Artemisia Gentileschi/ Simbolo delle artiste dimenticate e delle lotte femministe

- Fabio Belli

Artemisia Gentileschi, celebrata oggi da Doodle l’allieva più nota del Caravaggio: simbolo delle dure lotte femministe “donna coraggio”

Artemisia Gentileschi

La celebrazione da parte di Google di Artemisia Gentileschi ha permesso oggi di riscoprire una delle artiste diventate il simbolo di chi, esattamente come lei, per secoli ha vissuto indegnamente nel dimenticatoio. Perchè artista, appunto, perchè donna, forse, perchè simbolo di un femminismo che ci appartiene e che non dovrebbe mai passare in secondo piano. A celebrarla sono anche molti utenti su Twitter che forse per la prima volta hanno appreso oggi della sua esistenza. C’è chi l’ha definita “Una donna forte per il suo tempo, coraggiosa e senza paura”, ricordando una di quelle che furono le due frasi del tempo: “Io, la figlia di un farabutto, la disonorata da un delinquente, io non voglio che mi sia concesso dipingere io lo farò e basta, solo perché sono brava”. C’è chi oggi ha descritto Artemisia: “Una donna complessa di cui spesso ci si sofferma solo alla dolorosa vicenda dello stupro”, ammettendo però che di lei “C’è molto altro” da conoscere. “Uno stupro che l’ha segnata, un doloroso processo ma anche e soprattutto un fulgida carriera da pittrice:  #ArtemisiaGentileschi  non è solo le sue splendide opere, ma anche le dure lotte femministe”, la ricorda ancora un’altra utente. (Aggiornamento di Emanuela Longo)

OPERE RISCOPERTE SOLO NEL XX SECOLO

La storia di Artemisia Gentileschi è tra le più affascinanti per il coraggio, la forza e il talento espresso nelle sue opere d’arte. Purtroppo Artemisia dovette fare i conti con un destino violento, fatto di abusi e mancati riconoscimenti. Quest’ultima caratteristica l’ha accomunata a molte altre donne che, come lei, hanno vissuto d’arte ma sono state riconosciute tali solo molti anni dopo. Un destino simile a quello di altre artiste del calibro di Frida Kahlo, Margaret Keane o Joan Mitchell. Anche il lavoro della Gentileschi tardò prima di essere davvero riconosciuto degno di poter essere apprezzato. Nel suo caso però non si parla affatto di qualche anno o decennio ma addirittura di secoli, come se la sua arte fosse stata del tutto dimenticata. Il suo talento, infatti, non ottenne alcuna attenzione nel corso dell’800 e del ‘900 ma solo nel XX secolo finalmente iniziò ad essere acclamato. Ciò fu reso possibile da un articolo del 1916 scritto dallo storico dell’arte Roberto Longhi grazie al quale l’arte di Artemisia trovò un posto degno nella storia della pittura mondiale. L’articolo fece crescere l’interesse nei confronti dell’artista che però culminò solo verso la fine del secolo, tra gli anni 70 e 80 con una serie di mostre a livello internazionale. (Aggiornamento di Emanuela Longo)

PITTRICE DEL ‘600 CHE SI RIBELLÒ ALLO STUPRO CON LA SUA ARTE

Perché l’arte di Artemisia Gentileschi è oggi ritenuta così importante anche se di fatto la pittrice seicentesca è rimasta pressoché sconosciuta ai non addetti ai lavori e solamente oggi, grazie al doodle celebrativo di Google a 427 anni dalla nascita si torna a parlare di lei? Come spiegato nei precedenti aggiornamenti l’artista capitolina che fu fortemente influenzata dal Caravaggio non solo rappresentò un unicum in quanto donna ma anche perché nella sua arte si rispecchia gran parte del dolore che sperimentò in vita e senza dimenticare che le sue opere testimoniano la carica rivoluzionaria di una pittrice che di fatto oggi può essere considerata una vera e propria paladina della causa femminista. I suoi dipinti sono un esempio della sua ribellione e da essi traspare non solo la passione e il sentimento tipicamente femminile, ma pure la rivalsa e la vendetta che lei, donna del ‘600, ebbe contro le angherie e le violenze che subì in prima persona. (agg. di R. G. Flore)

CON LA SUA ARTE ADDIO A IMMAGINI DI DONNE SOTTOMESSE

Artemisia Gentileschi non la si ricorda oggi solo per essere stata una grande pittrice ma anche per il coraggio che dimostrò nel ribellarsi e denunciare il suo stupratore. Una vicenda che si concluse con il doppio sapore dell’amaro in bocca dal momento che ne scaturì un terribile processo al termine del quale Artemisia fu calunniata e torturata. A celebrarla oggi, oltre a Google, è anche il Teatro La Fenice che attraverso Twitter rammenta – allegandone una immagine – l’arte della grande donna, commentando: “Una delle immagini più potenti dell’arte figurativa è di certo questa: “Giuditta che decapita Oloferne” della pittrice Artemisia Gentileschi, che nasce oggi a Roma nel 1593″. Artemisia ebbe il primato di essere tra le prime artiste ad emergere nel mondo dell’arte, che nel 1600 era totalmente monopolizzato dagli uomini. Fu grazie al suo talento, misto al coraggio, che riuscì a scardinare le convenzioni pittoriche dell’epoca. Uno dei suoi elementi che oggi la contraddistinguono consiste nell’essere stata forse la prima pittrice a inserire nella sua arte non più immagini di donne spaventate e soggette agli uomini, ma eroine potenti ed indipendenti, dando vita ad una vera e propria rivoluzione per quel tempo, durante il quale anche le figure più forti della Bibbia venivano rappresentate sempre con una nota di sottomissione. (Aggiornamento di Emanuela Longo)

UN DOODLE PER LA CORAGGIOSA PITTRICE, FEMMINISTA ANTE LITTERAM

Non solo un’artista scoperta relativamente tardi dagli storici ma pure una paladina ante litteram del femminismo: ecco chi è stata Artemisia Gentileschi, la pittrice Seicentesca (nacque nel 1593) celebrata oggi da Google con l’oramai tradizionale Doodle; figlia di Orazio, grande amico di Caravaggio, e cresciuta in un ambiente così pregno di stimoli artistici e creativi non poteva non seguire le orme di questi illustri antecedenti. E non fu un caso che all’epoca Artemisia fu la prima donna ad essere ammessa alla locale accademia di arti e disegno: tuttavia la sua vita fu costellata di dolori e non ottenne nemmeno il successo che tanto ambiva e avrebbe meritato pur seguendo lo stile di Caravaggio, morendo poi in quel di Napoli. Come detto però il nome della Gentileschi è legato anche al fatto che fu protagonista di un caso di stupro a cui si ribellò riuscendo a portare pur il suo aggressore in tribunale: di lei infatti si approfittò Agostino Tassi, un amico del padre Orazio, quando Artemisia aveva solo 18 anni e, come accadeva spesso a quei tempi, il processo tuttavia diede una cattiva fama alla ragazza dato che come tutte le vittime fu persino biasimata per i suoi comportamenti, senza dimenticare le torture che subì durante quei giorni per non aver voluto ritrattare la sua posizione e le infamanti accuse di incesto che le vennero mosse per screditarla agli occhi dell’opinione pubblica. (agg. di R. G. Flore)

IL VALORE ARTISTICO E SOCIALE DELLE SUE OPERE

Oggi, 8 luglio, Google celebra la nascita di Artemisia Gentileschi, nata esattamente oggi nel 1593. Chi volesse vedere alcune delle magnifiche opere della grande artista romana, magari incuriosito dalle storie lette in queste ultime ore sul web, può recarsi a Pisa. Presso il Palazzo Blu, riaperto al pubblico lo scorso 13 giugno dopo mesi di lockdown causa coronavirus, è stata infatti ri-allestita l’esposizione permanente con il ritratto della stessa pittrice ad opera di Simon Vouet, nella sala dedicata ai Lomi-Gentileschi. A chi volesse visitare la mostra, ricordiamo che il Palazzo Blu è aperto da martedì a domenica dalle ore 10:00 alle 19:00 nei giorni feriali, e dalle ore 10:00 alle 20:00 il sabato e la domenica, festivi compresi. Artemisia Gentileschi oltre ad essere un’artista di inestimabile valore è stata probabilmente una delle prime donne ad essersi battuta in difesa dei diritti del Gentil Sesso, ed è per questo che ancora oggi, a più di 400 anni di distanza, le sue opera sono decisamente meritevoli d’attenzione, non soltanto da un punto di vista artistico, ma anche culturale e sociale. (aggiornamento di Davide Giancristofaro)

ARTEMISIA GENTILESCHI, LA GENIALE ALLIEVA DI CARAVAGGIO “SCOPERTA” SOLO NEL ‘900

La grandissima artista Artemisia Gentileschi morì nel 1653 dopo una vita passata ad esprimere su tela il proprio talento. Il giusto riconoscimento lo ottene però, forse solo perchè donna, ben 250 anni dopo, precisamente al termine della prima guerra mondiale. Nel 1916, infatti, la discepola di Caravaggio venne rivalutata grazie ad un articolo firmato Roberto Longhi. Da quel momento, come ricordano anche i colleghi di Wired, l’artista romana iniziò ad essere considerata per il suo stile e la sua espressività, spesso legata ad femminismo antelitteram, viste le sue numerose opere che ritraggono eroine bibliche come Giuditta, Betsabea o Ester, che hanno avuto la meglio sui soprusi maschili. In vita ha girato Roma, Napoli ma anche Londra, dopo che il padre era divenuto pittore alla corte della regina Enrichetta Maria. La sua arte era accolta con il favore dagli addetti ai lavori dell’epoca, ma sono molti quelli convinti che la Gentileschi non riuscì a raggiungere mai la fama che si meritava solo per il fatto di essere donna. 300 anni dopo però… (aggiornamento di Davide Giancristofaro)

ARTEMISIA GENTILESCHI: “GIUDITTA CHE DECAPITA OLOFERNE” LA SUA OPERA PIÙ FAMOSA

Fra i primi quadri attributi ad Artemisa Gentileschi, geniale pittrice discepola di Caravaggio, vi è senza dubbio quello datato 1610 dal titolo “Susanna e i vecchioni”, attualmente conservato in Germania presso il castello di Weißenstein. Ma è probabilmente l’opera realizzata fra il 1611 e il 1612, la più famosa di Artemisa, leggasi il quadro “Giuditta che decapita Oloferne”, straordinaria realizzazione che si può ammirare in Italia, essendo conservata presso il Museo nazionale di Capodimonte a Napoli. Secondo molti il quadro rappresenta di fatto una sorta di espressione della vita della stessa Gentileschi, che proprio in quel periodo venne stuprata dal suo maestro di prospettiva Agostini Tassi, a cui l’aveva indirizzata il padre Orazio. Nel quadro maestoso si vedono due donne nell’atto di tagliare la testa di Oloferne con un pugnale, e chissà che la stessa Artemisa non abbia rappresentato su tela ciò che avrebbe voluto fare al suo violentatore… (aggiornamento di Davide Giancristofaro)

ARTEMISIA GENTILESCHI, ALLIEVA DI CARAVAGGIO E PRIMA DONNA DELL’ACCADEMIA DI FIRENZE

Google celebra oggi con uno speciale Doodle la pittrice italiana nata a Roma, Artemisia Gentileschi, fra le massime espressioni della scuola di Caravaggio. Durante un’intervista datata 2019, Vittorio Sgarbi, noto critico d’arte, aveva spiegato: «Le prossime mostre? Dante, nel 2021. Ci potrebbe essere un Canova nel 2022. Soprattutto vorrei dedicare uno spettacolo ad Artemisia Gentileschi e uno agli ‘invisibilì, maestri come l’Ortolano o Saturnino, bravissimi ma sconosciuti». Ci aveva pensato già alla National Gallery di Londra, che aveva indetto una mostra dedicata proprio alla grande Gentileschi per il 4 aprile di quest’anno. Peccato però che il coronavirus abbia obbligato ad annullare il grande evento, così come aveva spiegato Gabriele Finaldi, il direttore della galleria londinese. Quella in programma a inizio aprile sarebbe stata la prima grande monografica a lei dedicata nel Regno Unito, con ben 30 opere dei quarant’anni di carriera della stessa, in cui riuscì ad entrare (prima donna in assoluto), presso la prestigiosa Accademia degli artisti di Firenze. (aggiornamento di Davide Giancristofaro)

ARTEMISIA GENTILESCHI, LA DONNA IN CUI BRUCIAVA L’ANIMA DI CARAVAGGIO

Artemisia Gentileschi è protagonista del Doodle di oggi, Google festeggia infatti il 427° compleanno della pittrice italiana. Artemisia Gentileschi è nota soprattutto per le sue rappresentazioni di potenti eroine, molte delle quali sembrano riflettere i pregiudizi e le difficoltà che ha affrontato nella sua vita. Ai giorni nostri è considerata una delle più grandi artiste del periodo barocco. Artemisia Gentileschi nacque a Roma nel 1593. Suo padre era un pittore e formò la giovane Gentileschi nello stile potente e drammatico sviluppato dal maestro Caravaggio. A soli 17 anni, Artemisia Gentileschi realizzò una delle sue opere più famose, “Susanna e gli anziani” (datata 1610), che per molti anni fu erroneamente attribuita al padre. Artemisia fu costretta a sopportare prove durissime e fu vittima di un tragico crimine durante l’adolescenza, il padre portò il suo maestro d’arte in tribunale per averla stuprata e, sebbene fosse stato giudicato colpevole, la reputazione di Gentileschi fu ingiustamente macchiata nel processo. Gentileschi si è innalzata al di sopra di queste circostanze per ottenere un enorme successo in un campo tipicamente riservato agli uomini.

ARTEMISIA GENTILESCHI, LA DRAMMATICA VICENDA PROCESSUALE

Particolarmente drammatica fu la testimonianza di Artemisia al processo, così come è stata tramandata, in cui raccontò la violenza subita dal maestro Agostino Tassi: “Serrò la camera a chiave e dopo serrata mi buttò su la sponda del letto dandomi con una mano sul petto, mi mise un ginocchio fra le cosce ch’io non potessi serrarle et alzatomi li panni, che ci fece grandissima fatiga per alzarmeli, mi mise una mano con un fazzoletto alla gola et alla bocca acciò non gridassi e le mani quali prima mi teneva con l’altra mano mi le lasciò, havendo esso prima messo tutti doi li ginocchi tra le mie gambe et appuntendomi il membro alla natura cominciò a spingere e lo mise dentro. E li sgraffignai il viso e li strappai li capelli et avanti che lo mettesse dentro anco gli detti una stretta al membro che gli ne levai anco un pezzo di carne“. Nonostante Tassi avesse proposto il matrimonio riparatore, Artemisia Gentileschi fu in grado di sostenere la vicenda processuale, durissima da sopportare per una donna dell’epoca, e andare poi avanti con la sua brillante carriera.

ARTEMISIA GENTILESCHI CELEBRATA DAI CRITICI D’ARTE

Tra i suoi numerosi successi, nel 1616, divenne la prima donna accettata alla stimata Accademia del Disegno di Firenze. Ricevette il patrocinio della celebre famiglia Medici e strinse persino un’amicizia con il leggendario scienziato Galileo. Dopo secoli di relativa oscurità in cui la sterminata opera artistica di Artemisia ha rischiato di finire nel dimenticatoio, i dipinti di Artemisia Gentileschi sono oggi celebrati in tutto il mondo, e un piatto ornato riposa in suo onore come parte dell’opera iconica di Judy Chicago “The Dinner Party” (1979). Judith Walker Mann ha spiegato che “Oggi basta fare il nome di Artemisia Gentileschi per evocare una pittura drammatica, popolata di energiche figure femminili rappresentate in modo diretto e intransigente, e che si rapporta e si integra con gli eventi della vita dell’artista.” Il critico e storico dell’arte Roberto Longhi ha definito Artemisia Gentileschi: “L’unica donna in Italia che abbia mai saputo che cosa sia pittura, e colore, e impasto, e simili essenzialità. Nulla in lei della peinture de femme che è così evidente nel collegio delle sorelle Anguissola, in Lavinia Fontana, in Madonna Galizia Fede, eccetera.”

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