che occorra anche cogliere l’occasione di questa crisi drammatica per far sì che porti con sé la semplificazione burocratica di cui si sente parlare da tanti, troppi anni. Questo consentirebbe di usare al meglio e in tempi brevi anche le risorse che arriveranno dall’Europa per costruire infrastrutture che creeranno lavoro.

Ci può confermare che la Cig per i dipendenti delle imprese artigiane in gran parte non è ancora arrivata?

Sì, lo confermo. Le erogazioni stanno avvenendo con lentezza e la gran parte degli aventi diritto non ha ancora percepito la Cig. In alcuni casi le aziende hanno anticipato delle somme ai dipendenti attingendo dal Tfr per cercare di mettere loro in tasca qualcosa.

Abbiamo visto in questi giorni le immagini dei commercianti che, come atto di protesta, hanno riconsegnato le chiavi dei loro negozi ai sindaci. Pensa che ci saranno altre iniziative simili, per quel che riguarda la vostra categoria?

Penso di sì, sia organizzate dalle rappresentanze sindacali come la nostra, che spontanee al di fuori dei circuiti tradizionali o consolidati. Del resto, oltre alla tenuta economica c’è in gioco anche quella sociale del Paese. E anche i piccoli artigianati, se affamati, potrebbero essere difficili da controllare.

(Lorenzo Torrisi)

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Pubblicità