ARTE/ Da Paolo VI a Chagall, la figura di Cristo accorcia le distanze

- Giuseppe Frangi

Al Museo Diocesano di Milano una mostra sulla Passione nell’arte francese proveniente dai Musei Vaticani. Con opere di Chagall, Matisse, Fautrier

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Chagall, Cristo e il pittore (1951), particolare

Il 23 giugno 1973 veniva inaugurata in Vaticano la Collezione d’Arte religiosa moderna. Ristabilire un rapporto vivo e non formale tra la Chiesa e gli artisti contemporanei: questa era la scommessa lanciata da papa Paolo VI, che nel 1964 aveva tenuto uno storico discorso agli artisti nel quale, tra le altre cose, si scusava delle tante incomprensioni da parte delle istituzioni ecclesiali.

Ma per Paolo VI quell’inaugurazione non era un punto d’arrivo. Semmai doveva essere uno stimolo a ripartire. Infatti nel discorso tenuto in Cappella Sistina quel giorno non dava la questione affatto per risolta. “La Chiesa” si chiedeva il Papa, “avrebbe solo musei, gelosi custodi del lavoro degli antichi artisti, solo perciò superbi e magnifici cimiteri, da offrire alla nostra ammirazione e alla nostra imitazione? La Chiesa s’è fermata alla storia ormai spenta dei tempi trascorsi?”.

Domande coraggiose, che evidenziavano quanto fosse cruciale e nient’affatto accessoria la questione. Eppure c’era di che essere sorpresi e anche soddisfatti dell’importanza degli artisti e delle opere che erano venuti a costituire la nuova Collezione nei Musei Vaticani.

Il nucleo principale veniva dalla Francia, un paese che nel 900 ha sempre tenuto viva la riflessione sull’arte religiosa nella modernità, anche con approcci e sensibilità molto diverse. Basti pensare a quell’importante cantiere di rinnovamento del linguaggio che era stata la chiesa di Notre-Dame-de-Toute-Grâce al plateau d’Assy in Alta Savoia, alla fine degli anni 40. Un cantiere al quale aderirono decine d’artisti, tra i quali anche dei grandi nomi come Georges Braque, Henri Matisse, Fernand Leger e Pierre Bonnard.

Molti di questi artisti sono presenti nelle Collezioni Vaticane e le loro opere oggi possono essere ammirate in una bella mostra al Museo Diocesano di Milano, organizzata in collaborazione con i Musei Vaticani stessi.

La mostra, che dopo l’inaugurazione a febbraio è stata riaperta dal 2 giugno, è infatti curata da Micol Forti, responsabile delle Collezioni Vaticane e da Nadia Righi, direttrice del Diocesano. Sono esposti nuclei importanti e significativi, che dimostrano come l’investimento di pensiero su un’arte religiosa capace di dialogare con la modernità sia stato profondo e abbia avuto esiti significativi.

Ma la sensazione è che più che le scuole alla fine il vero traino al rinnovamento sia costituito dall’esperienza personale e diretta dei singoli artisti. È una condizione che trova la sua rappresentazione più emblematica e diretta nella bellissima opera di Marc Chagall, Le Christ e le peintre (1951). L’artista, con tanto di tavolozza e di pennelli, si rappresenta ai piedi della Croce e con la mano cerca un dialogo con Cristo: è un vero “a tu per tu”, straordinaria prova di sincerità da parte di un artista ebreo, che vede in Gesù (vestito con il manto da preghiera bianco a righe nere della tradizione giudaica) il simbolo delle sofferenze patite dal suo popolo.

Anche Henri Matisse al cantiere della Cappella di Vence, rappresentato in mostra dal Crocifisso in bronzo per l’altare, era arrivato per strade personali e “casuali”: a muoverlo è la relazione con Monique Bourgeois, un tempo sua modella, poi divenuta suora domenicana con il nome di Jacques–Marie.

Personalmente ritengo che l’opera più sorprendente in mostra sia il grande Cristo in croce (1929) di Jean Fautrier. Lui sarebbe stato negli anni successivi uno dei più importanti esponenti dell’arte informale europea. Qui lo vediamo alla prova con una grande tela, di una solidità e anche brutalità un po’ neoromanica: la figura di Cristo accorcia le distanze, incombe occupando tutto lo spazio. Si legge un’urgenza personale di rapporto in questa immagine; un’urgenza che travolge ogni formalismo.

“Gauguin Matisse Chagall. La Passione nell’arte francese dai Musei Vaticani”, Milano, Museo Diocesano Carlo Maria Martini (piazza Sant’Eustorgio, 3), fino al 4 ottobre 2020.
Museo Diocesano + mostra (ingresso da piazza Sant’Eustorgio):
martedì-domenica, 10.00-18.00
Orario serale:
Solo mostra (ingresso da corso di Porta Ticinese 95):
tutti i giorni, 18.00-22.00

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